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Giovedì 23 luglio 2026 - Numero 436

Con la libertà di espressione non si scherza. Storia di un manifesto che ha fatto fatica a essere affisso

Il Comune non può sindacare sul contenuto dei manifesti da affiggere, sarebbe una palese violazione dell’art.21 della Costituzione sulla libertà di espressione
L'area della Colmata dove sarebbe dovuto sorgere il depuratore di vallata
L'area della Colmata dove sarebbe dovuto sorgere il depuratore di vallata
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di ANTONIO GOZZI

La vicenda del manifesto del Comitato “NO al Depuratore in Colmata” e del ritardo della sua affissione da parte dell’ICA, l’azienda che cura il servizio per conto del Comune di Chiavari, mi pare tutt’altro che banale (ne abbiamo parlato la scorsa settimana, leggi qui).

Il manifesto, in maniera del tutto civile, poneva una domanda ai consiglieri e agli amministratori della maggioranza che governa Chiavari: “Perché non avete fatto nulla per fermare questo scellerato progetto?”.

La domanda è più che lecita, soprattutto alla luce del fatto che in più di una occasione molti degli amministratori chiavaresi, a partire dal Sindaco, forse preoccupati per il seguito crescente del Comitato che ad oggi ha raccolto più di 2500 firme, si sono protestati a parole contro l’opera (anche se poi nei fatti si sono tutti costituiti in giudizio contro i ricorrenti al TAR).

Cambiare idea è lecito ed è anche giusto, soprattutto quando lo si fa rimettendo in discussione scelte obsolete e decisioni sbagliate. Ma gli amministratori pubblici hanno il dovere della serietà e di far seguire alle parole i fatti.

Se il Sindaco si dichiara contro il depuratore in colmata ha tutti gli strumenti per evitare che questo si realizzi, a partire dalla modifica della decisione con la quale la sua maggioranza ha previsto nel PUC l’inserimento del depuratore proprio in colmata. Inoltre può rifiutarsi di mettere a disposizione dell’Iren, che realizzerà il progetto, l’area di proprietà comunale su cui dovrebbe sorgere il depuratore .

Se non lo fa, fa solo del ‘bla bla bla’ e prende in giro i chiavaresi.

Il Sindaco metropolitano Bucci ha più volte dichiarato, non ultimo in occasione del convegno organizzato da ‘Piazza Levante’ un anno fa, che il depuratore si deve fare ma che dove farlo lo decide il Comune di Chiavari (qui l’intervento, al minuto 1:50): e quindi?

Ma ritorniamo al manifesto, e cerchiamo di ricostruire quanto accaduto con gli elementi che abbiamo e alla luce delle spiegazioni fornite a posteriori dal comune e da ICA.

Gli impiegati dell’ICA quando ricevono il manifesto forse vanno in crisi: ohibò, un manifesto contro il Comune di Chiavari che è quello che ci dà l’appalto? Chiamano il capo-area per sapere cosa fare e in attesa del suo parere si appellano al periodo elettorale e alle cautele che la legge prevede per la comunicazione politica in questo periodo.

Ma le loro preoccupazioni sono infondate, come confermato al Comitato dal CoReCom, l’ente deputato alla vigilanza sulla correttezza della comunicazione, prontamente interpellato dal Comitato stesso: nel manifesto non vi è alcun riferimento partitico né a candidati alle prossime elezioni europee. E allora? E allora l’incertezza dell’ICA continua (forse il capo area non si trova) e il manifesto non si riesce ad affiggere.

Sblocca tutto un articolo di ‘Piazza Levante’ della settimana scorsa in cui si denunciano i fatti; tra gli altri, che un importante membro dell’amministrazione in carica ha inviato in proposito un messaggio irridente a un membro del Comitato, così dimostrando di conoscere il manifesto e il suo contenuto.

Come faceva a conoscere l’esistenza e il contenuto del manifesto un autorevole esponente dell’Amministrazione civica? Secondo ICA, si è trattato di ‘un comportamento inadeguato da parte di qualche dipendente’.

Sarà così. Certo è triste pensare che dopo quasi ottant’anni di democrazia il senso della libertà di espressione e del legittimo dibattito tra amministratori e amministrati sia così poco radicato da far cadere gli impiegati in errori così marchiani.

Ed ancor più inquietante è che membri dell’Amministrazione comunale, che dovrebbero conoscere ancor meglio i limiti delle loro prerogative, vengano a conoscenza di un manifesto che non si riesce ad affiggere perché l’ICA (pardon, ‘qualche impiegato’) cincischia, e non dichiarino immediatamente di non aver titolo a decidere dell’affissione. È una cosa che fa pensare male.

Ancor più fa pensare male l’email inviata dall’impiegato dell’ICA al Comitato poche ore dopo l’uscita del citato articolo di denuncia di ‘Piazza Levante’; e- mail in cui si dichiara “…ottenuto il benestare del Comune… si affigge”.

Anche qui secondo ICA la correlazione dello sblocco dell’affissione all’ottenuto ‘benestare del Comune’ andrebbe ascritta ad una erronea, impropria ed errata interpretazione da parte di qualche dipendente, evidentemente ignaro del fatto che ‘non sussiste alcuna corrispondenza in tal senso tra gli uffici comunali e il concessionario’.

E in effetti, ci mancherebbe: il Comune non può sindacare sul contenuto dei manifesti da affiggere, sarebbe una palese violazione dell’art.21 della Costituzione sulla libertà di espressione.

Ed avrebbe ragione chi ha scritto: “Ma adesso per fare opposizione all’Amministrazione Comunale bisogna avere il permesso dell’Amministrazione Comunale stessa?”.

Con i diritti costituzionali non si scherza.

In realtà la vicenda meriterebbe almeno una seria indagine da parte del Sindaco di Chiavari per capire come davvero sono andate le cose. Fa pena ascoltare versioni che tendono a scaricare tutte le responsabilità su un povero impiegato dell’ICA che adesso qualcuno importante in Comune vorrebbe ‘licenziare’, come se fosse un suo dipendente. E se ci chiedete chi è costui ve lo diciamo perché abbiamo testimoni che oltre ad ascoltare la minaccia al povero impiegato hanno ascoltato anche minacce di querela a ‘Piazza Levante’. Noi siamo qui pronti e con le spalle larghe. Mentre il povero impiegato va difeso, e noi vigileremo su eventuali ipotesi di licenziamento senza giusta causa. E pure sul rinnovo delle concessioni.

La tristezza e la preoccupazione è che tutta la vicenda potrebbe dimostrare il persistere a Chiavari di un brutto clima fatto di minacce, relazioni improprie, pressioni e controlli indebiti che rappresentano la peggiore eredità dell’era Agostino.

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