di ANTONIO GOZZI
L’opinione pubblica chiavarese, con le lentezze e le titubanze che spesso la caratterizzano, incomincia a interessarsi dello sciagurato progetto del depuratore in Colmata.
Ciò si deve all’impegno di un gruppo di cittadini riuniti nel Comitato ‘No al depuratore in Colmata’, il quale con un faticoso ma prezioso lavoro di documentazione e di approfondimento sta ponendo all’attenzione del pubblico le mille contraddizioni del progetto e le gravi ripercussioni che la sua realizzazione potrebbe avere per il futuro di Chiavari.
Anche l’Associazione culturale il Bandolo ha dato vita recentemente a una serata di approfondimento del tema al Cinema Mignon, che ha avuto una buona partecipazione di pubblico ed ha affrontato soprattutto problemi di natura tecnica ed economica.
Sabato 25 marzo alle ore 18 Il Comitato per il No al Depuratore in Colmata ha organizzato, presso il Teatro Caritas di Chiavari in via Marana 8, la proiezione di un docu-film sul tema, cui seguirà un dibattito.
Finalmente i cittadini verranno informati, cosa che non è stata fatta finora dalla Civica Amministrazione; questa forse pensava, sbagliando, di far passare alla chetichella la realizzazione di un’opera estremamente impattante per la città.
La posizione di ‘Piazza Levante’, che segnala il problema da oltre un anno, non è quella di chi si oppone sempre e comunque alla realizzazione di opere pubbliche, tanto meno quella di chi per ideologia è sempre sul fronte del no, teorizzando la ‘decrescita felice’.
Al contrario abbiamo sostenuto e sosteniamo opere a nostro avviso fondamentali come il tunnel della Fontanabuona, la realizzazione di centri direzionali per ridare a Chiavari un ruolo di capitale dei servizi e della direzionalità del Tigullio, il potenziamento della sanità pubblica e della Asl 4, la riapertura del Tribunale; e siamo stati protagonisti, sostenendo in ogni modo le politiche per le imprese digitali e l’innovazione, della nascita e della crescita di Wylab, il più importante incubatore della Liguria, chiamato per due volte da Cassa Depositi e Prestiti a partecipare a progetti nazionali.
Noi ci opponiamo al depuratore in Colmata esattamente per le stesse ragioni strategiche: e cioè perché riteniamo che l’opera sia contraria allo sviluppo di Chiavari e del Tigullio, e che la sua realizzazione comprometterà irrimediabilmente le prospettive del suo waterfront che, come tutti sanno e come dimostrano le scelte di Bucci e di Piano a Genova, rappresenta la risorsa più importante per lo sviluppo e la trasformazione delle nostre città di mare.
Le persone di buon senso si rifiutano di credere che un depuratore con le sue servitù e le sue puzze sia stato collocato in piena zona turistica accanto a un porticciolo che viene considerato uno dei migliori della Liguria, all’interno del quale è stato collocato anche il camino dell’impianto che emetterà i gas e i miasmi risultanti dal processo di depurazione, facendo scappare a gambe levate gli utenti del porto.
Le opere pubbliche non sono buone ‘di per sé’: vanno realizzate come si deve e dove si deve.
Ci sono poi una serie di aspetti economici e tecnici che mostrano ulteriormente l’insensatezza della scelta e che sono alla base di un contenzioso amministrativo davanti al Tar Liguria che un gruppo di cittadini coraggiosi ha avviato.
- La localizzazione è sbagliata non solo per i motivi strategici di cui sopra ma anche perché mettere un grande impianto industriale come è un depuratore, con macchinari complessi e delicati, in riva al mare è da dementi. Le mareggiate picchiano in quell’area con forza sempre crescente, come hanno dimostrato i disastri degli ultimi anni e, nonostante le costosissime opere di difesa a mare, rischiano di danneggiare gravemente il depuratore con tutte le conseguenze economiche e di interruzione del servizio immaginabili. Basta andare a vedere cosa è successo al depuratore di Santa Margherita anche lui collocato, secondo logiche vecchie, in riva al mare.
- Manca ad oggi del tutto il piano economico finanziario dell’opera. Non si sa in sostanza quanto costerà con annessi e connessi e in particolare con le costosissime opere di difesa a mare che potevano essere evitate con una diversa localizzazione. Gli esperti dicono che alla fine il costo totale potrebbe essere superiore ai 200 milioni di euro: più del doppio di quanto previsto in partenza, e di quanto consentito dalle delibere iniziali della Città Metropolitana. Attenti al riguardo alla responsabilità contabile e amministrativa degli organi che votarono quella delibera, ed all’impatto finanziario sui conti di Iren, che dovrà finanziare anticipatamente il costo dell’opera per poi recuperare l’importo a poco a poco dalle tasche dei cittadini.
