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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

L’archivio dei notai di Chiavari dal 1300 a fine ’800. Un inestimabile patrimonio documentale che attende un aiuto dalla città

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di RENATO LAGOMARSINO *

Chiavari aveva un tesoro e l’ha perso. Forse la Città non era consapevole di possederlo. Si tratta degli Atti vergati dai notai locali nel corso di settecento anni, dal secolo XIV a fine ’800. Erano conservati (si fa per dire…) fino a un paio di decenni or sono, o forse più, in un tetro locale all’interno dell’antico palazzo di via Ravaschieri attiguo a quello della Società Economica. La consultazione dei documenti era praticamente impossibile. Solamente Luisella Gatti, tanti anni fa, si era avventurata tra i polverosi scaffali per una ricerca che le consentì di pubblicare uno studio sull’economia agricola del territorio chiavarese nel ’300. Non risulta che altri, in tempi relativamente recenti, abbiano messo mano a quelle vecchie carte, fino a che la direzione dell’Archivio di Stato di Genova pensò bene di trasferire questo grande compendio di Atti notarili nel ‘deposito’ di Campi, in Val Polcevera. Fu quello il momento in cui Chiavari perse il suo tesoro storico.

Ma forse fu un bene che sia andata così. Perché Genova se ne è presa cura e quale primo intervento ha fatto l’inventario dei Notai, che sono risultati tantissimi, oltre 900, per un numero di oltre 11.500 ‘unità archivistiche’ tra filze, pandette e registri. Ma non solo, perché adesso, tramite il ‘Centro Studi Giorgio Costamagna per la storia del notariato genovese’, che ha assunto l’iniziativa, si vorrebbe procedere alla creazione di un inventario analitico digitale delle ‘unità archivistiche’ nonché alla digitalizzazione (scannerizzazione) dei documenti presenti nelle cinquanta ‘unità archivistiche’ più antiche per renderli consultabili senza che corrano il rischio di essere ulteriormente deteriorati.

Per questo lavoro, assai lungo e molto impegnativo, che verrebbe affidato, mediante concorso per una borsa di studio tra giovani diplomati in Archivistica Paleografia e Diplomatica, è stata prevista una spesa di 13 mila euro, tre dei quali resterebbero a carico del Centro Studi e dieci da reperire.

La Sezione Tigullia dell’Istituto di Studi Liguri, che ha sede a Chiavari a Palazzo Rocca (presidente ne è il professor Giovanni Mennella), è stata interpellata dal dottor Fabrizio Lombardo, collaboratore del professor Marco Pavese della Sezione Romanistica di Giurisprudenza all’Università di Genova, per chiedere un intervento in sede locale allo scopo di sensibilizzare chi potrebbe avere la possibilità, ma anche – diciamolo pure – l’orgoglio, di concorrere all’acquisizione, seppur digitale, di un inestimabile patrimonio di notizie e di storia del quale gli studiosi potranno più comodamente usufruire.

La ‘Tigullia’, che si fa portavoce di questa richiesta, pur disponendo di risorse veramente limitate, intende concorrere con 500 euro: una somma simbolica, ma che vuol essere espressione di condivisione e buona volontà.

Chi intendesse offrire il proprio apporto, o semplicemente chiedere informazioni, può rivolgersi al notaio (in pensione) Carlo Carosi, che del ‘Centro Studi Giorgio Costamagna’ è anima e motore.

I riferimenti utili sono l’indirizzo della sede: piazza Santa Maria in Via Lata 7, il numero telefonico 010 8393703 e l’indirizzo e-mail info@centrostudicostamagna.it.

C’è anche l’IBAN del c/c bancario del Centro Studi (IT 74 D 06175 01401 000001661480) sul quale, dopo aver preso opportuni contatti, possono essere fatti i versamenti con la causale ‘Borsa di studio Notai Chiavari’.

L’invito a intervenire e/o a compartecipare per assicurare un buon esito a questa iniziativa è rivolto a tutti i chiavaresi, in particolare alle istituzioni e a ‘coloro che possono’. A Chiavari riuscire a mettere insieme 9.500 euro non dovrebbe essere un’impresa difficile. Se la Cultura è ancora considerata un valore, questa è una buona occasione per dimostrarlo.

(* Segretario della Sezione ‘Tigullia’ dell’IISL – Istituto Internazionale Studi Liguri)

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