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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Referendum, parla il giornalista Ermes Antonucci: “Ecco come smonto tutte le ‘balle’ diffuse dai comitati del no”

“Attorno al referendum girano un sacco di bufale, ognuno poi la può pensare come vuole, può essere favorevole o contrario, l’importante però è confrontarsi sulla base di informazioni corrette”
Il referendum sulla giustizia in programma i prossimi 22 e 23 marzo
Il referendum sulla giustizia in programma i prossimi 22 e 23 marzo
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di ALBERTO BRUZZONE

Prosegue anche in questo numero la serie di servizi e interventi che ‘Piazza Levante’ sta dedicando al tema del prossimo referendum sulla giustizia, che è fissato per il 22 e 23 marzo prossimi. Dopo il parere e le riflessioni di Fabiana Cilio, avvocatessa genovese e presidente della Camera Penale della Liguria, è la volta di Ermes Antonucci, giornalista de ‘Il Foglio’ e specializzato in cronaca giudiziaria. 

Antonucci è uno dei cronisti più attivi sul tema del prossimo referendum, a sostegno delle posizioni del sì. E, parimenti, anche impegnato a smontare una certa narrazione non esatta, a suo dire, da parte dei comitati promotori del no. “Balle clamorose”, come le definisce sui social, per poi ampliare i suoi concetti anche sulla carta stampata. “I comitati del no al referendum sulla giustizia della primavera 2026 stanno inondando il dibattito pubblico di balle clamorose”. 

Secondo Antonucci, “la prima balla è la più gettonata, la più diffusa. La riforma riduce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e pone addirittura il pubblico ministero sotto il controllo del potere politico. È una bufala clamorosa che non trova riscontro nel testo della riforma. Oggi l’articolo 104 della Costituzione stabilisce che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Se la riforma verrà approvata dai cittadini al referendum, il nuovo articolo 104 stabilirà che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è costituito da magistrati della carriera giudicante e da magistrati della carriera requirente, cioè da pubblici ministeri e da giudici con carriere separate. Quando questo viene fatto notare c’è chi dice che la riforma pone il rischio che in futuro il governo sottoporrà la magistratura al potere politico. Si tratta di uno scenario teorico, immaginifico, come abbiamo visto: infatti occorrerebbe in una nuova legislatura che una nuova maggioranza proponesse una nuova proposta di riforma della Costituzione che prevedesse questo, che questa riforma venisse discussa due anni in Parlamento, che venisse approvata con le maggioranze richieste dalla Costituzione e poi con un eventuale referendum”.

Si tratta quindi, secondo Antonucci, di uno scenario ipotetico che non è previsto dall’attuale riforma. “La seconda grande balla è legata alla prima. C’è chi dice che il vero obiettivo del governo sia quello di porre la magistratura sotto il controllo della politica: è dimostrato dal fatto che oggi la separazione delle carriere già esiste, perché ogni anno pochissimi magistrati cambiano le funzioni da pm a giudici e viceversa. A parte che se la separazione delle carriere già esistesse, non servirebbe una riforma costituzionale, ma si fa una grandissima confusione tra separazione delle carriere e separazione delle funzioni. È vero che oggi, grazie a una riforma, è molto rara la possibilità di fare un passaggio di funzioni da pm a giudice o da giudice a pm, ma questo non ha nulla a che vedere con la separazione delle carriere”.

Separare le carriere significa “rendere il giudice pienamente autonomo e terzo rispetto alle parti del processo. Come? Facendo sì che tutte le decisioni che riguardano la sua carriera, quindi le valutazioni di professionalità, le promozioni, i trasferimenti, vengono adottate da un organismo, il Consiglio Superiore della Magistratura, in cui non siedono giudici e pubblici ministeri insieme, come accade oggi, ma soltanto giudici, per quanto riguarda i giudici, e soltanto i pubblici ministeri per il pm, con due Csm diversi. Pensate se la carriera degli arbitri di calcio fosse disciplinata e regolata da un organismo in cui siedono non solo rappresentanti degli arbitri, ma anche rappresentanti delle scuole di calcio. Ecco, questo è quello che avviene oggi”. 

La terza ‘balla’ è legata sempre a questo argomento. “Si sostiene che sia stato lo stesso ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a dire a Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, che approvare la riforma conviene anche alla sinistra, quindi intendendo dire che questa pone la magistratura sotto il controllo della politica dei partiti, ma non è così. Si tratta di un passaggio di un’intervista che è stato completamente travisato dal contesto in cui è stato detto. Nordio dice: ‘Il governo Prodi cadde perché Mastella, mio predecessore, fu indagato per accuse poi rivelatesi infondate. Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro nel momento in cui andassero al governo’. Per il ministro Nordio, la riforma rafforzando l’autonomia della terzietà del giudice diminuirà i casi di errori giudiziari, di ingiusta detenzione. Casi ingiusti come quello che riguardò appunto il ministro Mastella, che addirittura fu costretto a dimettersi da ministro della Giustizia per accuse che poi si sono rivelate infondate, che contribuirono a far cadere il governo Prodi di centrosinistra. È per questo motivo che si rivolge a Schlein e dice che la riforma potrebbe giovare anche a loro nel momento in cui andassero al governo, ma riferendosi a un fatto storico concreto, che è il caso Mastella”.

