di ANTONIO GOZZI
“…non vinceranno né i più forti, né i più intelligenti, ma i più capaci di adattarsi…”
Charles Darwin
La riflessione che segue nasce da una lunga conversazione telefonica domenicale con il caro amico Michele Scandroglio (il Coronavirus consente tempi di dialogo che non ci ricordavamo più). Di Scandroglio ospitiamo in questo numero di ‘Piazza Levante’ un intervento sulla situazione del Tigullio occidentale.
L’interrogativo che insieme ci siamo posti è stato: cosa sarà del nostro Tigullio dopo il Covid 19, e in particolare cosa succederà alle attività economiche, commerciali, turistiche e di servizio?
È chiaro che nell’immediato prevalgono le preoccupazioni sul se, come e quando ripartire. Soprattutto alberghi, pensioni, bar, ristoranti e stabilimenti balneari fanno drammaticamente i conti con una stagione estiva irrimediabilmente compromessa, e molte di queste aziende e di questi imprenditori sono angosciati dalla domanda se riusciranno o no a sopravvivere al Coronavirus.
Anche le attività commerciali tradizionali e le attività industriali e di servizio sono incerte sul loro futuro e sulla capacità di mantenere mercati, clienti, fatturato.
Tutti siamo consapevoli che la ripresa sarà lunga e difficile perché la botta è stata di dimensioni impensabili e rialzarsi e resistere richiederà forza, intelligenza, disponibilità e tanta pazienza da parte di tutti.
Sono convinto però che se riusciremo a guardare un po’ più in là e se ci interroghiamo sui cambiamenti di filosofia e stili di vita, di abitudini, di bisogni e consumi indotti dalla terribile esperienza che stiamo vivendo, forse ci renderemo conto che per il Tigullio e per il suo entroterra la prospettiva potrebbe non essere così nera.
Perché dico questo?
Perché penso che il tema della qualità della vita, della qualità dei luoghi della nostra esistenza, della qualità dell’aria che respiriamo e dell’acqua che beviamo, della bellezza di ciò che è davanti ai nostri occhi sarà in futuro sempre più importante e ricercata.
Da questo punto di vista il Tigullio ha enormi carte da giocare e – come sostengo da tantissimo tempo – il legame con la Lombardia e in particolare con Milano, storicamente importante, lo diventerà ancora di più e ci aprirà prospettive di grandissimo interesse.
Moltissimi ‘milanesi’ (termine con il quale nel linguaggio della costa si è abituati a identificare i padani in genere) sono già proprietari di abitazioni nella nostra terra.
Prevedo che anche grazie alla diffusione dello smart-working (altra conseguenza del Covid 19 probabilmente irreversibile) moltissimi ‘milanesi’ decideranno e saranno in grado di rioccupare le loro seconde case liguri, molte delle quali non utilizzate da tempo, non solo per fugaci weekend ma anche per periodi più lunghi: perché non vivere tre o addirittura quattro giorni alla settimana nel Tigullio e tre o quattro a Milano?
Completato il collegamento ferroviario del terzo valico, l’accessibilità da nord alla nostra regione, e quindi anche al Tigullio, migliorerà di molto, e spostarsi in Liguria non sarà più l’imprevedibile avventura automobilistica (inquinamento, code, incidenti che spesso caratterizzano i viaggi in autostrada) vissuta fino ad oggi.
Il Tigullio sarà sicuramente oggetto di flussi di lombardi in entrata, aumentando la popolazione stabilmente, o semi-stabilmente residente. Non si tratterà soltanto di anziani pensionati, ma anche di categorie in età lavorativa, che vogliono cambiare il loro modo di vivere e che contemporaneamente, lo ripetiamo, ci collegheranno all’area più ricca e dinamica del Paese, portando progetti, sviluppando iniziative, stabilendo nuove relazioni di cui il Tigullio ha estremo bisogno.
