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Giovedì 1 gennaio 2026 - Numero 407

Le infiltrazioni di Hamas nel movimento pro-Pal. Il silenzio della sinistra, che così non può essere forza di governo

Con il terrorismo non si gioca. La sicurezza nazionale non è un tema né di destra né di sinistra. Chi aspira a essere forza di governo su questo punto non può avere alcun tentennamento o alcuna ambiguità
Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Elly Schlein e Giuseppe Conte al termine di una manifestazione Pro Pal
Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Elly Schlein e Giuseppe Conte al termine di una manifestazione Pro Pal
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di ANTONIO GOZZI

Qualche giorno fa sulla base di un’importante operazione della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e dei nostri Servizi Esterni (AISE), la Procura della Repubblica di Genova, d’intesa con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ha spiccato un mandato di arresto nei confronti di 9 persone di nazionalità giordana e palestinese, tutte accusate di far parte e di aver finanziato l’organizzazione terroristica palestinese Hamas.

Il finanziamento (che si aggirerebbe intorno agli 8 milioni in più anni) realizzato a favore di organizzazioni affiliate o riferibili ad Hamas, o a favore di singoli esponenti di vertice della stessa organizzazione terroristica, sarebbe avvenuto attraverso l’utilizzo di fondi raccolti in Italia da diverse associazioni (Associazione Benefica la Cupola d’Oro, Associazione Benefica di solidarietà con il popolo palestinese, Associazione Benefica di solidarietà con il popolo palestinese Organizzazione di volontariato), associazioni con sede a Genova e a Milano.

Tra le persone arrestate spicca il nome di Mohammad Mahmoud Hannoun, fermato in procinto di fuggire in Turchia dove pare possieda appartamenti a Istanbul. Hannoun è noto alle cronache italiane perché costantemente alla testa di manifestazioni pro-Pal e organizzatore di varie ‘flotilla’ anti-israeliane. Oggi secondo gli inquirenti risulterebbe essere un dirigente molto importante di Hamas (sulla base non solo del trasferimento di fondi ma anche della ricca documentazione fotografica che lo ritrae con i massimi dirigenti del movimento terroristico) e il capo della cellula italiana dell’organizzazione stessa.

Hannoun è stato per anni il Presidente dell’Associazione palestinesi in Italia e il rappresentante legale delle Associazioni sedicenti benefiche di cui si è detto sopra utilizzate per la raccolta e il trasferimento fondi ad Hamas.

È stato pure, negli anni, un personaggio molto corteggiato dalla sinistra italiana: ha avuto contatti con il M5S nelle persone di Alessandro Di Battista e Stefania Ascari e del sottosegretario agli Esteri del Governo Conte Manlio Di Stefano; è stato ricevuto dalla già Presidente della Camera Laura Boldrini e ha incontrato esponenti del PD e di AVS che oggi si affrettano a minimizzare il significato di quegli incontri.

Hannoun ha avuto contatti anche con la relatrice speciale all’ONU per la Palestina Francesca Albanese affermando, in un recente convegno da lui organizzato a Lenno in provincia di Como: “Tutta la solidarietà alla nostra amatissima Francesca Albanese, che sta dalla parte giusta e fa onore a tutti noi.”

Le accuse formulate dalla Procura di Genova, d’intesa con la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, se confermate nel processo che verrà (nonostante gli elementi raccolti sembrino inequivocabili bisogna essere garantisti anche con i presunti terroristi), accrediterebbero quello che molti già pensavano: che dietro l’inconsapevolezza e l’ingenua buona fede della stragrande maggioranza delle persone e dei manifestanti pro-Pal si potessero nascondere Hamas e le sue cellule in giro per il mondo.

Le indagini confermano infatti che il movimento terrorista si è dotato di un comparto estero e di articolazioni periferiche che operano con lo specifico scopo di promuovere l’immagine di Hamas e, soprattutto, di contribuire al suo finanziamento, che è condizione essenziale per il perseguimento dei suoi fini: la cancellazione dalla carta geografica dello Stato di Israele. E delineano l’esistenza di un’estesa rete organizzata a livello internazionale di soggetti/istituzioni impegnati nella raccolta fondi, apparentemente destinati a finalità benefiche a sostegno della popolazione palestinese, ma in realtà destinati all’organizzazione terroristica.

Fin qui tutto bene.

Buon lavoro dei nostri organi di polizia e dei servizi di sicurezza e di antiterrorismo che si confermano tra i migliori del mondo; e buon lavoro dei magistrati inquirenti.

Un lavoro di intelligence e giudiziario che dovrebbe indurre a maggiore prudenza tutti quelli che a sinistra, e sono molti compresi sindaci, altri esponenti istituzionali, sindacalisti e professionisti della comunicazione, non hanno compreso o fanno finta di non comprendere che i movimenti pro-Pal sono stati spesso infiltrati e strumentalizzati dalla gigantesca macchina organizzativa, propagandistica e finanziaria di Hamas.