Quarta ‘balla’, si sostiene che la riforma non serve perché oggi circa il 50% degli imputati viene assolto al termine dei processi. “A parte – osserva Antonucci – che bisognerebbe porsi qualche riflessione su questo dato, cioè su come mai sia possibile che un imputato su due venga assolto a termine di un processo che magari è durato a distanza di anni dalle indagini che intanto hanno distrutto carriere, reputazioni, famiglie, vite private. Ma la questione è un’altra, cioè innanzitutto non si capisce perché questo dovrebbe essere un argomento contro la riforma. Se il tasso di assoluzioni dovesse salire in virtù della riforma, dovremmo tutti rallegrarci. Significherebbe che più persone innocenti sono state assolte e non ingiustamente condannate. Ma ciò che questo dato non affronta è quello che accade durante le indagini preliminari dove i giudici delle indagini preliminari, i gip, tendono a essere appiattiti alle tesi dei pm, a quindi raccogliere qualsiasi richiesta dei pm che poi sono quelle più invasive nei confronti delle libertà delle persone, quindi nelle realizzazioni di intercettazioni, se non addirittura le decisioni di misure cautelari come arresti domiciliari e carceri”.

Recenti statistiche fornite dal Ministero della Giustizia dimostrano come le richieste che riguardano le intercettazioni e la proroga delle indagini da parte dei pm vengono assolte con un tasso di oltre il 90% da parte dei gip. Non ci sono dati per quanto riguarda il tasso di accoglimento delle richieste di arresto da parte dei pm, “ma è la cronaca a consegnarci una statistica piuttosto imbarazzante, basti pensare ai sei arresti recenti per il caso sull’urbanistica di Milano, sei arresti che sono stati richiesti dalla procura, accolti dal gip di Milano e poi poche settimane dopo tutti annullati dal Tribunale del Riesame di Milano’. 

Un’altra ‘balla’ riguarda l’introduzione del sorteggio come metodo di elezione dei componenti dei Consigli Superiori della Magistratura, perché saranno due: “Si sostiene che questo strumento delegittima la categoria dei magistrati, in realtà il sorteggio è usato come strumento in tanti casi, basti pensare addirittura al Tribunale dei Ministri che viene appunto sorteggiato ed ha il compito di giudicare le condotte degli esponenti del governo, ma soprattutto ci si dimentica quello che è il vero obiettivo di questo strumento, cioè quello di rompere il rapporto degenerato tra le correnti dell’Anm e i rappresentanti al Csm, quindi rompere, eliminare il condizionamento delle correnti sia nella fase dell’elezione dei componenti del Csm sia nell’attività poi dei consiglieri del Csm che vengono eletti grazie ai voti delle correnti, degenerazioni che sono emerse chiaramente anche se erano ben note con lo scandalo Palamara. Peraltro piccola notizia divertente, nel 2022 l’Anm tenne un referendum interno in cui il 40 per cento dei votanti si dichiarò a favore dell’introduzione del sorteggio per il Csm”.

L’ultima ‘balla’ è quella secondo cui si tratta di una riforma di destra: “Non è così, la separazione delle carriere venne proposta da autorevolissimi esponenti di sinistra già ai tempi dell’Assemblea Costituente: nel 1988 fu Giuliano Vassalli, uno dei padri del nuovo codice accusatorio, a proporla; venne poi proposta da autorevolissimi esponenti del Pds alla bicamerale, è stata proposta nel 2019 da Maurizio Martina che correva per la segreteria del Pd e questa mozione Martina venne firmata da altri dirigenti del Partito Democratico, tra cui Debora Seracchiani che oggi ricopre il ruolo di responsabile giustizia del Pd ed è una proposta oggi condivisa da tanti cofondatori del Pd, come Cesare SalviGiovanni PellegrinoEnrico MorandoGoffredo Bettini. Infine non è neanche vero che tutta la magistratura è contro la riforma: ci sono tantissimi magistrati che si sono esposti pubblicamente a favore della riforma costituzionale, il procuratore di Parma, il procuratore di Lecce, il procuratore di Varese, Luigi Salvato che fino a pochi mesi fa ha svolto l’incarico di procuratore generale della Cassazione, cioè l’incarico più alto tra i pubblici ministeri italiani”. 

Insomma, conclude Antonucci, “attorno al referendum girano un sacco di bufale, ognuno poi la può pensare come vuole, può essere favorevole o contrario, l’importante però è confrontarsi sulla base di informazioni corrette”.

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