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di MATTEO MUZIO *
Le recenti intemerate di Donald Trump contro l’alleanza degli Stati Uniti con l’Europa e a favore dell’annessione della Groenlandia hanno spinto gli analisti a fare un’altra ipotesi, la più estrema. Se nel 1964 la causa legale milionaria del senatore repubblicano Barry Goldwater contro l’associazione americana degli psicologi, che lo aveva giudicato insano di mente senza una seria valutazione scientifica aveva fatto istituire la Goldwater Rule che impediva di formulare tali diagnosi da remoto, alcuni professionisti, oggi, trovano che i comportamenti sempre più bizzarri e fuori controllo del presidente americano rientrino in un caso dove questa regola si attenua: il “duty to warn”, il dovere di avvertire quando una persona potrebbe rappresentare un rischio per sé e per gli altri.
E quindi rieccoci a dove eravamo rimasti il 20 gennaio 2025, oltre un anno fa: così come Joe Biden anche Donald Trump ha imboccato la via del declino cognitivo? Diversi professionisti sanitari che postano sui social network fanno ipotesi precise, come la demenza frontotemporale. Al di là di questo però, era chiaro a chiunque avesse orecchie per ascoltare già in campagna elettorale nel 2024 che le sue posizioni sull’immigrazione e sulla vendetta da portare a termine contro nemici veri e soprattutto presunti, come il senatore californiano Adam Schiff o la deputata del Minnesota Ilhan Omar. E quindi, la domanda è: come mai nonostante fosse così estremo anche allora è stato comunque eletto con molti più voti rispetto al 2016 quando appariva meno fuori controllo di adesso?
Perché aveva fatto una promessa chiave: porrò rimedio al disastro più impattante del quadriennio di Joe Biden, il rialzo brusco dei prezzi dei generi di consumo. E i post sull’account ufficiale della Casa Bianca sembrano confermarlo: i prezzi stanno crollando. E in alcuni casi è vero: le uova costano molto meno rispetto all’anno appena trascorso e non tutti gli elementi, in primis costo del carburante e del lavoro, sono sotto il pieno controllo della Casa Bianca. Però alcuni dati diffusi dall’Ufficio federale lavoro e statistica restituiscono un quadro meno piacevole per il presidente: la carne è aumentata del 16,4%, il caffè di un sorprendente 19,8%, mentre la lattuga del 7,3% e il pesce surgelato dell’8,6%.
Complessivamente, dunque, anche se le famiglie possono fare colazione con più tranquillità, il pranzo e la cena danno più pensieri. La classe media deve fare qualche sacrificio in più mentre le fasce deboli devono andare verso le rinunce o affidarsi ad associazioni caritatevoli, per lo più religiose. E da parte della Casa Bianca la risposta è stata ambigua: da un lato si diceva che la questione del costo della vita fosse una “bufala aizzata dai democratici” mentre ora si parla di misure ambigue e controproducenti come il tetto del 10% sugli interessi delle carte di credito che avrebbe l’effetto di chiudere diverse linee legali di credito. Con conseguente rialzo di quelle extralegali, meglio note come “usura”.
Si può dire quindi che la promessa che ha spinto molti indipendenti a turarsi il naso per avere qualche sollievo sul carrello della spesa (non si parla della possibilità di mangiar fuori che ormai anche nelle versioni più popolari ha raggiunto cifre proibitive) non è stata mantenuta. E questo peserà nelle prossime elezioni di medio termine. Più delle gravi violazioni dei diritti umani dei migranti tormentati dagli agenti dell’Ice o degli scossoni dati alla relazione transatlantica.
(* fondatore e direttore della piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’)