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Giovedì 16 luglio 2026 - Numero 435

Ristorante Universale, una nuova melodia che fa rifiorire il Giardino

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Giorgio Gaber, Don Backy, Mina, Al Bano. Uno dietro l’altro, in concerto con le loro più celebri canzoni a movimentare l’estate lavagnese del 1968. Dove? Al Giardino Universale, storico locale del Tigullio, palcoscenico dei più grandi della musica italiana. Non solo melodie, perché spesso il palco lasciava spazio alla passerella e a tante belle ragazze in lizza per la fascia di miss Cinema o miss Lavagna. E poi tante serate a tema, feste in maschera, qualche mugugno dagli orti vicini che i decibel provavano a spegnerli con il lancio di pomodori, antenato del moderno gavettone.

Ricordi di un passato che oggi sembra preistoria, impressi in un manifesto incorniciato sotto vetro che qui, all’interno del ristorante Universale, tutti si fermano a contemplare. Ivano Fossati cinque mesi fa ha strabuzzato gli occhi, preso il cellulare e scritto alla ‘tigre di Cremona’; lei ha risposto in un amen: “Quanti ricordi! Mi hai fatto tornare giovane”. Ettore Purro lo racconta, mentre fa scivolare tra le dita foto in bianco e nero: c’è Mina ma anche altri big come Lucio Dalla, Pippo Baudo, Little Tony.
Purro, chiavarese, è il titolare di questo gioiellino incastonato sotto i portici di via Dante, affacciato sull’imponente basilica di Santo Stefano. Si è innamorato di quel periodo ruggente? Assolutamente no, ha appena 31 anni e quando è nato, il ‘Giardino’ aveva già smesso di far ballare; viveva solo con eventi sporadici e senza i nomi che lo avevano reso famoso in tutta Italia. Dopo 38 anni lo ha riaperto in pianta stabile nel maggio del 2018 convinto da un conoscente. Entusiasmo fin dal primo passo: “All’inaugurazione era stracolmo, non avevi la possibilità di muoverti”.

 

Sono serviti mesi di lavoro per rimettere in sesto un’attività “nella quale – racconta – non c’erano neppure le finestre”. Professione bartender, volto noto dei più importanti locali e discoteche della zona, dal Covo di Nord Est al Sabot, dal Mako alla Piscina dei Castelli. Adesso, però, dietro il bancone non fa Long Island, ma porta avanti questo ristorante tornato a splendere come una volta, con quegli elementi che lo rendono unico nel suo genere tirati a lucido. Come il doppio arco che aveva lo scopo di suddividere due abitazioni lasciando lo spazio in mezzo per quella che era, allora, la via Aurelia. Oppure il secondo trave portante presente nella stanza centrale, ricavato dall’albero di un leudo ligure. E poi il pozzo, venuto alla luce durante i lavori.

Rita e Luisa, 52 e 70 anni, sono le cuoche. Tra i fornelli si segue la stagionalità, con un occhio di riguardo per il pesce fresco del mar Ligure. Cavalli di battaglia? “Pappardelle con i totanetti e scampi all’universale. Menzione a parte per un dolce, la schiacciata di mele: Luisa è l’inventrice di questa prelibatezza, serviamo la ricetta originale”.

Cinque gradini da salire e si spalancano le porte del Giardino: in estate è tornato ad ospitare musica dal vivo, con Angelo Minoli, l’antipasto di un menu che dalla prossima stagione potrebbe essere più ricco. “Piano piano stiamo crescendo, sentire gli apprezzamenti della gente, magari mentre bevo un caffè al bar in incognito, fa davvero piacere”. A proposito, all’Universale il caffè viene servito ancora con la moka, proprio come si faceva una volta. Il sapore del passato per dare più gusto al futuro.

DANIELE RONCAGLIOLO

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