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di MATTEO MUZIO *
A Washington da qualche settimana c’è un mistero. Se fossimo dentro una sit-com, la potremmo intitolare “Dov’è Mitch?”. Perché il dominus assoluto del Senato fino al gennaio 2021 è appunto scomparso. A metà giugno, una domenica, è entrato in un ospedale della capitale dopo un intervento d’urgenza con tanto di rianimazione, evento però rivelato da una giornalista indipendente. La versione ufficiale, inizialmente, era che l’ex capogruppo repubblicano era entrato in ospedale per curarsi. Punto. Tanto da sembrare un ricovero programmato. Cosa che non era affatto.
Del resto, l’ottantaquattrenne senatore del Kentucky non sta dando motivi di tranquillità: una salute malferma che è culminata con diverse cadute nei corridoi del Congresso e persino un paio di episodi ischemici durante una conferenza stampa. Ecco spiegata la ragione del suo ritiro a fine anno. I lettori di questa rubrica su ‘Piazza Levante’ già conoscono le idee atlantiste dell’anziano politico che ha solcato tutte le epoche politiche della Capitale, e non solo.
Riformista di centro come amministratore locale nell’epoca post-nixoniana, reaganiano negli anni ’80, anti-clintoniano negli anni ’90 e neoconservatore durante l’età di Bush fino a diventare il peggior incubo di Barack Obama con un ostruzionismo lungo otto anni e culminato con il blocco della nomina del sostituto di Antonin Scalia come giudice della Corte Suprema per quasi un anno. Una mossa senza precedenti che ha squassato la fiducia già bassa dei cittadini americani nei confronti del Congresso.
Nel primo mandato di Donald Trump è il demiurgo che introduce l’inesperto tycoon ai meccanismi del potere e lo aiuta a realizzare un’ambiziosa riforma fiscale e, con l’aiuto degli esperti giuristi della Federalist Society, muta radicalmente la composizione delle corti federali. Compresa la più alta, dove Trump nomina ben tre giudici. La sua smania di potere si ferma poco prima del 6 gennaio 2021, quando poco prima dell’assalto di Capitol Hill, pronuncia un appassionato discorso in difesa della democrazia minacciata dalle pressioni di Donald Trump. Eppure nemmeno dopo quel traumatico evento sceglie di non andare fino in fondo.
L’attaccamento agli obiettivi di potere del partito repubblicano rimane così forte che sceglie di dare indicazioni ai senatori di assolvere il presidente uscente nel suo secondo processo di impeachment. Trump sarebbe poi ritornato in sella nel novembre del 2024 e la stella del senatore sarebbe iniziata a declinare, con un ultimo successo: l’elezione del suo vice John Thune come nuovo leader al Senato.
Quest’anno, alle primarie in Kentucky, non gli succede il suo favorito Daniel Cameron, già procuratore generale dello Stato, ma il trumpiano Andy Barr, suggello desolante a una carriera lunga dove la sua indubbia intelligenza è stata messa al servizio di obiettivi meschini. Ora in queste settimane McConnell si è trasfigurato nella sua assenza. Un corpo malato e inservibile, un voto mancante alla maggioranza repubblicana, un’assenza su cui la sinistra che vive soltanto online (soprattutto sul social BlueSky, piattaforma dove i vari influencer di sinistra amano spararla grossa) si sta sbizzarrendo con teorie del complotto: le foto diffuse dal suo ufficio parlamentare sono fatte con l’Ai, risalgono al 2023, sono semplici rimaneggiamenti su Photoshop, servono soltanto a impedire che il governatore del Kentucky, il democratico Andy Beshear, nomini un suo rimpiazzo prima della deadline del 3 agosto, quando, secondo questi influencer che si atteggiano a giornalisti, verrà dichiarata la morte cerebrale dell’anziano politico.
La trumpizzazione della sinistra è un tema che abbiamo già affrontato, con sconforto. Qui però c’è un problema di trasparenza di deputati e senatori che spariscono per settimane intere per poi magari riapparire dentro un feretro. O come nel caso della deputata texana Kay Granger, tra gli ospiti di una casa di riposo (dove ha trascorso gli ultimi sei mesi del suo mandato nel 2024). Una gerontocrazia che ha al suo culmine il presidente Trump, sulla cui salute, nemmeno a dirlo, circolano molte storie. Come su un McConnell che forse non ricomparirà più in pubblico.
(* fondatore e direttore della piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’)