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Giovedì 15 ottobre 2026 - Numero 448

Lindsey Graham, il senatore che smarrì sé stesso

Dopo una carriera come sostenitore del ruolo globale dell’America, il politico morto improvvisamente a 71 anni si è trasformato in un trumpiano sfegatato
Il senatore degli Stati Uniti Lindsey Graham morto per una rara patologia cardiaca
Il senatore degli Stati Uniti Lindsey Graham morto per una rara patologia cardiaca
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Prosegue il nostro rapporto di collaborazione con la piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’, fondata e guidata dal giornalista Matteo Muzio. Il portale di ‘Jefferson’, con tutti i suoi articoli e le varie sezioni, è visitabile all’indirizzo https://www.letteretj.it, da dove ci si può anche iscrivere alla newsletter.

di MATTEO MUZIO *

Di ritorno da un viaggio in Ucraina, dove aveva annunciato uno nuovo pacchetto di sanzioni contro il regime di Putin, il senatore Lindsey Graham è mancato all’improvviso a causa di una rara e mortale patologia cardiaca, la dissezione dell’aorta, quasi sempre letale.

Dopo la sua morte il presidente Trump lo ha elogiato di frequente, in modo insolitamente caloroso. Come si spiega tutto ciò? Il senatore Graham, un tempo grande amico e alleato politico di figure come il repubblicano John McCain, senatore dell’Arizona e paladino dell’uso della forza militare per difendere le democrazie ed ampliare il loro numero. Un trio completato dal democratico del Connecticut Joe Lieberman. Un’altra era politica.

Proprio per questo, nel 2016, Graham metteva in guardia i repubblicani dicendo che Trump li avrebbe portati alla rovina. “E ce lo meriteremo” chiosava. Poi, mano a mano che Trump si faceva strada nelle primarie di quell’anno (alle quali lo stesso senatore partecipava per mero spirito sportivo) Graham cambia atteggiamento. Si avvicina al candidato in pectore e se ne fa bandiera. Ne diventa alleato, sbalordendo lo stesso McCain, rimasto scettico di un tycoon ambiguo con un passato nelle fila degli elettori democratici e grande critico della guerra in Iraq.

La ragione, per il senatore, è quella di convincere Trump a proseguire la linea internazionalista di Bush. Quello che omette di dire però è che si è trasformato in uno scendiletto per le pulsioni autoritarie del presidente già nel suo primo mandato. Diventa il trumpiano intelligente ma pur sempre trumpiano. Trump dopo morto gli ha dato il voto di 99/100. Quel punto in meno dovuto alla breve dissociazione dai fatti del 6 gennaio 2021. Durata circa 40 minuti, con chiamata di scuse untuose allo stesso tycoon. Certo, è rimasta la difesa della causa ucraina e di Israele.

Ma si è visto in occasione dello scontro di Trump con Zelensky alla Casa Bianca nel febbraio 2025. Anche allora, Graham scelse di difendere il presidente. Il magazine di sinistra The Nation sostiene che il senatore avesse scelto Trump per continuare a far funzionare la macchina bellica statunitense. Troppo facilona e ideologica come spiegazione. È più difficile spiegarsi politicamente la corruzione dell’anima di un politico che si avvicina alle stanze del potere: un uomo buono che da giovane ha adottato la sorella piccola dopo la morte prematura dei genitori che si è trasformato in un gelido politico che ha ignorato con disprezzo gli appelli a incriminare Trump che venivano dagli ufficiali di polizia che avevano affrontato l’insurrezione di Capitol Hill.

Una storia sbagliata su cui si inseriva la mai smentita voce sull’omosessualità nascosta del senatore (mai sposato e definito “miss Liz” dai detrattori) che ne avrebbe tarpato le scelte. McCain se ne andò da eroe, Graham lascia questo come l’ennesimo politico non abbastanza forte da difendere fino in fondo i principi professati. Che peccato.

(* fondatore e direttore della piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’)

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