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Giovedì 22 gennaio 2026 - Numero 410

Scuola, dopo due anni la didattica a distanza va in soffitta. Cambiano ancora le regole, mentre si apre il fronte di protesta su docenti e personale no Vax. I presidi: “Vogliamo maggiore chiarezza”

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di ALBERTO BRUZZONE

La dad, ovvero la didattica a distanza, va definitivamente in soffitta dopo due anni. Per il mondo della scuola è decisamente una svolta quanto accadrà a partire da domani, 1° aprile (e non si tratta di uno scherzo), con la fine dello stato di emergenza e l’entrata in vigore di misure decisamente meno restrittive, sul fronte dell’emergenza sanitaria e del contenimento del Covid-19.

In queste ore i dirigenti scolastici stanno informando il proprio personale (sia docenti che personale Ata), gli studenti e anche le famiglie attraverso apposite circolari, mentre ieri pomeriggio hanno partecipato a una riunione con gli esponenti dell’Anp, l’Associazione Nazionale Presidi, per comprendere a fondo come interpretare le nuove norme, anche in base alle indicazioni del Ministero dell’Istruzione.

L’elemento principale è appunto la dad: non ci sarà più, a meno che lo studente in isolamento, positivo quindi al Covid-19, non ne faccia richiesta attraverso una domanda specifica della famiglia (o direttamente dell’alunno, se maggiorenne) e corredata da una corrispondente certificazione medica. Per tutti gli altri, lezioni in classe in presenza, con l’utilizzo della mascherina chirurgica, mentre la Ffp2 entrerà in dotazione solamente nei casi di sorveglianza attiva.

Ok alle gite scolastiche, ok alle lezioni di educazione fisica senza dispositivi di protezione individuale, raccomandato il mantenimento della distanza interpersonale di un metro, divieto di entrata negli istituti se si ha una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi. Questo il contenuto delle circolari redatte dai dirigenti scolastici, mentre il principale problema rimane la gestione dei docenti e del personale Ata che non si sono sottoposti al ciclo vaccinale, ma che possono rientrare in servizio a partire da domani con il solo Green Pass base (tampone ogni 48 ore).

Come reso noto dal Decreto Riaperture, potranno lavorare, ma non insegnare in classe con gli studenti. È stato questo il punto di maggiore discussione ieri nell’incontro tra presidi e Anp. Secondo il direttore scolastico per le province di Genova e di Savona, Alessandro Clavarino, “dovranno essere i dirigenti a decidere come demansionare i docenti non vaccinati. Potranno, ad esempio, lavorare negli sportelli, in biblioteca, nelle segreterie, ma al momento indicazioni non ce ne sono. Può generare qualche perplessità questa decisione, però questa è l’indicazione che ci hanno dato, i presidi stanno ragionando su come muoversi”.

Nel corso della riunione sono emersi due elementi: il fatto che il personale scolastico guarito dal Covid, anche senza dosi di vaccino, è equiparato ai vaccinati con Super Green Pass, e il fatto che il personale scolastico no vax, in particolare i docenti, avrà in questa fase in cui non potrà insegnare un orario di trentasei ore settimanali.

Sono misure che non piacciono all’Anp: “Si è trovata una scappatoia, un cavillo per far rientrare i no vax sostanzialmente per non fargli fare nulla perché queste mansioni, non a contatto con gli studenti, di fatto non esistono, quindi è una finzione. Si è trovato un escamotage per riprendere a pagare lo stipendio a queste persone senza fargli fare nulla”.

E l’associazione dei presidi stigmatizza altri problemi: “Troppa genericità su alcune disposizioni, in particolare per quanto riguarda l’areazione dei locali e la raccomandazione di mantenere la distanza interpersonale subordinata alle condizioni strutturali-logistiche degli edifici. Sull’argomento dell’areazione dei locali riteniamo necessario un esplicito supporto alle scuole per la scelta delle migliori soluzioni”. Infine, la questione esami di stato: “Non è stata minimamente toccata, ma su questo punto sono necessari ulteriori e urgenti chiarimenti”.

Santo Deldio, presidente della sezione ligure dell’Associazione Nazionale Presidi, prova a trovare una spiegazione, rispetto al decreto legge 24/2022: “Se i docenti non vaccinati fossero rientrati in classe, si sarebbero dovuti licenziare i supplenti, che hanno il contratto sino a giugno e questo avrebbe comportato parecchi contenziosi. Io credo che la motivazione delle ultime regole sia questa. Si cerca, in generale, di dare il minor ‘disturbo’ possibile sia ai supplenti, sia a quei docenti e collaboratori scolastici che non si sono vaccinati. È la classica soluzione all’italiana per non scontentare nessuno, ma che costa parecchio perché bisogna pagare sia il docente effettivo che il suo sostituto”.

Ma che cosa potranno fare questi lavoratori, se non potranno insegnare in classe agli studenti? La circolare parla genericamente di “attività anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione”. All’atto pratico, secondo Deldio, “gli insegnanti possono preparare interventi didattici, essere utilizzati per le lezioni a distanza, occuparsi del recupero e dell’integrazione”, mentre Angelo Capizzi, che è il presidente dell’Anp di Genova, è molto più diretto: “Questa è una beffa per gli insegnanti che si sono vaccinati, ma anche per tutti gli italiani, perché verranno pagati stipendi doppi con le risorse pubbliche”. È l’ennesima puntata di un altro anno campale, per tutto il sistema scolastico italiano.

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