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Giovedì 29 gennaio 2026 - Numero 411

Proviamo a riguardare la Piana dell’Entella con gli occhi del contadino. Ottima la proposta di realizzare un ‘Parco Fluviale’ (di Massimo Maugeri)

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di MASSIMO MAUGERI *

Entella, fiume corto e di grande suggestione, (la fiumana bella) che merita di essere attenzionato da parte della Soprintendenza non solo per il suo argine (di epoca napoleonica) ma per la grande valenza sociale ed economica che i suoi orti hanno rappresentato nella storia di Lavagna.

Non è solo il ‘cavolo di Lavagna’, ma la conservazione di un’area unica, oggetto di studi sia per quanto riguarda la fauna che in questo straordinario contesto viene ospitata che per il valore economico che la stessa piana ha rappresentato e potrà continuare a rappresentare.

Quando pensammo all’applicazione del contratto di fiume per l’Entella, assieme all’associazione Il Bandolo e ad Art.9, avevamo chiaro che occorreva valorizzare il fiume e il suo bacino imbrifero nel suo insieme con il fine di recuperare economie e valorizzare l’acqua da bere.

L’intendimento era quello di intervenire per rallentare il flusso dell’acqua verso la foce attraverso il ripristino di aree golenali. Valutare assieme quali azioni intraprendere per ridurre il ‘rischio esondazione’. Nei progetti si immaginava di costruire azioni per rendere sempre più compatibili sia le attività industriali e civili con il fiume (per migliorare la qualità dell’acqua) con sistemi moderni di depurazione che per gli scarichi civili di poche unità con ‘sistemi di fitodepurazione’; immaginavamo di recuperare i percorsi sul fiume ai fini di uno sviluppo turistico continuativo e non stagionale.

Sulla piana auspicavamo a un grande progetto sugli orti condivisi e sulla possibilità di trasmettere i saperi dell’agricoltura confidando della presenza sul territorio dell’istituto Marsano che forma giovani in grado di affrontare in chiave moderna questi temi.

La battaglia sull’argine non è mai stata una questione ideologica ma la proposta di una visione di insieme del territorio attenta alla storia e alla sicurezza. Ci siamo sempre proposti di guardare alla sicurezza del fiume osservandone i comportamenti nel tempo. Siamo preoccupati per la situazione della barra sulla foce, ma soprattutto della lentezza delle decisioni, in un tempo di cambiamento climatico non possiamo discutere per quindici anni di messa in sicurezza.

Il progetto dell’argine vent’anni fa aveva senso, occorreva raddoppiare viale Kasman per far scendere i camion di ardesia, costruire nuove abitazioni a Lavagna; insomma un progetto sembrava esserci, non lo ho mai condiviso ma ne comprendo il senso.

Oggi non vi è alcun senso se non rendere la sponda chiavarese meno sicura. Ciò detto, se riproviamo a guardare la piana con gli occhi del contadino forse non solo facciamo il bene dei nostri ragazzi ma anche dell’acqua da bere.

In ultimo credo sia bene che si affronti il tema proposto dal presidente Antonio Gozzi sul ‘Parco Fluviale’: è una grande opportunità di sviluppo per il nostro turismo e in questi tempi così complessi anche l’occasione per allungare la stagione turistica valorizzando ciò che il territorio offre. Ed è proprio sul turismo agroalimentare che la piana può scommettere. Presto ci saranno visite guidate sulla piana da parte di autorevoli esperti; questa è l’occasione per i contadini di far conoscere i loro prodotti e per i visitatori di acquistare a ‘metro zero’. Un ambiente unico tra il Ponte della Maddalena e la foce del fiume, ad oggi ancora poco urbanizzato, stretto tra due arterie che merita di essere conservato e valorizzato; gli orti come valore non solo economico ma di conservazione della biodiversità.

(* ambientalista e referente di Legambiente per il Tigullio)

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