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Giovedì 5 febbraio 2026 - Numero 412

I Democratici già alla ricerca del candidato per il 2028: ma l’operazione non sarà per nulla semplice

Per alcuni è Gavin Newsom il combattente che i dem stavano cercando per evitare gli errori del 2024. Altri invece invitano ad andare oltre l’entusiasmo del momento
Gavin Newsom è il governatore della California
Gavin Newsom è il governatore della California
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Prosegue il nostro rapporto di collaborazione con la piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’, fondata e guidata dal giornalista Matteo Muzio. Il portale di ‘Jefferson’, con tutti i suoi articoli e le varie sezioni, è visitabile all’indirizzo https://www.letteretj.it, da dove ci si può anche iscrivere alla newsletter.

di MATTEO MUZIO *

Da quando la vittoria di Donald Trump alle ultime elezioni presidenziali è stata certificata, i democratici si sono chiesti da subito quale potrebbe essere lo sfidante alla Casa Bianca nel 2028. Difficile che Donald Trump, complice l’età e un limite costituzionale difficile da aggirare, sia della partita. 

Ad ogni modo certi dem si fanno avanti. E spesso hanno profili moderati. Come il governatore del Kentucky, Andy Beshear, o il senatore dell’Arizona Ruben Gallego, ancora fresco di elezione, che si stanno già facendo vedere nei luoghi delle primarie, come New Hampshire e South Carolina, molto lontano dai loro stati di residenza.

Alexandria Ocasio Cortez, erede della sinistra di matrice sandersiana, un mix di socialismo e di populismo economico, ancora esita. C’è però un candidato che scalpita più di altri e che sta usando la sua posizione in modo particolarmente spregiudicato. Se il governatore della California Gavin Newsom nel momento in cui aveva ricevuto l’annuncio dell’invio della Guardia Nazionale per sedare presunti disordini a Los Angeles (in realtà manifestazioni spontanee di reazione agli eccessi dell’Ice, la polizia antimigranti fortemente potenziata da Trump) aveva risposto in modo fermo ma istituzionale, ultimamente il tono è decisamente cambiato. 

È passato a imitare il tono dello stesso Donald Trump: attacchi pesanti sul personale al presidente e ai suoi accoliti, una risposta diretta al tentativo texano di modificare le mappe elettorali con un nuovo cambiamento ad hoc, improbabili creazioni fatte con l’intelligenza artificiale che lo ritraggono nelle vesti più disparate sul modello di quanto fatto dal mondo Maga. Una risposta che gli analisti hanno definito come “pugilistica”. E che ovviamente è da leggersi in ottica presidenziale. 

Per alcuni è proprio Newsom il combattente che i dem stavano cercando per evitare gli errori del 2024. Altri invece invitano ad andare oltre l’entusiasmo del momento e a guardare le sue molte debolezze: dal 2018 governa uno stato che non riesce a far fronte né al carovita né a una crisi abitativa che attanaglia le sue città maggiori come Los Angeles e San Francisco né riesce a fermare la proliferazione del traffico di droga dal confine messicano. Oltretutto, il mix di tasse e burocrazia spinge molte grandi imprese a muovere altrove la loro sede. In più, le sue posizioni centriste su diversi temi lo rendono un candidato non troppo gradito all’ala progressista. Senza contare che alcuni scandali, tra cui una cena elettorale in un ristorante di lusso della Napa Valley durante i lockdown del 2020, potrebbero tornare a morderlo più tardi. 

La scommessa del governatore, che nel 2023 aveva affrontato l’omologo repubblicano della Florida in un dibattito televisivo molto atteso che si è rivelato assai noioso, è che la saggezza politica tradizionale su background e posizioni coerenti su vari temi siano ormai accantonate dal trumpismo e che la tribalizzazione della politica statunitense, abbinata ai bassi livelli di gradimento del presidente in carica, ne favorirà l’ascesa. Se gli ex sudisti hanno votato un newyorchese, dicono i suoi sostenitori, quelli della Rust Belt potranno votare un californiano. Maschio e bianco, ovviamente. Potrebbe però non bastare affatto: in primis perché per comportarsi come Trump, serve una base come la sua, iperfedele anche contro ogni evidenza. Secondo, si tratta di un tipo di elettorato che deve sommare le istanze di moderati e progressisti senza perdere troppi cocci per strada. Una sommatoria, quella tra centro e sinistra, che anche nella politica italiana è sempre stata difficile da realizzare. Newsom quindi potrebbe essere anche lui come DeSantis una speranza fatua di una fazione disorientata. La strada per il 2028 è ancora lunga. E non passerà dal Golden State.

(* fondatore e direttore della piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’)

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