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Giovedì 3 settembre 2026 - Numero 442

La speranza dei democratici che viene dai ghiacci, mentre si avvicinano le elezioni di metà mandato

L’ex deputata Mary Peltola scende in campo in Alaska per i democratici. Un modello nazionale?
Mary Peltola, speranza dei democratici in vista delle elezioni di metà mandato
Mary Peltola, speranza dei democratici in vista delle elezioni di metà mandato
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Prosegue il nostro rapporto di collaborazione con la piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’, fondata e guidata dal giornalista Matteo Muzio. Il portale di ‘Jefferson’, con tutti i suoi articoli e le varie sezioni, è visitabile all’indirizzo https://www.letteretj.it, da dove ci si può anche iscrivere alla newsletter.

di MATTEO MUZIO *

A novembre ci saranno le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti a cui i democratici (e il resto del mondo) guardano con speranza, nelle quali si rinnova l’intera Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato.

Qualora l’opposizione riuscisse a riconquistare una duplice maggioranza, i poteri di Trump sarebbero molto limitati. Addio finanziamenti a pioggia per l’Ice, la famigerata polizia antimigranti sotto accusa dopo la morte di una manifestante pacifica in Minnesota, fine dei tagli indiscriminati al welfare e ai programmi ritenuti troppo “woke” e qualora ci sia maggioranza al Senato, sarebbe finita anche la possibilità di nominare fedelissimi nei posti chiave. 

Ci vorrebbe il consenso dei democratici o almeno di una parte di essi. Per realizzare questo piano però, i dem dovrebbero conquistare seggi in stati più vicini alla destra repubblicana, come l’Ohio o il North Carolina, ma anche come l’Alaska. Comunemente ritenuta un affidabile bastione conservatore, in realtà non lo è. Il vastissimo territorio artico però ha uno spirito indipendente e critico dei burocrati di Washington, nonostante le peculiari problematiche su trasporti e sussidi, assai necessari in un territorio difficile da abitare. 

Una sintesi ben rappresentata da Mary Peltola, ex deputata eletta nel 2022. Infatti non è una dem come gli altri: sa benissimo ad esempio che il diritto di possedere armi è molto caro a chi spesso ne ha bisogno per andare a caccia o persino per difendersi dagli orsi polari. E nel contempo crede che i posti di lavoro del settore petrolifero vadano difesi dagli eccessivi paletti ambientali, evitando però che l’inquinamento che ne deriva possa provocare danni a un’altra attività economica importante come la pesca. 

Per questo ai tempi di Biden Peltola finì nel mirino di alcuni commentatori progressisti, dimentichi del fatto che per quasi cinquant’anni il posto era stato occupato da un repubblicano, Don Young, eletto la prima volta durante la presidenza di Richard Nixon. Le origini native di Peltola la rendono ancora più interessante come profilo, dato che le comunità indigene sono molto emarginate e flagellate da alcolismo e microcriminalità. 

A sfidare Peltola, il senatore repubblicano Dan Sullivan, un profilo trumpiano tiepido che però non ha mai alzato la testa in modo deciso per difendere gli interessi del suo stato di fronte alle bizze di Trump. Anche a livello nazionale però una linea similmente moderata ma che esprime un certo tono populista contro “i burocrati” di Washington e le èlite del tech che ignorano a volte la stessa esistenza di certe situazioni di marginalità (anche di persone bianche e anglosassoni) può fornire una ricetta vincente per smontare una volta per sempre la maionese impazzita che è la coalizione di governo trumpiana. Dallo stato più lontano dalla Capitale e dai centri del potere, arriva un messaggio prezioso per i dem, ancora scottati dalla sconfitta presidenziale del 2024.

(* fondatore e direttore della piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’)

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