Ciò provocherà da un lato una domanda crescente di ammodernamento e miglioramento delle abitazioni esistenti, che farà lavorare imprese edili, idraulici ed elettricisti per adeguare il più possibile le vecchie abitazioni agli standard richiesti dai nuovi residenti; dall’altro emergerà una domanda di acquisto di abitazioni caratterizzate da location interessanti e disponibilità di spazi esterni.
Le lunghe giornate di confinamento in casa nelle grandi città del nord, spesso in condomini affollati e anonimi, con poco spazio e poca aria, resteranno una ferita indelebile nel ricordo di moltissimi lombardi, che cercheranno nel Tigullio spazi più confortevoli e luoghi in cui vivere più piacevoli e meno affollati delle metropoli. Tale domanda riguarderà la costa ma anche il nostro bellissimo entroterra, che attraverso questi flussi potrebbe avviare un processo di re-antropizzazione quanto mai necessario, e manterrà elevati i valori immobiliari.
Gli agenti immobiliari sottolineano che in tempi di Coronavirus la casa tornerà ad avere un significato di bene rifugio, non in senso solo strettamente economico, ma nel senso più ‘umano’ di tana nella quale ripararsi e prepararsi all’epidemia prossima ventura. La pandemia sta facendo infatti scoprire vari aspetti dello stare in casa che da tempo, presi dalla frenesia del lavoro outdoor, non ricordavamo più: la casa-ufficio, la casa-palestra, la casa cucina-stellata, la casa social.
Noi dovremo accogliere con amicizia e simpatia i ‘milanesi’ che vorranno diventare, almeno a tempo parziale, cittadini del Tigullio, e per fare ciò dovremo vincere l’eterna, insopportabile, inspiegabile misantropia e scortesia dei liguri verso i foresti che è diventata addirittura leggendaria e che riempie sketch comici di ogni tipo. Ma soprattutto dovremmo avere la capacità di incentivare questa tendenza dei padani a spostarsi ammodernando, migliorando e adattando l’offerta turistica, commerciale e dei servizi ai nuovi standard, insomma migliorando di molto la capacità di accoglienza.
Faccio degli esempi per farmi capire.
I ristoranti e i bar certamente hanno ancora un futuro, ma dovranno essere capaci di rispondere alla nuova domanda di distanziamento; ci sarà bisogno di spazi più ampi, di terrazze all’aperto, di dehors capaci di accogliere più confortevolmente i clienti senza ammassarli gli uni sugli altri come spesso capita specie in stagione. I comuni dovranno accogliere le domande degli esercenti per l’affitto di maggiori spazi pubblici necessari a soddisfare i nuovi standard.
La ricerca di nuovi spazi, nuovi accessi, nuovi layout, nuovi percorsi riguarderà gli alberghi, gli stabilimenti balneari, le palestre e anche in questo caso il tema sarà come garantire il distanziamento delle persone senza perdere troppi utenti e troppo fatturato.
Le attività commerciali tradizionali beneficeranno dell’aumento della popolazione residente o semi-residente, ma dovranno specializzarsi e digitalizzarsi sempre di più per servire nuovi clienti anche da lontano.
Dovrà aumentare l’offerta culturale e la sua qualità, anche in questo caso con modalità atte a garantire il distanziamento e non eccessivi affollamenti. I nuovi residenti saranno abituati alle opportunità delle grandi città e quindi saranno un pubblico molte volte esigente e sofisticato.
L’entroterra, con i suoi ambienti straordinari opportunamente pubblicizzati e le sue escursioni, diventerà una meta privilegiata e molto ricercata.
La nautica da diporto dovrebbe avere un grande rilancio.
Nuovi prodotti, nuovi servizi, nuove imprese e nuovi imprenditori avranno dinanzi opportunità di business impensate.
Ciò potrebbe consentire a tanti giovani, che oggi se ne vanno dopo essersi formati nelle nostre ottime scuole superiori, di rimanere nel Tigullio per essere i protagonisti della nuova fase.
Con tutti i collaboratori di Wylab sto pensando a come essere utili e a come aiutare la comunità del Tigullio a progettare il post Covid 19. Ci piacerebbe aprire negli spazi di via Gagliardo un think-tank sul tema.