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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Perché il 25 Novembre è diventata la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: ecco la storia

Meno di 39 minuti passano tutti i giorni tra un femminicidio e l’altro. Per questo il 25 Novembre non può né deve mai essere una data a caso, né dev’essere solo una data sul calendario, ma una presa di consapevolezza collettiva
Il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite dove fu istituita la giornata del 25 novembre
Il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite dove fu istituita la giornata del 25 novembre
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di ALBERTO BRUZZONE

I numeri: 54, 134, 25, 11, 760. Questa storia comincia dai numeri e i numeri in questa storia sono fondamentali: in questa storia che è una formidabile presa di coscienza e un fondamentale atto di civiltà, da tramandare per ieri, per oggi, per domani e per sempre.

Tutto inizia a New York, al 760 di United Nations Plaza, dove esiste dal 1951 il cosiddetto Palazzo di Vetro, il quartier generale mondiale dell’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Qui, la mattina del 17 dicembre 1999, si riunisce la sezione numero 54 dell’assemblea, che al punto 109 dell’ordine del giorno deve discutere e approvare la risoluzione numero 54/134.

Fuori, quella mattina a Manhattan, è una bellissima giornata di sole. Dentro, la luce e la speranza le traccia un testo che, per la prima volta, istituisce la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, da celebrare il 25 Novembre di ogni anno.

Ecco perché i numeri sono importanti, in questa storia, perché ci stanno a dire che la strada intrapresa è ben precisa, che non ci sono né ci possono essere deviazioni, e che tutti, ma proprio tutti, dobbiamo marciare nella stessa direzione.

Senza se e senza ma.

Ci misero moltissimi anni, i paesi del mondo, a mettersi d’accordo su questo testo. L’Onu ricevette richieste su richieste, pressioni su pressioni e, alla fine, passò un documento ampiamente condiviso che rappresenta una pietra miliare, che verrà letto e riletto, studiato e ristudiato, atteso e riatteso e, si spera, sempre meno disatteso.

Sulla 54/134, votata al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York, c’è scritto nero su bianco, per la prima volta, che “la violenza sulle donne è un ostacolo sulla via dell’uguaglianza, dello sviluppo e della pace”.

C’è scritto, per la prima volta, che “la violenza contro le donne deriva da una lunga tradizione di rapporti di forza disuguali fra uomini e donne, situazione che conduce alla dominazione degli uomini sulle donne e alla discriminazione di queste ultime, impedendo loro di emanciparsi pienamente, e che la violenza è uno dei principali meccanismi sociali per mezzo dei quali le donne vengono mantenute in condizioni di inferiorità rispetto agli uomini”.

C’è scritto, per la prima volta, soprattutto che “l’espressione ‘violenza contro le donne’ designa ogni atto di violenza rivolto contro il sesso femminile, che arrechi o sia suscettibile di arrecare pregiudizio o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, nonché la minaccia di eseguire tali atti, la costrizione o la privazione arbitraria di libertà, tanto nella vita pubblica quanto nella vita privata”.

Ci sono scritti, per la prima volta, concetti mai così chiari, e mai così impossibili da negoziare. Perché il 25 Novembre? Perché il 25 novembre del 1960, nella Repubblica Dominicana, tre donne, tre sorelle, tre attiviste politiche, che si chiamavano PatriaMinerva e Maria Teresa Mirabal, mentre si recavano a trovare i loro mariti in prigione, per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo furono fermate dall’esercito, e qui picchiate, stuprate, torturate ripetutamente, ferite, seviziate, massacrate a colpi di bastone e quindi uccise e gettate in un precipizio a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Fu un atto di sangue che sconvolse talmente il Centro America, e quindi tutta l’America, da stimolare la reazione di tutte le femministe latino-americane, e ancora del Center for Global Leadership of Women, e ancora dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

A ben vedere, c’è un numero che manca ancora, in questa storia. Ed è il 39: gli anni che ci vollero dalla violentissima uccisione delle sorelle Mirabal all’approvazione di questo documento, in quella mattina di bel sole autunnale a New York.

Ancora meno di 39 minuti passano tutti i giorni tra un femminicidio e l’altro. Per questo il 25 Novembre non può né deve mai essere una data a caso, né dev’essere solo una data sul calendario, ma una presa di consapevolezza collettiva.

Da parecchi anni, e anche questa è una tradizione iniziata a New York, l’Onu organizza la campagna Orange The World: sedici giorni di attivismo per sensibilizzare le persone sulla violenza di genere e, più in generale, sul rispetto dei diritti umani. Si comincia dal 25 Novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, e si arriva al 10 Dicembre, data che coincide con la Giornata internazionale per i diritti umani.

Se in questi giorni vedete gli ultimi piani e il pennone dell’Empire State Building e la sede dell’Onu illuminati di arancione, adesso sapete perché. Soprattutto, sappiate, e sappiamo, che con la testa e con il cuore dentro quella sezione 54 dell’assemblea dell’Onu, a partire dal 17 dicembre del 1999, ci dobbiamo stare tutti: tutti gli esseri umani, ma in particolare tutti gli esseri umani di sesso maschile. E dobbiamo starci ieri, oggi, domani e per sempre: 54, 134, 25, 11, 760.

Quanto splendette bene, quella mattina, il sole di New York.

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