- La procedura amministrativa è viziata anche da irregolarità e mancanza di adeguata istruttoria. Nessuna seria analisi è stata fatta delle alternative possibili, che pure vi erano e vi sono. È fortemente carente l’analisi di impatto ambientale perché manca completamente la descrizione e lo studio di dove far passare le condutture che porteranno all’impianto i liquami dell’entroterra visto che il depuratore è dimensionato per servire anche quei Comuni. Il passaggio delle condutture sarà per Chiavari un disastro, perché per anni via Piacenza, che con ogni probabilità sarà la sede del passaggio, verrà martoriata dai lavori, collassando definitivamente il traffico da e per l’entroterra.
- La tecnologia scelta, quella a membrane, è molto costosa dal punto di vista delle manutenzioni, specie quando l’impianto serve popolazioni in numero fluttuante tra estate e inverno, come è nel nostro caso. È inoltre estremamente energivora e i calcoli fatti dagli esperti indipendenti sul consumo di energia elettrica e sull’emissione di CO2 sono preoccupanti, alla faccia di ogni moderno approccio di sostenibilità e risparmio energetico.
E si potrebbe continuare a lungo ma non vogliamo togliere il lavoro al Comitato che con il suo docu-film in visione il 25 p.v. chiarirà bene questi e altri aspetti.
Ciò su cui vorrei soffermarmi concludendo è la novità politica che si profila sul tema del depuratore.
Quasi tutte le forze politiche chiavaresi hanno finalmente preso posizione. In particolare le forze del Centro Destra, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, con un comunicato durissimo hanno detto no al Depuratore in colmata, prendendo così le distanze dalle maggioranze che reggono la Regione e la Città Metropolitana, e che senza ascoltare ragioni sembrano voler proseguire come treni sulla scelta sbagliata.
Si sono dichiarati contro il depuratore in colmata la consigliera comunale capogruppo della lista Liberali e Riformisti legata al Terzo Polo, Silvia Garibaldi, che è stata anche una delle promotrici del Comitato per il No; il candidato Sindaco del M5S Davide Grillo, e ancora il consigliere del gruppo di opposizione Vola Chiavari Alessandro Calcagno e il consigliere indipendente eletto nelle liste del Pd Mirko Bettoli.
L’Amministrazione Comunale mantiene per ora silenzio sul tema, ma è la responsabile della scelta scellerata di localizzazione dell’impianto e della messa a disposizione dell’area. Così come non si conosce l’opinione dei consiglieri (di minoranza?) Giardini e Orecchia. Niente da dire, architetto e avvocato, su un tema così importante?
Hanno aderito alle posizioni del Comitato anche Legambiente, Lipu ed Europa Verde.
Ancora una volta ciò che colpisce di più sono due misteriosi silenzi.
Innanzitutto quello di Italia Nostra, il cui presidente locale, detto ‘Riccardo cuor di leone’, si è arrampicato sugli specchi pur di sganciarsi dalla scomoda posizione in cui si era messo da solo con una prima conferenza stampa contro il depuratore.
Ma soprattutto è assordante il silenzio del Pd, che su tutta la vicenda è stato di un’ambiguità sconcertante. Dopo le dichiarazioni contrarie al depuratore rilasciate al nostro giornale dal neo-segretario Bertani nel mese di dicembre del 2022, più nulla: non un comunicato, non un’iniziativa, passività totale. Nessuna risposta alla richiesta del Comitato di aderire alla battaglia contro il depuratore. Perché?
Forse perché è difficile rendere compatibile l’ecologismo estremista di Elly Schlein con gli interessi e i condizionamenti che provengono dall’essere al governo di Comuni che sono soci di Iren, come lo è Reggio Emilia. Anche il Pd ha in Iren il suo pezzo di potere, e probabilmente questo pesa, alla faccia dell’ecologismo e della transizione energetica.
E c’è ancora qualcuno che dice che Gozzi voleva mettere le mani sull’area di Colmata: balla cosmica, inventata da chi fa disinformazione sistematica e non ha il coraggio di confrontarsi sui contenuti e sul merito.