Questa sinistra, molto spesso per meschini calcoli elettorali (vedi caso Marche), non ha avuto il coraggio di prendere con forza le distanze da chi alla testa dei cortei inneggiava al 7 ottobre come un giorno di resistenza e di liberazione,  e gridava alla cancellazione dalla carta geografica dello Stato di Israele “dal fiume al mare”. Una sinistra che nelle sue più importanti componenti ha fatto poco o nulla contro il risorgente, terrorizzante antisemitismo. Siamo arrivati al punto che una proposta di legge volta a combattere l’antisemitismo risorgente anche in Italia avanzata dal senatore Graziano Del Rio, storico esponente del PD, è stata fermata dal capogruppo di quello stesso Partito, il  senatore Francesco  Boccia, con la motivazione che non rappresentava la linea del PD. Viene da chiedere: ma quale è la linea del PD sull’antisemitismo?

Questa incapacità di vedere e comprendere le cose è un errore che la sinistra e i movimenti pacifisti hanno già fatto altre volte. 

Come non ricordare, negli anni 80 del secolo scorso, gli immensi cortei pacifisti in Italia e in Europa contro i missili Pershing e Cruise schierati dalla NATO come risposta alla minaccia rappresentata dai missili nucleari sovietici SS20 puntati senza ragione contro le capitali europee? Si scoprì, molto tempo dopo, che quei cortei erano finanziati da agenti sovietici del KGB.

La vicenda attuale conferma questa incapacità di vedere e comprendere, e conferma le profonde ambiguità e divisioni in politica estera della sinistra.

Oggi il distinguo che bisogna fare, con forza e senza ambiguità, è quello tra popolazione palestinese ed Hamas. Nessuno contesta le ragioni della solidarietà alla popolazione palestinese per le enormi sofferenze causate dalla reazione militare israeliana agli eccidi di ebrei del 7 ottobre perpetrati da Hamas.

Il tema è però comprendere che quelle sofferenze sono la conseguenza  di quel pogrom, e del fatto che Hamas ha trasformato la popolazione palestinese in un gigantesco scudo umano, piazzando in scuole, ospedali, edifici pubblici i propri  quartier generali  e i propri depositi di armi;  e che ha speso i miliardi di dollari di aiuti inviati negli anni e  da ogni parte del mondo alla popolazione palestinese, non  per alleviarne le difficoltà e per favorirne lo sviluppo e l’emancipazione,  ma per realizzare una rete infinita di cunicoli e per comprare armi di ogni tipo, razzi compresi.

Il tema è comprendere che Israele è circondato dalla sua nascita da Paesi che vogliono la sua cancellazione dalla carta geografica, in testa l’Iran che ha pure scritto nella sua Costituzione che Israele deve sparire, e che ha finanziato senza sosta movimenti terroristici (Hezbollah, Hamas, Houthi), le così dette sue “proxy”, che operano da decenni contro Israele.

Il tema è comprendere che il 7 ottobre nel progetto di Sinwar, il capo dell’ala militare di Hamas, doveva essere l’inizio della fine di Israele e che da lì in poi lo stato ebraico ha combattuto una disperata e brutale guerra per la sua sopravvivenza.

Il tema è comprendere che Hamas ha preso il potere a Gaza sterminando la dirigenza della ANP (l’autorità nazionale palestinese erede dell’OLP di Arafat) che aveva firmato con Israele gli accordi di Oslo, e che dopo la tregua ha sterminato centinaia di palestinesi accusandoli di collaborazionismo (con l’aperta approvazione del nostro Hannoun, come si vedrà). 

Il tema è comprendere che senza il disarmo di Hamas la fase 2 per la pace e la ricostruzione di Gaza non avrà mai inizio anche se appoggiata dalla stragrande maggioranza degli Stati arabi e musulmani dell’area.

Come detto l’appartenenza o comunque la vicinanza di Hannoun ad Hamas era nota da tempo. In una manifestazione pro-Pal a Torino del novembre 2024 era salito su un camioncino e aveva preso la parola per insultare la senatrice a vita Liliana Segre; sempre recentemente in una manifestazione a Milano aveva giustificato l’uccisione di centinaia di palestinesi dopo la tregua di Gaza sostenendo che “tutte le rivoluzioni del mondo hanno le loro leggi e i collaborazionisti vanno uccisi”.

Perché nonostante tutto ciò esponenti della sinistra hanno continuato a frequentarlo e a partecipare con lui a manifestazioni pro-Pal?  Perché non si sono prese le distanze dai settori più estremistici del movimento pro-Pal? Perché un ex ministro del PD ha teorizzato recentemente che se si esclude Hamas dai negoziati internazionali su Gaza non c’è una vera rappresentanza dei palestinesi? 

Estremismo di fondo, sciatteria o ambiguità dovuta a cinismo elettoralistico?

Con il terrorismo non si gioca. La sicurezza nazionale non è un tema né di destra né di sinistra. Chi aspira a essere forza di governo su questo punto non può avere alcun tentennamento o alcuna ambiguità.

Ci volle l’assassinio di Guido Rossa, quadro dell’Italsider, trucidato dalle Brigate Rosse a Genova perché si batteva contro il terrorismo in fabbrica, per far cambiare atteggiamento a una sinistra che fino ad allora non riusciva a stare “né con lo Stato né con le BR”.

Il PCI guidò quella svolta e lo fece con forza e determinazione.

Oggi sulla vicenda di Hamas sarebbe necessaria un’identica presa di coscienza e un’identica forza. Ma i grandi capi, Schlein e Conte, finora tacciono.

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