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Giovedì 5 febbraio 2026 - Numero 412

I flussi migratori raccontati attraverso trenta immagini: a Wylab da sabato la rassegna fotografica ‘Popoli in Movimento’

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di ALBERTO BRUZZONE

Raccontare i flussi migratori attraverso una macchina fotografica. È quanto fa il fotogiornalista Francesco Malavolta, la cui produzione sarà in mostra a Wylab, in via Davide Gagliardo, a partire dal prossimo sabato, nell’ambito della mostra ‘Popoli in Movimento’. L’inaugurazione è prevista alle ore 20,30, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato (che cade il 20 giugno). Poi, le immagini scattate da Malavolta resteranno visibili al pubblico sino a domenica 26 giugno, tutti i giorni dalle 10 alle 19, a ingresso libero.

‘Accogliere è accudire’ è il sottotitolo di questo ciclo di foto che arrivano a Wylab grazie all’impegno dell’Associazione Verità e Giustizia – Il Tigullio per i diritti e con il patrocinio dei comuni di Chiavari, Camogli e Sestri Levante. Aderiscono all’iniziativa le Anpi di Chiavari, Lavagna e Sestri Levante, Il Bandolo, C.I.S.D.A. Tigullio, Futura Lavagna, Cgil Tigullio Golfo Paradiso, Il Sentiero di Arianna,Presidio Nicholas Green Libera, 6000 Sardine del Tigullio e Zucchero Amaro. Sabato, in occasione dell’inaugurazione, Francesco Malavolta sarà intervistato dai giornalisti Roberto Pettinaroli e Fabiana Martini.

“I popoli sono in cammino da sempre – racconta Francesco Malavolta – Il nomadismo è stata una delle prime attività umane. Nasce da esigenze disparate: legate alla caccia, alla pastorizia, alla ricerca di acqua e di lavoro, alla fuga dalla fame e dai conflitti. I cambiamenti climatici, la desertificazione di aree sempre più vaste del pianeta e il neocolonialismo delle potenze globali all’origine di tanti conflitti armati sono tra le cause principali dei più recenti fenomeni migratori. Fenomeni che non siamo culturalmente attrezzati a fronteggiare e che, come tutte le cose che non comprendiamo, ci spaventano”.

Ed ecco il focus di Francesco Malavolta, fotogiornalista originario di Corigliano Calabro, ma palermitano d’adozione. Ha trasformato la sua macchina fotografica in uno strumento d’impegno civile e di denuncia, documentando i flussi migratori (e i drammi che li accompagnano) in un reportage senza confini che lo ha portato a testimoniare la tragedia dei profughi di tutte le latitudini del mondo.

A Wylab sono esposte trenta delle sue opere più significative. “Questa mostra – prosegue Malavolta – nasce dall’esigenza del racconto con il semplice concetto: ‘non numeri ma persone’. ‘Popoli in Movimento’ ha come obiettivo di anteporre le storie delle singole persone come unica narrazione, che si contrappone a quella del continuo accostamento dei profughi come numeri. Le foto in mostra sono state realizzate negli ultimi dodici anni dall’isola di Lampedusa fino alle persone costrette a scappare dalla guerra in Ucraina. L’incontro con la fotografia è stato casuale. Potremmo dire che sia stata lei a scegliere me. Da sempre sono stato appassionato di immagine in senso lato, ma non avevo sviluppato una vera consapevolezza oltre la passione. Poi un giorno la fotografia è entrata a far parte della mia vita, trasformandosi in un lavoro. Lo stesso casuale incontro è avvenuto con il soggetto delle mie foto: ero in Puglia e mi sono trovato ad assistere ad uno sbarco di albanesi in fuga dalla dittatura. Fui attratto da questa moltitudine di persone che avevano lasciato tutto inseguendo un sogno di libertà e dalla sfida di immortalare il movimento dentro un’immagine”.

Poi, la carriera da fotogiornalista: “Da oltre vent’anni la ‘mia fotografia’ è legata quasi interamente, ma non esclusivamente, alla documentazione dei flussi migratori lungo le rotte via terra e via mare. La migrazione, il movimento, lo spostamento sono tratti peculiari della natura umana. L’umanità è da sempre in movimento e questo movimento assume tratti tanto più drammatici quanto più si cerca di ostacolarlo, ripiegando su paure e posizioni illogiche e anacronistiche. I miei scatti recano testimonianza delle migrazioni e del loro evolversi concentrandosi sui loro protagonisti. Ogni scatto, un racconto. Ogni racconto, una storia. Ogni storia, un tentativo di salvare la peculiarità della vita ritratta sfuggendo alla logica spersonalizzante che presenta le migrazioni come ‘fenomeni idraulici’ e anonimi. Il mio obiettivo è infatti rendere omaggio a un’umanità caparbia che, un passo alla volta, guadagna centimetri di libertà”.

Da dieci anni, Malavolta collabora con la Comunità Europea, con varie agenzie di stampa internazionali come Associated Press, nonché con organizzazioni internazionali quali UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) e OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni).

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