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Giovedì 3 settembre 2026 - Numero 442

La Compagnia di San Martino prosegue la sua opera di rilancio del territorio di Sopralacroce: ripulito un altro sentiero

Alice Signaigo: “Abbiamo riaperto un pezzo di sentiero dove non si passava più, partendo dalla chiesa di Sopralacroce, e ora stiamo ripristinando anche il tratto che scende da Valle Piana”
La chiesa di San Martino di Licciorno
La chiesa di San Martino di Licciorno
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di ALESSANDRA FONTANA

Prendersi cura del proprio territorio rilanciandolo e attraendo turismo. Questo è quello che da diversi anni a questa parte sta facendo la Compagnia di San Martino. Un’organizzazione di volontariato nata con lo scopo di creare eventi e iniziative per la valorizzazione del territorio, in particolare quello di Sopralacroce (Borzonasca), a partire dalla salvaguardia e messa in rilievo dell’antica chiesa di San Martino di Licciorno, anche nota come la “chiesa nel bosco”. 

Nei giorni scorsi la compagnia ha ripulito un importante sentiero, a raccontarlo è proprio l’instancabile Alice Signaigo, anima di Sopralacroce: “Abbiamo riaperto un pezzo di sentiero dove non si passava più, partendo dalla chiesa di Sopralacroce, e ora stiamo ripristinando anche il tratto che scende da Valle Piana, dove diversi alberi caduti avevano reso il passaggio impervio. Sì ragazzi, si può fare.”. Qual è il segreto? Sempre lo stesso, impegnarsi in prima persona: “Ci vogliono tanta buona volontà, tanta pazienza, tanto entusiasmo, e non bisogna mai darsi per vinti. Perché quando ci si impegna davvero, quando si è convinti che una cosa vale la pena farla, bisogna crederci fino in fondo”. 

La compagnia si impegna infatti da diverso tempo sul territorio: “Da quasi dieci anni andiamo avanti con questo obiettivo, perché spesso non serve parlare tanto o lamentarsi: è molto più efficace muovere le braccia. Il tempo, quando si vuole, si trova sempre. Non è facile farsi due chilometri di sentiero con un disco o una motosega sulle spalle, portarli giù, lavorare e poi riportarli su, magari in salita. È pesante, e tante volte ci siamo chiesti chi ce l’ha fatto fare. Poi però passa qualcuno, ti fa i complimenti, oppure vedi un continuo via vai di persone che percorrono quel sentiero e arrivano in posti dove prima non potevano andare. E capisci che quella fatica ha avuto un senso, ed è una soddisfazione enorme”. 

La tradizione popolare ricorda San Martino come la più antica parrocchia della valle, in seguito sostituita dalla chiesa di Santa Maria Assunta di Prato, alla quale risulta storicamente annessa almeno dal 1498. L’unico arredo superstite di San Martino è qui conservato, si tratta di un dipinto che rappresenta i santi Lorenzo, Martino, Rocco, Sebastiano, Antonio Abate che intercedono presso la Vergine e la Santissima Trinità. All’inizio del XVIII secolo San Martino compare nel novero delle chiese povere rurali, tanto che venne indetta una campagna di raccolta di elemosine che permise un sostanziale restauro della struttura nella prima metà del Settecento. In questi anni la zona è stata teatro di iniziative e visite ma potrebbero esserci a breve novità: “Proprio su questi tratti, stiamo progettando di organizzare eventi per mettere in rete e valorizzare questo anello che è tornato di nuovo percorribile per famiglie, bambini e con animali”.

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