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Giovedì 12 febbraio 2026 - Numero 413

Frane, erosione, piogge e mareggiate: una storia che parte da lontano

I danni e i problemi ambientali colpiscono anche le nostre coste. L’allarme era già stato lanciato dal geografo Strabone
La violenta mareggiata che nel 1897 sferzò il fronte mare di Chiavari
La violenta mareggiata che nel 1897 sferzò il fronte mare di Chiavari
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di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

Metterò subito le mani avanti, a maggior tutela del possibile lettore: non sono un geologo e neppure un ingegnere ambientale. Sono un semplice esploratore dei luoghi dove viviamo, e conduco le mie indagini seguendo tracce storiche, carte e rilievi. Fatto questo preambolo, prendo spunto dalle continue notizie di questi giorni, in realtà simili se non uguali da diversi anni; sono cronache che riportano di persistenti frane e di smottamenti continui, con strade chiuse, di mareggiate rovinose con conseguente erosione della costa, di allerte meteo con piogge torrenziali e relativi danni.

Su questi temi vorrei tentare di verificare, sempre confermando il variare del clima come responsabile primario, se vi siano altre ragioni causali, sempre legate ad azioni dell’uomo che decide di disobbedire alla natura e creare gravi danni.

Come non rammentare le parole di Filippo Maria Bonino, cui è dedicato un angusto vicolo dietro al Cantero, quando fa menzione della sua terra d’origine nel trattato sulle opere per arginare il Tevere. In quest’occasione il chiavarese dedicò a Papa Alessandro VII l’opera “Il Tevere Incatenato, ovvero l’arte di frenar l’acque correnti – 1663”. In un capitolo del testo troviamo un importante riferimento all’Entella“Non così facile riesce regolare e frenare l’impeto rovinoso dell’Entella, fiume e torrente perenne dell’istessa mia patria, conosciuto da Plinio, noto ai cosmografi, il quale si compone e si forma di tre altri rovinosi torrenti”. Torrenti tanto rovinosi da diventare, nell’impianto dell’indicazione toponomastica, il Torrente Rovinale, cioè il Rupinaro

Per avere un dato indicativo basta verificare come la necropoli di Chiavari si sia nel tempo interrata: l’attività alluvionale del torrente ha cancellato, sotto circa quattro metri di terra, l’intero cimitero dell’età del Ferro.

L’attività alluvionale dei torrenti del territorio ha operato per un tempo talmente lungo da pregiudicarne la persistenza nella memoria. Oggi appare difficile valutare il significato delle tredici arcate nel ponte sull’Entella, volute nel XIII secolo per permettere il mantenimento di un’ampia zona golenale. Il territorio golenale era rispettato e doveva essere ben calibrato: da qui le tredici arcate del ponte della Maddalena. Quest’ area di sicurezza è stata sistematicamente erosa, utilizzata, con l’inserimento di capannoni, case, percorsi viari. Tutto ciò richiese poi nuove opere che ammazzano il territorio. Anche il “seggione” napoleonico si è tramutato da realizzazione ambientalmente sostenibile a muraglia in cemento armato.

Allo stesso modo lungo viale Kasman, in fregio al marciapiede, è stato inserito un nuovo muro simil-tavernetta, a scimmiottare una realizzazione a secco. Quest’opera dovrebbe proteggere dall’inondazione l’intera città, con i depositi di auto a traslocare i mezzi durante le allerte.

I danni e i problemi ambientali colpiscono anche le nostre coste. L’allarme era già stato lanciato dal geografo Strabone, che nei suoi scritti di Geografia indica la rupe di Sant’Anna come “saltus Tiguliae” (e noi più popolarmente la chiamiamo “Pietra Calante”). Un toponimo fortemente indicativo, un difficile passaggio che i popoli più antichi aggiravano con la vecchia Via Romana e che più recentemente può essere aggirata attraverso Valle del Fico, ma sempre ben lontano dalla furia del mare. La nuova strada lungo la costa, voluta ben vicino al mare, poi la ferrovia, ancora più vicina, richiesero una lunga lotta per riuscire a vincere i marosi, onde devastanti che ci obbligano ad aggirare le chiusure durante le mareggiate più violente. 

Anche la costa di Chiavari ne fu vittima, basta rileggere una pratica del 4 novembre 1897. In questo provvedimento si progettava “l’apertura di una nuova Via da Piazza dell’Orto alla Piazza del Cantiere”, l’attuale Viale delle Palme. Questo magnifico asse viario nasce da una fortissima crisi ambientale cui seguì una raccolta di firme dei cittadini di Chiavari. In una vibrante protesta dovuta ad un rinvio della realizzazione dell’opera, i cittadini scrivevano: “che ora s’impone e si rende urgente dopo i gravi danni causati dalle mareggiate alla strada ad i fabbricati lungo la spiaggia”.

Era il 18 ottobre del 1897, l’intero litorale aveva subito danni gravissimi, diverse case sul fronte mare erano crollate, la viabilità compromessa. Solo due giorni dopo una nuova raccolta di firme, questa volta è promossa dal Quartiere Saline, comunità raccolta più a ponente di quanto oggi indicato. “Noi sottoscritti abitanti della frazione Saline si rivolgono a Voi, o Signor Sindaco del Consiglio Cittadino, affinché nella Vostra saggezza deliberiate di por mano ad un’opera per la sua urgenza s’impone la costruzione. (…) L’urgenza e la necessità di tale opera si appalesano evidenti ove si consideri che il vecchio Corso al Cantiere mal resiste alla furia del mare e che presto, oltre che vedere la rovina degli edifici già incominciata, avremo quello di essere tagliati fuori dal resto della città”

Davvero difficile pensare che non fosse più possibile attraversare Chiavari sul Lungomare, ma la documentazione d’archivio ci racconta questa cronaca, con le foto d’epoca che illustrano con precisione i danni dei marosi. Anche in questo caso le opere dell’uomo si erano spinte troppo vicino al mare, togliendo lo spazio vitale per l’attività di ripascimento naturale alimentato dai materiali portati dai corsi d’acqua. 

Non passeranno molti anni, circa dodici, per vedere convocato in Chiavari il primo congresso di talassografia. All’ordine del giorno figuravano “le condizioni della spiaggia di Chiavari Lavagna”. La documentazione dei lavori è conservata in Società Economica. Il rilievo del profilo della spiaggia era arretrato tra i 48 metri del punto più a ovest, ai ben 97 nei pressi della foce dell’Entella, e a 160 metri nel primo punto di rilievo a Lavagna. 

Nel 1979 si tiene un importante “Convegno Nazionale per la difesa del litorale di Chiavari, Lavagna e Sestri Levante dall’erosione marina”, organizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. I successivi atti e il continuo monitoraggio resero ancora una volta visibili le responsabilità dell’uomo e delle le realizzazioni da lui volute. Veniva individuata la costruzione dei porti di Lavagna e di Chiavari come causa dell’interruzione del trasporto dei litotipi naturali dell’Entella, con conseguente accelerazione dell’erosione. Nel 1978 si registrò un avanzamento temporaneo dovuto al riversamento di detriti provenienti dalla costruzione dell’autostrada. 

Anche in questo settore la storia e la sua rilettura danno indicazioni precise e documentate, ma spesso la lezione rimane inascoltata e i danni avanzano.

(* storico e studioso delle tradizioni locali)

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