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Giovedì 20 agosto 2026 - Numero 440

Itinerari: le piazze del Centro Storico, dietro ogni angolo c’è qualcosa da raccontare

Dentro la cerchia delle mura possiamo trovare cinque piazze: piazza Paolo Costa, piazza San Giovanni, piazza Fenice, piazza Verdi e piazza Mazzini
Una antica raffigurazione della città di Chiavari
Una antica raffigurazione della città di Chiavari
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di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

Con l’espressione ‘Centro Storico’ di Chiavari intendiamo qui riferirci all’area fondativa chiusa entro la cerchia delle mura che scendevano dal Castrum.

In quest’area possiamo trovare cinque piazze: Piazza Paolo Costa, Piazza San Giovanni, Piazza Fenice, Piazza Verdi e Piazza Mazzini. Ma di queste, solo la piazza San Giovanni e la piazza Paolo Costa erano già presenti nel progetto urbano fondativo del 19 ottobre 1178. Le altre tre vennero ricavate dall’abitato esistente mediante opere di demolizioni mirate, susseguitesi nel tempo fino a creare le piazze come oggi le godiamo.

Lo spazio davanti alla chiesa di San Giovanni fu, per i primi secoli, il centro della vita civile del borgo; vi si tenevano le fasi pubbliche degli atti amministrativi e della giustizia. Davanti alla chiesa si faceva lettura delle sentenze, si predisponevano le aste dei beni pignorati, si deliberava dell’assoluzione dall’accusa di procurati danni, allora chiamati ‘avarie’. 

Nel corso del XIII secolo la Repubblica di Genova organizzò i propri possedimenti con un nuovo assetto istituzionale, con l’introduzione delle podesterie a rappresentare il decentramento delle funzioni amministrative e giudiziarie, e Chiavari divenne sede della nuova istituzione. La documentazione d’archivio ci informa che negli anni tra il 1282 e il 1285 erano presenti in Chiavari 23 notai, un dato che conferma l’ascesa istituzionale del nuovo assetto cittadino. In seguito, tra il terzo e quarto decennio del Trecento, Chiavari divenne sede del Vicario per tutto il Levante, un ruolo di vero e proprio capoluogo da cui dipendevano ed erano subordinate le podesterie di Recco, Rapallo, Sestri, Moneglia ed il vasto entroterra. 

Dobbiamo quindi pensare a Piazza San Giovanni come al cuore pulsante della Chiavari di allora, con i palazzi a cornice caratterizzati da ampi loggiati, e con una presenza civica vivacissima durante l’intera settimana. Questa centralità durò sino alla fine del XV secolo, quando si diede l’avvio alla costruzione della Cittadella, prima con la torre addossata alle mura centrali, poi con il più ampio edificio circostante.

I lavori per l’edificio della Cittadella furono deliberati nel 1404. Si avviava un nuovo corso della vita pubblica e un nuovo ruolo della comunità sul territorio: le autorità e gli atti amministrativi si spostarono da piazza San Giovanni per trasferirsi nel nuovo palazzo. Allo scopo di finanziare l’operazione, un decreto dell’Ufficio di Moneta autorizzò l’alienazione di una vecchia struttura in piazza San Giovanni, il Pretorio, situato di fronte alla chiesa, e l’apertura di uno specifico mutuo; agli atti di finanziamento corrispondono le pratiche per rendere disponibile l’area e i diversi espropri. Gli atti notarili del tempo ci informano che dalla cessione dell’antico “pretorio di san Giovanni” erano stati ricavati 800 genovini d’oro dagli acquirenti Antonio Sanguineti e Giovanni Conio. Questi dati sono custoditi nel “Registro delle Spese” conservato presso l’Archivio di Stato di Genova. Qui viene citato anche un tal Martino della Torre, “Masachanus, Magister Operis Citadele Clavari”, direttore dei lavori e coordinatore delle demolizioni per creare gli spazi necessari. Fu allora che iniziò a delinearsi il profilo della piazza che oggi chiamiamo Mazzini, mediante un piano di successive demolizioni di caseggiati preesistenti, creando di fatto un vuoto dove prima c’erano le case. 

Nel fronte di Carruggio Dritto venne subito demolita la proprietà dei Vaccaro, una palazzata che continuava la via che oggi chiamiamo ‘della Cittadella’ fino di fronte alla vecchia bottega di ‘Pompeo’. Rimase in piedi a lungo il solo blocco di case a levante, il cosiddetto ‘caseggiato Botti’, che sarebbe stato abbattuto con un intervento ottocentesco di cui parleremo più avanti.

