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Giovedì, 8 giugno 2023 - Numero 273

L’ennesima battaglia per non perdere autonomia è sul fronte dei rifiuti. I consiglieri regionali del Tigullio chiamati a far sentire la propria voce (e le ragioni del territorio)

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di ALBERTO BRUZZONE

In nessuna regione italiana c’è una gestione centralistica dei rifiuti, del loro smaltimento e del loro eventuale riciclo. Basterebbe questo a far capire quanto sia ‘strano’ ciò che sta accadendo in Liguria, dove si sta andando, invece, verso un affido generale, con la costituzione della nuova Agenzia Regionale per i Rifiuti, e con l’incarico ad Amiu di occuparsi di tutta la raccolta relativamente ai comuni della Città Metropolitana, con l’annullamento delle singole specificità, dei singoli incarichi, del virtuosismo che diverse amministrazioni hanno saputo raggiungere, proprio perché conoscono il loro territorio.

Ma che senso ha che il Comune di Cogoleto, che ha le sue caratteristiche, abbia lo stesso gestore del Comune di Genova, di quello di Masone e di quelli di Santo Stefano d’Aveto e di Sestri Levante, tanto per fare degli esempi? Se da una parte c’è il porta a porta, dall’altra ci sono i cassonetti, dall’altra ancora i bidoni si aprono con la tessera sanitaria, dall’altra ancora c’è differenziazione tra residenti e non residenti. Finirà tutto in un unico calderone? Come ci si comporterà?

Sono tante le preoccupazioni che vengono espresse dai sindaci del Levante genovese. L’allarme sul gestore unico dei rifiuti, Amiu per la precisione (che gestisce principalmente il Comune di Genova, con risultati saldamente al di sotto degli standard europei), risale allo scorso anno, ma è tornato a essere vivo in concomitanza con la discussione in Regione di quel disegno di legge che prevede l’istituzione della nuova Agenzia Regionale per i Rifiuti.

Martedì scorso gli amministratori dei comuni direttamente coinvolti si sono visti a Palazzo Bianco, a Chiavari, per fare il punto della situazione e provare a contrastare o quanto meno a migliorare il disegno di legge regionale numero 108 del 1° febbraio 2022. Erano presenti per Chiavari, il vicesindaco facente funzioni di sindaco Silvia Stanig e il presidente del Consiglio Comunale Antonio Segalerba; per Portofino in collegamento telefonico il sindaco Matteo Viacava; per Santa Margherita il sindaco Paolo Donadoni; per Rapallo il presidente del Consiglio Comunale Mentore Campodonico; per Lavagna il sindaco Gian Alberto Mangiante e l’assessore Luca Sanguineti; per Zoagli l’assessore Cesare Macciò; per Moneglia il consigliere Mattia Botto; per Castiglione Chiavarese il sindaco Giovanni Collorado; per Sestri Levante il sindaco Valentina Ghio e per Casarza Ligure l’assessore Maurizio Miglietta.

“Dalla riunione – si legge nel comunicato congiunto – è emersa una condivisa preoccupazione per le funzioni attribuite alla costituenda Agenzia Regionale Ligure per i Rifiuti e per il ruolo meramente propositivo e consultivo riservato ai comuni. È, quindi, intenzione degli amministratori portare la questione all’attenzione dei consiglieri regionali del territorio per avviare un confronto costruttivo, oltre che nei rispettivi consigli comunali”.

Già lo scorso anno i comuni del Levante avevano detto no al gestore unico, attraverso atti ufficiali: “Il percorso sarà adesso lo stesso – afferma la sindaco di Sestri Levante, Valentina Ghio – I singoli consigli comunali approveranno un ordine del giorno per dire no all’Agenzia Regionale per i Rifiuti. Esprimiamo perplessità sui sovraccosti per i cittadini e anche perché temiamo di perdere autonomia decisionale sulla gestione”.

Per questo il sindaco di Casarza, Giovanni Stagnaro, torna a ripetere: “Noi chiediamo che, se proprio gestore unico dovrà essere, almeno vengano creati degli ambiti territoriali di competenza, di modo che ognuno di noi possa conservare la propria autonomia dal punto di vista decisionale, perché le zone sono troppo differenti l’una dall’altra e non si può ragionare allo stesso modo per tutti i comuni”.

Anche Gian Alberto Mangiante, sindaco di Lavagna, si unisce al fronte: “Siamo uniti sul fatto che la gestione dei rifiuti rimanga ai singoli comuni, che conoscono meglio i vari territori”. E pure Chiavari assume una posizione chiara e allineata rispetto alla vertenza.

In Regione, i sindaci cercheranno la sponda dei consiglieri del territorio. Il Levante, come detto più volte, non è mai stato così ampiamente rappresentato: ci sono Claudio Muzio per Forza Italia, Giovanni Boitano per Cambiamo, Fabio Tosi per il Movimento 5 Stelle, Sandro Garibaldi per la Lega, Domenico Cianci per Cambiamo e Luca Garibaldi per il Partito Democratico.

Proprio quest’ultimo evidenzia: “Il disegno di legge sulla riforma della gestione dei rifiuti va ritirato rapidamente e riscritto daccapo, coinvolgendo i territori e non spogliandoli dal ruolo di gestione del servizio. È insensato che sia una superstruttura regionale a definire nel dettaglio il servizio, gli affidamenti, senza nessun protagonismo dei territori e dei comuni. È inaccettabile la proposta di una nuova agenzia, ‘l’Alisa dei rifiuti’, i cui costi di gestione sono riversati sulle tariffe Tari dei cittadini liguri: una prospettiva inaccettabile, caricare le famiglie e le imprese di almeno tre milioni di euro di nuove tasse”.

E Davide Natale, vice presidente della Commissione Ambiente e Territorio, sempre del Pd, aggiunge: “La Giunta regionale con questo disegno di legge centralizza la gestione del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, e lo fa istituendo una nuova agenzia alla Regione, i cui costi aggiuntivi li dovranno pagare i cittadini, e facendo venire meno il ruolo dei territori. Già all’articolo 2 della legge viene individuato l’ambito regionale unico che corrisponde all’intero territorio regionale, togliendo, rispetto alla normativa precedente, la previsione della suddivisione in aree territoriali omogenee, le quali erano, attraverso l’autorità d’ambito, competenti a realizzare i servizi di raccolta e trasporto rifiuti differenziati e indifferenziati”.

Nei prossimi giorni è previsto un incontro tra i sindaci e i consiglieri regionali della zona. Intanto, andranno in votazione i rispettivi ordini del giorno. È l’ennesima battaglia per non perdere autonomia. Ormai questa è l’abitudine, purtroppo.

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