di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *
Dopo aver riflettuto, la settimana scorsa, sulla chiusura del Teatro Cantero è assolutamente necessario riportare l’attenzione sullo straordinario palazzo dell’ex Tribunale, edificio chiuso a seguito del decreto del settembre 2012, che riorganizzava i circondari giudiziari e li accorpava in Genova dal settembre del 2013.
La storia di questo edificio è una delle più interessanti per raccontare Chiavari dal XV secolo ai giorni nostri. Si tratta di un luogo istituzionale più volte ristrutturato e infine destinato a tribunale a seguito di norme dettate nel 1826. Il Piano d’Abbellimento della Città indicava come necessaria una ristrutturazione per accogliere gli uffici giudiziari, una delle istituzioni previste per Chiavari nel suo nuovo ruolo di città sede del governo del territorio.
I progetti, conservati all’Archivio nazionale di Parigi e nelle carte dell’attuale municipio, ci illustrano le diverse proposte degli architetti Partini, Sandri e Pontremoli incaricati della progettazione. Dopo varie discussioni e non poche polemiche prevalse il disegno architettonico del Partini, con un impianto che cancella totalmente l’antica architettura tipicamente genovese dell’edificio e propone un edificio in stile “fiorentino”. I lavori terminarono nel 1882 con l’apertura del Tribunale.
L’edificio operò in questa funzione giudiziaria sino al 1923, quando con decreto n. 601 del 24 marzo si stabilì la soppressione del Tribunale di Chiavari ed il complesso venne destinato ad accogliere la Casa Littoria, l’organizzazione del Partito Nazionale Fascista.
L’11 giugno del 1937 si attiva una prima proposta per la riapertura del Tribunale, con un documento inviato dal Comune al Ministro di Grazia e Giustizia: la richiesta non otterrà esito alcuno. Per la riapertura si dovranno attendere le vicende successive al 25 aprile del 1945, quando la necessità di processare i criminali fascisti riporta il tribunale in città, con l’apertura di una sede distaccata da Genova della Corte d’Assise Straordinaria.
Sin dal 15 settembre del 1945 il Sindaco Enrico Colombo Sannazzari, nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale, inviava al Ministro competente una nota per il ripristino del Tribunale a Chiavari. Il documento venne approvato, in tal modo il corso della Giustizia poteva riprendere negli uffici di Chiavari che tornavano operativi nella storica sede della Cittadella.
Questo il sunto sintetico che ci porta alla chiusura del 2013, con l’edificio oggi in disuso da ben 13 anni: un lasso di tempo che ha visto il formularsi di diverse ipotesi, ma nessuna capace di trovare l’attenzione degli attuali amministratori e far quindi programmare la riapertura.
Basterebbe pensare alla posizione dell’edificio, nel perfetto baricentro del nucleo storico di Chiavari, alla sua valenza architettonica, al suo impianto interno monumentale, con corridoi anulari e stanze che si aprono lungo il perimetro: tutti aspetti che ne indicano la precisa vocazione a diventare un luogo d’eventi culturali per l’intero Tigullio. Proprio quest’ultimo concetto, quello dell’intero Tigullio, deve essere la nuova traccia per il futuro. Occorre trovare la capacità di promuovere l’offerta culturale in un territorio di valenza internazionale, da Portofino alle Cinque Terre, senza trascurare l’entroterra Appenninico.
In questa visione il Palazzo della Cittadella troverebbe un riuso capace di generare una potente calamita attrattiva: per fare l’ennesimo esempio, un ‘Palazzo Ducale’ del Tigullio.
In tanti mi hanno chiesto se l’edificio potrebbe reggere tale compito. A tutti rispondo che avevamo creato un evento per discuterne; invitammo Luca Borzani, già presidente della Fondazione Palazzo Ducale, per riflettere e provare a proporre ufficialmente l’idea. Fu presentata un’apposita mozione in consiglio comunale: “Recupero e valorizzazione del Palazzo della Cittadella. Un‘ipotesi espositivo-promozionale per il territorio del Tigullio”; il documento fu votato, ma senza nessuno sviluppo successivo. Poi si sono susseguite solo ipotesi, ricerche di finanziamenti, ma nessuna progettualità ben definita. A tredici anni dalla chiusura e con il trasloco dell’Archivio dalla torre ai locali ex Procura, tutto appare in anestesia totale.
Si era anche parlato di portare in quegli spazi il museo archeologico, ma nulla si è concretizzato. E qui aggiungo un sonoro ‘per fortuna!’: il museo archeologico attende dagli anni Sessanta di rivedere interamente rimontata e riqualificata la Necropoli dell’Età del Ferro di Chiavari, uno dei più importanti monumenti dell’intero continente europeo. Basti pensare che l’anno in cui Genova fu Capitale Europea della Cultura (correva il 2004) si tenne una grande esposizione sul ruolo del “Popolo Ligure” nel continente. L’esposizione di parte dei recinti funerari di Chiavari risultò determinante per il successo culturale di tale manifestazione. La necropoli, basta rileggere i rapporti di Nino Lamboglia, l’archeologo che diresse lo scavo chiavarese, richiede uno spazio ben diverso: un’area che permetta, finalmente in modo definitivo, il totale rimontaggio e qualificazione delle tombe e dei corredi funebri, e qui desidero rammentare che si tratta di quarantasette recinti e di centoventisei tombe.
Il Palazzo della Cittadella deve essere gestito in modo moderno e interdisciplinare, attrezzato per accogliere eventi diversi e non sacrificato per un uso unico esclusivo, assolutamente riduttivo per il ruolo che potrebbe assumere con altra destinazione. L’edificio ha caratteristiche architettoniche di pregio, e potrebbe competere con qualsiasi grande città o capitale europea; e oggi le più moderne destinazioni culturali internazionali scelgono l’interdisciplinarietà, si rivolgono a curatori capaci di sintetizzare diversi linguaggi espressivi, dalla pittura alla scultura, dai video alle più avanzate scelte digitali, per raggiungere pubblici vastissimi e internazionali.
Sarebbe molto utile creare una nuova e inedita proposta per l’utilizzo del palazzo, dare vita ad un dibattito nell’intera città, con un confronto che sappia trarre il meglio per i destini di un edificio strategico per la futura crescita di Chiavari e dell’intero Tigullio.
Il nostro Centro Storico è davvero un fenomeno di grande valore. I suoi portici, i palazzi, l’offerta commerciale; pensare che il nuovo cuore pulsante potrebbe essere la Cittadella gli darebbe una sferzata potentissima. Le Città del futuro saranno quelle capaci d’uscire dalle visioni piccole, provincialistiche, della paura del nuovo e dell’inedito. Farà strada invece chi è senza timore, in grado di guardare lontano e di utilizzare la cultura come investimento strategico per tutto il territorio, il Tigullio.
Mentre ragioniamo giunge la notizia di gravi problemi statici all’edificio e, invece di progettare e ricercare fondi, si cerca un soggetto che possa affrontare il da farsi, e le spese. La proposta dell’Università non può essere “la ruota di scorta all’emergenza”. Anche con queste gravi previsioni è necessario progettare il meglio per Chiavari.
(* storico e studioso delle tradizioni locali)