Il nuovo corpo di fabbrica circostante la torre era di forma rettangolare, con il lato sud che poggiava sul perimetro delle antiche mura; nel punto mezzano s’elevava la torre; a destra, in via della Cittadella, dove oggi sorge un panificio, s’apriva la porta della Marina che permetteva l’uscita dalla cerchia muraria verso il mare a sud. In un ampio e documentato studio conservato in Società Economica Giuseppe Pessagno fornisce minuti particolari sulla realizzazione dell’edificio e sulle diverse fasi successive, sino all’Ottocento con il definitivo cambio di destinazione, da Palazzo del governo a Tribunale circondariale, e l’intera ristrutturazione del Partini realizzata nel 1882. Successivamente a sud del Tribunale verrà costruito il palazzo municipale noto come Palazzo Bianco. 

In Società Economica è custodito un interessante manoscritto che riporta una precisa sintesi dell’intera pratica di demolizione del Caseggiato Botti, che porterà alla configurazione della piazza Mazzini come è visibile ai nostri giorni. La pratica fu avviata nel 1834, ma solo nell’anno 1840 si giunse alla prima intitolazione della nuova piazza: “22 maggio 1840. Il Consiglio Comunale per riconoscenza al Re Carlo Alberto e per la concessione all’acquisto e demolizione del caseggiato, delibera l’intitolazione della Piazza al sovrano”. Pochi giorni dopo, il 6 giugno del 1840, sono messe a dimora sui quattro angoli della piazza quattro tabelle marmoree con l’intitolazione. Nel manoscritto si ritrova anche la cronaca dell’inaugurazione, il 19 luglio 1840: “Il Corteo, di cui era presidente il Notaio Raffaele Garibaldi, con le autorità civili e militari, parte dalla Piazza Nostra Signora dell’Orto e giunge all’angolo orientale della Piazza (da Via dei Casaretto), mentre sparano le artiglierie e suona la Banda Cittadina. Lieti tutti gli altri invitati, si scopre la targa e le altre tre, con la cifrazione dell’augusto nome del sovrano”. 

Con il volgere degli eventi storici questa centralissima piazza, luogo di straordinaria rappresentatività per l’intera collettività, cambiò più volte il suo nome: fu infatti Piazza del Palazzo del governo, Piazza Nazionale, poi Carlo Alberto e infine Mazzini.

Spostiamoci in Piazza Fenice, realizzata con lo strumento del risanamento edilizio e la demolizione di un intero caseggiato malsano che ne ingombrava lo spazio. L’operazione fu avviata nel primissimo Ottocento e i proprietari degli immobili, Andrea Repetto e Giovanni Raggio, ne omaggiarono la municipalità per realizzare la nuova piazza. Nel 1937 questa fu adibita a sede del mercato coperto, edificio che fu inaugurato nella primavera del 1938 con la podesteria di Tappani. Nel 1964 venne poi approvata la delibera per la demolizione anche di questo edificio ormai cadente e malsano, operazione eseguita nel 1966 con la totale restituzione della piazza all’uso pubblico.

L’ultima storia legata agli spazi pubblici nella città antica è quella della Chiesa di San Marco, edificio di culto attivo sin dal XII secolo. Il complesso religioso fu chiuso durante la Repubblica Democratica e riutilizzato per attività laiche: il 28 febbraio 1798 ebbe sede qui il Circolo Costituzionale. Nel 1803 il municipio lo ristrutturò ad uso di Teatro Civico e la strada ne prese il nome. Il 27 gennaio del 1901 cessava di vivere Giuseppe Verdi: lo stesso giorno il consigliere avvocato Tullio Costa proponeva al sindaco Nicola Arata di intitolare al grande musicista di Busseto il teatro e la piazza circostante. Negli anni Sessanta del Novecento il teatro si presentava in pessime condizioni, e non ne fu previsto il restauro. La delibera comunale dell’8 agosto del 1963 decretò la demolizione del teatro creando lo spazio come lo vediamo ai nostri giorni. 

Dietro ogni edificio, ogni angolo di strada, c’è una storia. Conoscerle tutte significa mettere insieme i pezzi dello sviluppo urbanistico della città e la storia della comunità che nei secoli l’ha abitata.

(* storico e studioso delle tradizioni locali)

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