di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *
All’estremo ponente dell’agglomerato urbano di Chiavari, davanti al mare del Tigullio e con il grande sipario collinare del Monte Telegrafo alle spalle, chiuso tra le tipiche mura perimetrali, c’è l’orto secolare del ‘Ricovero Torriglia’. Si tratta davvero di uno degli ultimi presidi di un paesaggio che caratterizzava l’intera piana dell’Entella; da fuori le mura del borgo medievale era tutto un grande coltivo: la piana alluvionale provvedeva suoli soffici e profondi, e poco più sotto una perenne lamina d’acqua da dove attingevano le centinaia di “sighêugne” garantiva un’eccellente irrorazione.
Nei giorni scorsi abbiamo festeggiato la patrona di Chiavari, un’immagine mariana che si caratterizza proprio a partire dal paesaggio dell’orto.
Per poter meglio documentare l’intero territorio e la sua storia ho provato ad ispezionare la cartografia di Matteo Vinzoni. Dei due preziosi rilievi utilizzerò quello redatto nel 1758 e relativo al Magistrato di Sanità. Il cartografo Vinzoni si ritrovava lungo le nostre coste tra il mese di aprile e il mese di giugno del 1723; il suo diario ci descrive i giorni del lavoro di rilievo in Chiavari avvenuto il 25 maggio, quando giunge in barca da Sestri Levante: “Si andò a Chiavari alloggiati nell’Osteria di Francesco Divoto detto della Vedova, che veramente è l’istessa cortesia, e ci trattò assai bene sia nel mangiare, che nel prezzo”. I rilievi del territorio gli presero un paio di giorni.
La tavola che ci riguarda è quella relativa al “Commissariato della Sanità di Chiavari” in particolare il territorio tra la collina e il mare e il posizionamento delle diverse “guardie”, i punti di controllo che venivano attivati in caso di epidemie o di rischi sanitari.
In questo caso esamino sulla cartina lo spazio tra la collina di Bacezza e l’area sottostante il Santuario delle Grazie, e verso sud l’intera costa sino a raggiungere il Rupinaro. In questo tratto, lungo circa 1.500 metri, possiamo rilevare quattro ‘guardie’. La prima era quella degli “Scogli”, con un presidio presso una “casetta di legno”; la seconda era quella delle “Saline”, con un edificio in pietra, definito dal Vinzoni “in materia”; la terza era la guardia del “Giardino”, una baracca in legno del “Magnifico Signore Paulo Giovo”; concludeva il tratto di nostro interesse la guardia di “Rupinaro” anch’essa in “materia”, cioè realizzata in pietre e calce. L’intero spazio, un grande triangolo rettangolo, era caratterizzato dalla presenza preminente di orti.
Guardando con attenzione possiamo rilevare sulla carta del Vinzoni l’attuale Corso Genova, ove compaiono alcuni piccoli edifici allineati. Poi scendiamo verso sud e verso il mare, e qui possiamo intuire con nettezza la Villa del Torriglia, con la sua forma riconoscibile in pianta, e due edifici allineati verso ovest. Poi scendiamo verso la battigia, interamente sgombra e con le sole ‘guardie’ sopra descritte: tra i coltivi e l’area dell’attività marina sono ben leggibili i “rastrelli”.
I “rastrelli” erano una lunga palizzata conficcata nel suolo e completata con un ordito di ramaglie. Rappresentavano il vero perimetro dei piani di coltivo, e servivano affinché il mare non rimuovesse i suoli coltivati e ben concimati. Guardando la carta si può rilevare che i “rastrelli”, raggiunta la foce del Rupinaro, lo risalivano sino al contrafforte sottostante la collina di Bacezza. Riassumendo: l’intera zona ad ovest del Rupinaro e sino alla collina era interamente coltivata ad orto. Guardando il rilievo di riferimento, magari utilizzando una buona lente d’ingrandimento, è possibile vedere alcuni particolari del futuro orto settecentesco dei Torriglia. Vi si possono intercettare dei tratti puntiformi che sono i perimetri dei coltivi, mentre più visibili sono le tantissime “sighêugne” presenti ad assicurare l’irrigazione. Poi, importantissime, le vie di transito.
Per continuare la nostra ricerca diamo un’occhiata a due cartografie successive, il Catasto Napoleonico e le carte militari del Regno di Sardegna. Tra i due rilievi passano circa dieci anni. Nella tavola del rilievo francese leggiamo “Saline” e individuiamo l’area ancora interamente ortiva (1805); nel rilievo Sardo (1816) rileviamo la presenza della “Casa Torriglia”. La sistemazione interna è molto dettagliata, e siamo in grado di leggervi perfettamente l’orto e l’intero impianto circostante.
La proprietà del Marchese Giovanni Torriglia gli derivò dal matrimonio con la figlia di Pier Agostino Vaccà, la giovane Porzia. La dote dell’erede dei Vaccà comprendeva diverse proprietà in Chiavari, la collina delle Grazie, la pineta e tutti i terreni sino al mare. In quest’ultima area venne edificata nel 1760 la villa di famiglia. Con la morte nel 1908 dell’ultimo discendente dei Torriglia, il marchese Pietro, il patrimonio residuo permise la costituzione del Ricovero di Mendicità Umberto I, dal 1952 intitolato proprio a Pietro Torriglia.
Oggi resta molto di questa importante pagina di storia. Quando ci affacciamo dal muro di cinta, possiamo ancora ammirare il grande orto interno della proprietà. Si tratta di un autentico patrimonio paesaggistico, un elemento che caratterizzava l’intera area circostante.
Nel secondo Ottocento l’area subì una notevole variazione con l’arrivo della ferrovia, poi nel primo Novecento vi furono le necessarie modifiche della strada ferrata e il passaggio a monte con la galleria artificiale. Infine, la costruzione della Colonia Fara e le nuove strade circostanti.
Sono passati secoli, ma quell’orto è ancora testimone di una Chiavari scomparsa, un vero bene culturale da preservare nel tempo, una pagina preziosa di storia chiavarese, un monumento alla memoria del paesaggio.
(* storico e studioso delle tradizioni locali)