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Giovedì 3 settembre 2026 - Numero 442

Riduzione della mobilità passiva, abbattimento delle liste d’attesa, centralità del paziente: pronto il Piano sociosanitario ligure sino al 2030

Il documento, elaborato dall’assessorato alla Sanità, arriverà entro breve al vaglio della Giunta Regionale, per poi passare all’esame della relativa Commissione e, in ultimo, alla votazione da parte del Consiglio Regionale
La sede della Regione Liguria in piazza De Ferrari
La sede della Regione Liguria in piazza De Ferrari
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di ALBERTO BRUZZONE

Centralità piena del cittadino e del suo percorso di vita, abbattimento delle liste d’attesa grazie a una migliore definizione delle prescrizioni, forte riduzione della mobilità passiva con il potenziamento degli hub oncologici. E ancora: funzionamento a pieno regime delle Case di comunità, abbattimento delle barriere territoriali anche grazie a una implementazione della telemedicina e la creazione di un Dipartimento di Prevenzione Regionale che possa presidiare in maniera trasversale tutti i percorsi di cura. 

Sono alcuni tra i punti principali del Piano sociosanitario integrato regionale Liguria 2026-2030 che è stato elaborato dall’Assessorato alla Sanità, Politiche socio sanitarie, sociali e terzo settore della Regione Liguria e che arriverà entro breve al vaglio della Giunta Regionale, per poi passare all’esame della relativa Commissione e, in ultimo, alla votazione da parte del Consiglio Regionale

Si tratta di un documento di duecento pagine che illustra, per filo e per segno e con precisione, come dovrà essere la sanità ligure nei prossimi cinque anni e quali obiettivi saranno raggiunti se tutte le prescrizioni presenti saranno osservate e messe in atto. Le duecento pagine sono il risultato di un lungo lavoro di confronto che la Regione ha portato avanti nei mesi scorsi con il Dipartimento Interaziendale Regionale di Epidemiologia, Sanità Pubblica e Analisi dei Dati Sanitari della Liguria ma anche con i primari, con Anci (l’Associazione dei Comuni Italiani), con i medici di medicina generale e con l’Ordine dei medici, per un totale di otto incontri e di 660 professionisti coinvolti.

A dare linfa a questo lavoro, anche trecento schede di suggerimenti suggerite dagli addetti ai lavori, il tutto con l’obiettivo di arrivare a un testo che potesse partire da chi nella sanità opera tutti i giorni e a più livelli. 

Nelle premesse, il Piano sociosanitario per i prossimi cinque anni si presenta come “un percorso di vita del cittadino ligure”. È costruito su quattro parti. Anzitutto, si fissa il quadro demografico, normativo e istituzionale. Poi, si definiscono le strategie quinquennali, gli obiettivi di salute e di benessere sociale e i risultati attesi. Sono cinque, e sono descritti ampiamente nella terza parte, i percorsi di cura dedicati al cittadino: dall’emergenza alla continuità; il percorso del paziente cronico; salute mentale, dipendenze e fragilità psicosociale; le reti cliniche specialistiche; crescere e invecchiare in salute, tra prevenzione, famiglia e comunità. 

Da ultimi, ma non certo in ordine di importanza, i fattori abilitanti, cioè le condizioni strutturali e organizzative senza cui i percorsi di salute e di cura “resterebbero dichiarazioni di intenti”. Tra i fattori abilitanti, il Piano individua l’integrazione sociosanitaria (dal momento, si osserva, che la precedente e rigida distinzione tra sanitario e sociale ha prodotto decenni di duplicazioni, liste d’attesa e quelli che vengono definiti “silos istituzionali”), ma anche la rete dei setting assistenziali, la digitalizzazione, le risorse umane, la governance, il monitoraggio e la sostenibilità finanziaria. 

I tecnici della Regione hanno immaginato, per ottimizzare tutto il processo, la creazione di un Dipartimento di Prevenzione Regionale, che possa presidiare ogni percorso di cura, dalle vaccinazioni agli screening oncologici, la sorveglianza epidemiologica, la prevenzione delle dipendenze, la promozione della salute nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Una parte è dedicata ai risultati attesi per il 2030: la continuità delle cure grazie a un team multidisciplinare per le dimissioni complesse presente in ogni presidio ospedaliero; la prossimità, con la piena operatività sia delle Case di Comunità che delle centrali operative territoriali, gli infermieri di famiglia e di comunità; l’integrazione sociosanitaria con convenzioni operative tra Ats e tutti i comuni liguri; la prevenzione della popolazione con i programmi di screening oncologico e le campagne vaccinali; la salute mentale e le dipendenze, con – ad esempio – i tempi di attesa ridotti a meno di trenta giorni per la prima visita psichiatrica; la digitalizzazione, con il fascicolo sanitario elettronico alimentato per almeno l’85% dei liguri; la riduzione della mobilità passiva, ottenuta anche con la certificazione delle reti oncologiche secondo gli standard nazionali ed europei. “Un piano per la persona, un patto per la comunità”: così è sintetizzato il lavoro, intorno alla persona e al suo percorso di vita, e non intorno alle strutture. Ora la parola spetta alle aule consiliari.

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