di MATTEO GERBONI
Ci sono emozioni che è difficile raccontare, anche per chi, come me, ha fatto delle parole il proprio mestiere. Essere ieri al Quirinale, accanto ad Antonio Gozzi, e condividere con lui il momento in cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha consegnato l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro è stata una di queste.
Un’emozione profonda, accompagnata da un sentimento di autentico orgoglio. Perché quella vissuta al Colle non è stata soltanto una cerimonia solenne, ma il riconoscimento di una straordinaria storia umana e imprenditoriale. Una giornata destinata a rimanere nella memoria di Antonio Gozzi, della sua famiglia e delle tante persone che hanno condiviso il suo percorso. Ma anche nella storia di Chiavari e di tutta la Liguria.
Il presidente di Duferco è infatti il primo chiavarese a ricevere questa prestigiosa onorificenza. E non è un dettaglio secondario. È la dimostrazione di quanto lontano si possa arrivare senza dimenticare da dove si è partiti. Di come sia possibile costruire una dimensione internazionale mantenendo un legame autentico e profondo con la propria terra.
Chi conosce Antonio Gozzi sa quanto questo legame sia importante. Chiavari non è semplicemente la città delle sue origini. È il luogo al quale continua a dedicare tempo, energie, risorse e passione. È la comunità nella quale riconosce una parte fondamentale della propria identità.
La sua storia dimostra che non esiste contraddizione tra radici e ambizione, tra appartenenza e apertura al mondo.
Gozzi ha contribuito a costruire, insieme alle persone che lo hanno affiancato, una realtà industriale capace di confrontarsi con i mercati internazionali, attraversando trasformazioni economiche e cambiamenti profondi. Lo ha fatto con una convinzione che non è mai venuta meno: l’industria è una componente essenziale della crescita di un Paese, perché produce ricchezza, lavoro, competenze e opportunità.
In un’Italia chiamata a difendere la propria capacità produttiva, la sua voce è da tempo una delle più autorevoli. Una voce che conosce le difficoltà delle imprese, ma che continua a credere nelle potenzialità dell’industria italiana e nella necessità di investire, innovare e guardare lontano.
Nelle parole pronunciate da Gozzi in occasione di questo riconoscimento non c’è soltanto la soddisfazione per un traguardo così prestigioso. C’è soprattutto la volontà di condividerlo.
«Un’impresa è una costruzione collettiva. Dietro ogni investimento, ogni traguardo e ogni sfida affrontata ci sono persone che condividono un obiettivo e si impegnano per raggiungerlo. Questa onorificenza appartiene anche a loro».
È una frase che racconta una concezione dell’impresa che non si esaurisce nei risultati economici. Un’impresa è prima di tutto una comunità di persone, fatta di competenze, sacrifici, relazioni e fiducia reciproca.
C’è poi il rapporto con le nuove generazioni, un tema che il nuovo Cavaliere del Lavoro ha voluto richiamare con particolare forza, raccogliendo anche il messaggio del Presidente Mattarella sull’importanza della formazione.
«Voglio mettere a disposizione l’esperienza maturata, contribuire a creare nuove opportunità e, soprattutto, trasmettere ai giovani la fiducia e il coraggio di credere nei propri sogni e costruire il proprio futuro».
Parole che guardano avanti. Perché un riconoscimento come quello ricevuto ieri potrebbe rappresentare il coronamento di una carriera. Il numero uno di Duferco, invece, lo interpreta come una responsabilità ulteriore, uno stimolo a continuare a impegnarsi e a costruire nuove opportunità per chi verrà dopo.

E poi c’è un’altra dimensione, che noi di Piazza Levante conosciamo bene.
Gozzi è il nostro editore. Ha creduto in questo progetto editoriale che gli presentammo otto anni fa e nell’importanza di offrire al territorio uno spazio di informazione, confronto e approfondimento. Anche questa scelta racconta il suo rapporto con la comunità. Perché investire nell’informazione locale significa credere nel valore delle idee, nella partecipazione e nella crescita culturale di un territorio.
È anche per questo che raccontare questa giornata sulle pagine del nostro giornale assume un significato particolare.
C’è l’orgoglio di vedere il nostro editore ricevere un’onorificenza così prestigiosa. E c’è il privilegio di chi ha avuto la possibilità di conoscerne da vicino la determinazione, la passione, la lungimiranza e la capacità di guardare sempre avanti.
Ma soprattutto c’è la consapevolezza che questa giornata racconti una bella storia italiana. Una storia di impresa, di lavoro, di radici e di visione. Una storia che parte da Chiavari e arriva al Quirinale, attraverso anni di impegno, scelte difficili e sfide affrontate con coraggio.
Gozzi ha concluso il suo messaggio con una frase che racchiude il significato più autentico di questa giornata: «Perché il valore di ciò che costruiamo si misura anche nella capacità di far crescere gli altri».
Sono parole che raccontano molto dell’uomo, prima ancora che dell’imprenditore. Perché la grandezza di ciò che si realizza non si misura soltanto nei risultati raggiunti, ma anche nelle opportunità create, nelle persone che si è contribuito a far crescere e nei valori che si riescono a trasmettere.
Ripensando a ieri, alla solennità della Sala Regia e all’emozione di quel momento, resta soprattutto una sensazione: quanto sia bello vedere una persona che ama definirsi un “irredentista” del Tigullio raggiungere un traguardo così prestigioso senza aver mai dimenticato le proprie radici.
Perché si può arrivare lontano, anche molto lontano, senza smettere di sentirsi profondamente parte della propria terra.