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di MATTEO MUZIO *
A parlare dell’incompetenza o addirittura dell’idiozia dei membri dell’amministrazione di Donald Trump si rischia di produrre soltanto sterile indignazione. Non perché ci troviamo di fronte a fini strateghi (Il segretario alla Difesa Pete Hegseth non sembra acuto nemmeno ai suoi colleghi di governo, dato che è stato marginalizzato durante l’operazione lanciata a inizio gennaio per catturare il dittatore venezuelano Nicolas Maduro) ma perché non si comprende perché attuino certi provvedimenti.
Alla luce della disastrosa operazione lanciata contro i migranti clandestini in Minnesota, culminata con l’uccisione di due manifestanti pacifici, Renee Good e Alex Pretti, entrambi americani e bianchi, viene però da pensare come sia stato possibile.
Al di là di personaggi grotteschi come il comandante della guardia di frontiera Greg Bovino, prontamente demansionato dopo quindici giorni di esposizione mediatica indossando un cappotto militare da pseudo comandante delle Ss, l’opinione pubblica guarda alla segretaria alla sicurezza Kristi Noem.
Quest’ultima non è un’assoluta neofita della politica, avendo alle sue spalle un’esperienza nemmeno breve da deputata e governatrice del South Dakota. Non le mancano le controversie: in un suo memoir ha dichiarato di aver assassinato un cucciolo di cane perché “inutile” per la caccia e ha anche avuto una relazione extraconiugale con un altro consulente della galassia trumpiana di nome Corey Lewandowsky, anche lui sposato.
Poco male, questi scandali ormai lasciano indifferente un’opinione pubblica abituata a cose ben peggiori. Noem da governatrice però aveva avuto una postura molto libertaria, opponendosi spesso alle ingerenze del governo federale, specie ai tempi del Covid.
Nella posizione attuale, invece, è parsa guardare con fastidio alla resistenza degli stati dem all’eccessiva invasività degli agenti dell’Ice, la polizia antimigranti potenziata con un finanziamento fuori misura da parte dell’amministrazione Trump. Oltreché aver usato le deportazione come contenuto da viralizzare sui social: ecco i migranti in catene da usare come video “rilassante” ed ecco Noem vestita da agente speciale con tanto di fucile mitragliatore impugnato in modo scorretto e infine la vediamo apparire di fronte a un carcere in Salvador di fronte a una massa di presunti criminali in mutande dietro le sbarre.
Nel caso del Minnesota, la spettacolarizzazione è finita malissimo. E i suoi maldestri tentativi di ribaltare la frittata in occasione dei due cruenti omicidi sono stati smentiti dai filmati quasi in tempo reale. Insomma, ci sarebbero tutte le carte in regola per un impeachment o un licenziamento senza tanti complimenti.
Il presidente, per ora, la difende. Quello che però appare inaccettabile è il suo modo di scaricare le responsabilità: “Ho solo seguito le direttive di Trump e di Stephen Miller“. Quest’ultimo è l’ideologo della campagna politica antimigranti nazionale, con toni particolarmente sinistri che riecheggiano la segregazione razziale.
Certo però nella sua posizione di vicecapo di gabinetto non sarebbe nella posizione di dare ordini a chicchessia, meno che mai a quella che per noi italiani equivale a una ministra. Se quindi Noem esegue idee che non le appartengono, non soltanto è una squallida opportunista politica, ma anche un mero segnaposto, quasi una figurante buona per girare dei video da lanciare sui social del circo mediatico trumpista. E quando se ne andrà, potremmo dire senza tema di smentite di esserci liberati di una completa idiota.
(* fondatore e direttore della piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’)