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Giovedì 16 luglio 2026 - Numero 435

Elezioni amministrative, prima di parlare di liste e candidati facciamoci una domanda: quale Chiavari vogliamo?

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di ANTONIO GOZZI

Le elezioni amministrative si avvicinano, il 12 giugno prossimo si vota a Chiavari per il Sindaco e per il Consiglio Comunale.

Prima di parlare di schieramenti e di candidature, io vorrei soffermarmi su alcune questioni di fondo che riguardano il futuro della città.

Una in particolare, che mi pongo come interrogativo, mi pare possa riassumerle tutte: Chiavari può ancora aspirare ad essere, o a ritornare ad essere, il capoluogo del Tigullio, la città guida di questo territorio che ha una sua identità precisa e che aspira ad una sua autonomia dalla metropoli genovese?

Dall’inizio dell’800, e cioè da quando i francesi resero la nostra città capoluogo del Département des Apennins, Chiavari è stata, per funzioni direttive, economia, istituzioni culturali e formative il centro propulsore di un territorio vasto sia costiero che dell’entroterra che guardava alla nostra cittadina come ‘la città’.

Questo primato si è consolidato nel tempo e il ruolo di Chiavari si è via via potenziato acquisendo, specie nella seconda metà del secolo scorso, funzioni pregiate, crescita economica e sviluppo, in un misto di attività pubbliche e private capace di innescare un circolo virtuoso che si è protratto per decenni.

Gli esempi sono innumerevoli. Accanto a un tessuto economico fatto di attività commerciali di rilievo, di artigianato qualificato, di banche e di altre attività di servizio si sono consolidati servizi pubblici di rango elevato: il Tribunale, l’Agenzia delle Entrate, gli uffici comprensoriali dell’Inps, dell’Enel e del ministero del lavoro, gli uffici direzionali della Tigullio Pubblici Trasporti, e scuole di ogni ordine e grado che hanno fatto di Chiavari il centro di istruzione e formazione di tutto il Tigullio.

La Curia Vescovile, il Seminario e l’unico teatro di tutta la zona hanno suggellato per decenni questo primato.

Alla fine degli anni ’80 del secolo scorso si sfiorò l’istituzione della quinta Provincia della Liguria, e venne costruito un progetto, giunto praticamente alla fase operativa, di presenza a Chiavari di corsi universitari. Tale progetto fu arrogantemente e stupidamente cancellato senza una ragione dal Sindaco Agostino, che per principio rifiutava tutto quello che era stato realizzato dalle Amministrazioni precedenti.

È proprio in concomitanza con le amministrazioni di Agostino che inizia il declino della città, la quale si isola sempre più dagli altri comuni del Tigullio, rinuncia al suo ruolo di capofila, perde funzioni pregiate e declina economicamente: chiude il Tribunale, chiude l’Agenzia delle Entrate, chiude la Commissione Tributaria, chiude il Teatro, scompare la Tigullio pubblici Trasporti, scompare il centro direzionale dell’Enel, declinano le attività commerciali ed economiche in genere, che trovavano nella direzionalità un’opportunità di sostentamento e sviluppo.

Anche della funzione formativa e scolastica sembra importare poco se è vero, come è vero, che la situazione degli spazi, specie quelli delle medie e superiori, è drammatica e che il liceo principale della città, il glorioso Marconi-Delpino, si struttura (ma sarebbe meglio dire ‘è sparpagliato’) su 5 o 6 plessi differenti!

In generale il declino è accompagnato da una totale assenza di visione del futuro che si affianca ad un invecchiamento progressivo della popolazione e a una fuga dei giovani che, pure ben formati dalle nostre scuole, devono cercare lavoro lontano dalla città, in Italia come all’estero.

La domanda che ci siamo posti all’inizio allora non è retorica ma centrale per il nostro futuro: può Chiavari ritornare ad essere grande? Quali sono gli assi portanti per recuperare il ruolo centrale che si è via via perso nel tempo?

Sarà interessante comprendere come i vari candidati al ruolo di Sindaco risponderanno a questo interrogativo. Sempre che se lo pongano.

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