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Giovedì 11 dicembre 2025 - Numero 404

Scuola Chiavarese del fumetto, da 30 anni bottega di artisti

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La tavola bianca davanti agli occhi. La china e i colori. Le idee in testa. La storia da illustrare. E, soprattutto, i consigli di grandissimi maestri. Imparare a disegnare i fumetti: a Chiavari è un ‘rito’ che si consuma, inalterato, da trent’anni.
Passato, presente e futuro della grande tradizione nazionale hanno avuto come punto di riferimento la Scuola Chiavarese del Fumetto, un esempio più unico che raro di come l’arte di bottega possa stare allo stesso livello di rappresentazioni più nobili e, contemporaneamente, possa resistere all’avvento del digitale, di software sempre più avanzati. Qui, invece, sono la mano e la testa che contano: ed ecco che le storie prendono un’anima, sono intrise di sentimenti, raccontano le intuizioni di chi le ha pensate e di chi, poi, le ha tradotte in immagini.
Per questo, la Scuola Chiavarese del Fumetto è stata, è e sempre sarà. Enrico Bertozzi, arcinoto disegnatore professionista (per Bonelli ma non solo), è rimasto l’unico in vita dei tre fondatori. Gli altri erano Renzo Calegari e Gianluigi Coppola. Mica due a caso.
Dal 2016, la scuola è tornata a essere ‘chiavarese’ a tutti gli effetti, dopo aver chiuso la sua parentesi a Sestri Levante, durata per 15 anni. Tra un corso e l’altro, una presentazione e l’altra, ci si prepara a festeggiare i tre decenni negli spazi di Wylab, in via Gagliardo. L’ultratecnologico delle start up dedicate alle sport accanto all’ultrartigianale di strisce e illustrazioni. Un connubio affascinante.
A coordinare la scuola e i suoi numerosi progetti c’è Federica Schiaffino, già insegnante di materie letterarie: “Tengo un po’ le fila – scherza – in mezzo a tutti i nostri artisti. E’ un lavoro molto bello: stare accanto a grandissimi professionisti e vedere l’amore con cui trasmettono ai giovani il loro sapere e le loro competenze. Anche insegnare è una forma d’arte”.


Tra i docenti, c’è anzitutto Bertozzi, ma non solo. I collaboratori sono decine, e le materie insegnate pure. “Il focus – prosegue Federica Schiaffino – è ovviamente il fumetto, ma ci dedichiamo anche all’illustrazione e alla sceneggiatura. Per troppo tempo, il fumetto è stata considerata una forma d’arte minore. Al contrario, invece, per saper disegnare occorre avere conoscenze cinematografiche, di fotografia e di sceneggiatura. Non è facile trasformare in immagini una storia scritta da altri. E’ una sorta di travaso di idee, ma anche di sangue”.
I corsi principali sono il Triennio di Tecnica del Fumetto, il Corso annuale di Illustrazione e il Corso di Sceneggiatura e Scrittura Creativa. Molto frequentati, inoltre, i corsi junior, dedicati ai ragazzi tra gli 8 e i 14 anni. “Iniziamo a insegnare molto presto, appena i bambini si accorgono di avere una passione per il disegno. Tra gli adulti, invece, la maggior parte proviene dal liceo artistico, o lo sta ancora frequentando. Alcuni arrivano pure dall’Accademia di Belle Arti: imparano il fumetto per completare il loro curriculum”.
Fumetto, si diceva, è un concetto complesso: “Lo affrontiamo – precisa Schiaffino – sotto tutte le sfaccettature possibili: anatomia, espressione e gestualità, tecnica del chiaroscuro, drappeggio, ripasso a china, tecnica del colore, cinema e sceneggiatura”.


Oltre a Bertozzi (tra i suoi lavori c’è ad esempio ‘Tex’), insegnano nomi del calibro di Enrico Massa (‘Nick Raider’ e ‘Julia’), Silvia Marino (Aurea Editoriale) e, per la sceneggiatura, Luca Bagnasco (Becco Giallo Edizioni). Nel parterre dei collaboratori, altri talenti come Egle Bartolini, Alessia Lenti, Gabriele Parma (‘Il Giornalino’, ‘Adam Wild’, Delcourt Editions) e Andrea Cuneo (‘Il Giornalino’, ‘Diabolik’ e Bonelli Editore). Tra i ‘big’ lanciati: Enrico Macchiavello (Birra Ceres e ‘Skifidol’), Stefano Biglia (‘Tex’, ‘Magico Vento’ e ‘Nick Raider’), Giovanni Talami (‘Nick Raider’ e ‘Magico Vento’), Stefano Rolli (vignettista del ‘Secolo XIX’), Luigi Copello (‘Julia’).
“Parliamo di professionisti di livello nazionale e internazionale, formatisi quasi tutti a questa scuola e rimasti affezionati alle loro radici”. La Liguria ha dato decine di nomi al fumetto, in particolare nella Riviera di Levante. “La tradizione in effetti è lunghissima e per nostra fortuna prosegue. Anche grazie al nostro lavoro. Ci definiamo ‘bottegai’ del fumetto, e siamo fieri di esserlo”.
Tradotto in soldoni: nell’aula di Wylab non ci sono computer, né tantomeno programmi per il colouring o il ritocco. Qui si fa tutto a mano, dal bozzetto alle chine, dal colore alle illustrazioni finali. “Noi incarniamo quel tipo di fumetto che è fiero di essere e rimanere su carta e che non vuole avere nulla a che fare con il digitale. Siamo tradizionali ma, come sostenete voi di ‘Piazza Levante’, forse questo è l’unico atteggiamento, nel 2018, per essere rivoluzionari”. Per questo non spaventa il ventilato arrivo, a Genova, di una scuola tutta virata al digitale. “Siamo diversi e non ci facciamo concorrenza. E poi abbiamo una storia che parla da sola. Facciamo cultura e formiamo delle persone, non c’è nulla di più nobile”.
Oggi, la Scuola Chiavarese del Fumetto ha oltre cinquanta iscritti. Per portare avanti un movimento che dura dal lontano 1988. “Prepareremo una bella festa per il trentennale – conclude Federica Schiaffino – ma, ovviamente, sarà una sorpresa”.
Scenografica e spettacolare, c’è da scommetterci. Parlando di artisti dell’immagine, non potrà essere diversamente.

ALBERTO BRUZZONE

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