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Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

La Marpea al fior di latte, la campagna che scende in città

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La campagna scende in città con due distributori automatici sempre aperti in piazza della Libertà, a San Salvatore di Cogorno. Latte alla spina, ricotta, yogurt, formaggi. E, per chi se la fosse dimenticata, c’è pure la bottiglia vuota da riempire con il latte alla spina, appena fatto, freschissimo e genuino. “A chilometro zero, ma pure a ore zero”, sorride Silvy Garibaldi, 38enne titolare dell’azienda agricola “La Marpea al fior di latte”, a Ne, in Val Graveglia.


C’è la sua firma, con il sostegno di Coldiretti, in questa iniziativa che nelle prime due settimane di vita ha già riscosso parecchi complimenti: “Sabato sera ho ricevuto due messaggi su Whatsapp da clienti che stavano prendendo il nostro latte. Una gioia immensa e la dimostrazione che ho fatto bene a credere in questa idea, nonostante le tante difficoltà”.
Felicità che fa sentire un po’ meno la stanchezza: “Stanotte – racconta – mi sono svegliata alle 2, un paio d’ore e sono andata a rifornire il distributore”. Poi la giornata prosegue, tra le stalle, l’accudimento degli animali, la mungitura due volte al giorno, i prodotti da preparare e confezionare: “Sì, diciamo che l’orologio gira veloce, non ci si ferma mai”.
È questione di passione che Silvy ha fin da piccola, trasmessa dalla famiglia che dagli anni Ottanta gestisce ‘La Marpea’, agriturismo in via Pontori a Ne come l’azienda agricola di Silvy. Valori contadini tramandati e conservati con cura: “Ricordo a otto anni le estati sul monte Zatta a falciare il fieno con mio papà. E poi i racconti serali dei miei nonni che potevano girare scalzi nei castagneti. Ecco, io vorrei tornare a quei tempi: mantenere vive le aziende agricole significa mantenere vivo il territorio”.

Quindici mucche in lattazione, sette manze al pascolo sul monte Zatta. Hanno tutte un nome come è giusto che sia in una famiglia: da Luisa a Pippy, da Margherita a Caramella. Basta chiamarle con il tono della voce giusto per farsi capire. Sono tutte di razza ‘pezzata rossa italiana’ iscritte al libro genealogico, alimentate con mangime italiano che arriva da un piccolo mulino nell’emiliano. E poi c’è il toro Mario, scelto e preso da un’azienda ai piedi del Monviso, che ha migliorato la qualità della vita della stalla.

Un mondo che ha il sapore del passato per gustarsi al meglio il domani: “Produciamo un latte vero, naturale, genuino e sano, prodotto con amore nel rispetto dell’ambiente e del nostro territorio, mantenuto vivo anche per la presenza di aziende che pascolano bestiame su di esso; non dimentichiamoci mai, quando acquistiamo un prodotto, il lavoro, i sacrifici e i risultati che ci sono dietro a un bicchiere di latte prodotto sul nostro territorio; non confondiamo la genuinità, la sostenibilità, l’amore per l’ambiente, con la data di scadenza: bisogna tornare alle cose più naturali possibili, accettare e fare un pregio della loro breve durata perché è il sintomo di naturalezza, di un bene vivo che, come ovvio, si deteriora più velocemente”.

DANIELE RONCAGLIOLO

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