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Giovedì 16 luglio 2026 - Numero 435

La Scuola che cura il Territorio: la Bellezza come impegno civile 

I docenti in aula per settimane hanno fornito ai ragazzi una “bussola” per orientarsi tra i modelli sociali moderni, spesso distorti, e la responsabilità verso la propria comunità
Uno degli elaborati degli studenti di Sestri Levante sul tema "Raccontami la Bellezza"
Uno degli elaborati degli studenti di Sestri Levante sul tema "Raccontami la Bellezza"
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Ospitiamo volentieri l’intervento e le riflessioni della professoressa Stefania Verduci, della scuola Descalzo di Sestri Levante, che ci racconta il bel progetto dell’istituto dedicato al concetto di bellezza.

di STEFANIA VERDUCI *

Esiste una bellezza che non si guarda soltanto, ma si fa. È questo il messaggio potente emerso dall’evento conclusivo dell’Unità Didattica di Apprendimento della Scuola Media Descalzo di Sestri Levante, un percorso che ha trasformato l’educazione civica in un’esperienza di vita pulsante (ideatrici del Progetto le professoresse Chiara Costa e Stefania Verduci).

La mattinata del 13 febbraio ha visto alternarsi relatori di alto profilo che hanno saputo attirare la platea (in presenza e via streaming dalle classi) con interventi brillanti e carichi di umanità in cui la competenza si è mescolata all’ascolto, rendendo i concetti teorici materia viva.

Il Prof. Luca Oneto (Università di Genova) ha guidato i ragazzi in un viaggio affascinante tra i confini della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Con chiarezza, ha mostrato la straordinaria bellezza dell’innovazione scientifica, senza però nasconderne i possibili lati oscuri. Ha richiamato alla responsabilità e al bisogno di maggiore umanità, affinché il progresso tecnologico rimanga sempre al servizio della persona. Quei ragazzi in ascolto hanno una grande compito in futuro.

Il dottor Marco Enzani, medico chirurgo estetico e scrittore, ha offerto una riflessione intensa sul rapporto tra immagine e interiorità. Ha ricordato come il desiderio di bellezza appartenga a ogni essere umano, giovani e anziani, e come questo bisogno sia radicato fin dall’antichità, richiamando miti e simboli del mondo classico. La bellezza, ha sottolineato, non deve mai trasformarsi in superficialità o superbia, ma diventare espressione autentica della propria identità.

Infine, il dottor Guccione, pediatra all’Ospedale di Lavagna, ha coinvolto i ragazzi attraverso una serie di slide dedicate a cantanti, attori e sportivi molto amati dai giovani. Attraverso esempi concreti, ha mostrato come anche un corpo imperfetto possa racchiudere forza, sicurezza e fascino, frutto di impegno, disciplina e duro lavoro per raggiungere un traguardo sognato. È emerso con chiarezza un messaggio condiviso: ciò che talvolta percepiamo come difetto può diventare il segno distintivo della nostra unicità, perché in fondo la vera bellezza coincide proprio con l’unicità di ciascuno.

In questo contesto, la testimonianza dell’infermiera pediatrica Elisa Podestà è stata fondamentale. Elisa ha mostrato ai giovani il “modello” opposto a quello dei social: quello della dedizione silenziosa. Raccontando la vita in corsia, ha reso tangibile come la bellezza risieda nel prendersi cura dell’altro. Il dono del delicato strumento per lla cura dei neona all’Ospedale di Lavagna è diventato così il simbolo di una bellezza che non cerca “like”, ma genera salute e speranza.

Insomma, durante il dibattito è emersa un’analisi sociale profonda: i social media spesso vendono una bellezza “confezionata”, statica e profondamente ansogena, basata sul confronto e sulla perfezione irraggiungibile. E’ un concetto evidenziato anche dalle interviste condotte sul territorio dai ragazzi, Lavorare su questo tema ha permesso ai ragazzi di capire che la vera bellezza è un concetto etico che investe molti campi e va oltre l’apparenza.

Il ruolo cruciale della scuola

Il successo del progetto “Raccontami la Bellezza” non sta solo nel pur importante gesto di solidarietà, ma nel cammino silenzioso fatto dai docenti in aula che per settimane hanno fornito ai ragazzi una “bussola” per orientarsi tra i modelli sociali moderni, spesso distorti, e la responsabilità verso la propria comunità, insegnando loro che ciò che ci regala la vita – le fragilità, i cambiamenti, l’unicità – va protetto e interpretato, non nascosto dietro un filtro. La Bellezza, ha concluso una ragazza, non è un’immagine da postare, ma una responsabilità da vivere senza paura del giudizio altrui”. Lo ha scritto anche all’interno del suo elaborato, una piccola cornice che “inquadrasse” il significato di Bellezza.

Educare alla bellezza, oggi, significa dotare i giovani di un “sistema immunitario” contro il conformismo digitale, insegnando loro che la Bellezza è un impegno etico che investe ogni campo della vita.

“Lavorare sulla bellezza significa imparare a non aver paura di ciò che è fragile”. È una lezione di umanità che invita a non temere le proprie debolezze, ma a riconoscerle come parte di ciò che ci rende autentici.

“La bellezza è coraggio”, ha riassunto uno studente. Ma il coraggio, per germogliare, ha bisogno di terreno fertile. In un momento storico in cui i più giovani sono disorientati dalle aspettative sociali, è compito di ogni adulto — genitori, educatori, istituzioni — sorreggere questa crescita.

E in una mattinata di sole, tra domande e sguardi curiosi, si è capito che non basta ammirare la bellezza dei ragazzi; è necessario dotarli di strumenti critici e di una resilienza profonda per affrontare le sfide della vita. Proteggere il futuro dei più giovani è un obiettivo che appartiene a tutti noi: una responsabilità comune per aiutarli a scoprire la realtà oltre lo specchio deformante di uno schermo.

(* docente presso la scuola Descalzo di Sestri Levante)

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