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Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

Rapallo da record: ben sei convocate nel Setterosa

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Chissà che la pattuglia gialloblu non possa diventare per la pallanuoto femminile quello che nel calcio fu (e in parte è) il blocco bianconero. Il Rapallo come la Juventus ‘piglia tutto’?
Sei principesse fiorite o richiamate alla corte degli Antonucci – il presidente Enrico e il tecnico Luca – hanno portato il nome del club in Nazionale. Il Setterosa, come è chiamata dagli addetti ai lavori la massima rappresentativa italiana femminile, non ha mai parlato così ligure come negli ultimi tempi.

E la tendenza sembra prendere vigore. Nella recente finale di Europa Cup disputata al Palazzo del Nuoto di Torino contro le formazioni più forti del continente ossia del mondo – esclusi i quasi imbattibili USA – la squadra sperimentale preparata dal Commissario Tecnico Fabio Conti ha ottenuto il minimo dal punto di vista del puro risultato – si è piazzata quarta, ma ha preso confidenza con i cambiamenti fondamentali introdotti dalla Fina con una manciata di nuove regole che saranno obbligatorie per tutti dalla prossima stagione.

È importante che abbia scelto ben sei gialloblu per iniziare un percorso che in due anni dovrebbe portare l’Italia a giocarsi qualcosa di importante tra Mondiali e Olimpiadi. Erano in acqua Giulia Emmolo, Federica Lavi, Silvia Avegno, Giulia Viacava, Sofia Giustini e Carolina Marcialis. Un efficace compendio di come ha operato e cosa ha saputo conquistare la dirigenza rapallese in questo quadriennio: liguri cresciute altrove ma che al Poggiolino stanno trovando la giusta valorizzazione (Avegno e Viacava), una ‘foresta’ che si è integrata benissimo (Lavi), una campionessa imperiese convinta a tornare in Italia dopo aver vinto tanto all’estero (Emmolo) e due scommesse stravinte.

Una, Sofia Giustini, è il domani, un talento debordante di soli 16 anni, una gemma preziosa scovata nelle giovanili e lanciata tra le grandi senza paura di bruciarla. Infine una ex grande promessa, una ragazza di Bogliasco che sei anni fa aveva scelto un altro percorso di vita: Carolina Marcialis. Il rischio qui era enorme; due stagioni fa decise di tornare in acqua, voleva dimostrare che una mamma di due splendidi bambini, a 26 anni, poteva tornare a essere un’atleta di vertici e cimentarsi sul massimo palcoscenico, quella serie A che aveva solo sfiorato a 18 anni, prima di innamorarsi e prendersi una lunga pausa.
I soliti maligni avevano liquidato il suo accordo con il Rapallo come un’operazione di puro marketing. A Carolina bastarono poche partite per far rimangiare certi giudizi frettolosi: non era la moglie di ‘Fantantonio’ Cassano, era Marcialis, un difensore con i controfiocchi alla quale bastarono pochi mesi di allenamenti con le compagne per tornare a essere quella di Bogliasco. Ancora meglio nella stagione attuale, con una rosa più articolata e ricca di talento, le sue qualità sono esplose: marcatrice spietata, capace di fronteggiare le big nostrane e pure straniere senza perdere un duello, con un gran braccio che scaglia proiettili che spesso vanno a bersaglio. A suon di prestazioni e non per raccomandazioni si è imposta all’attenzione del c.t. Conti che l’ha messa sotto osservazione e alla fine convocata. Ha saputo aspettare il suo turno, in ogni senso: era nel giro delle nazionali giovanili prima di prendersi la lunga pausa per matrimonio e doppia maternità, dieci anni più tardi ha pazientato nel lungo collegiale di preparazione alla Europa Cup e nelle stesse finali piemontesi ha fatto panchina per gran parte delle due partite. Finalmente, nel primo tempo della finalina per il terzo posto contro l’Ungheria è scoccato il suo momento: Fabio Conti le ha fatto cenno di buttarsi in acqua, e così la signora Carolina Marcialis Cassano ha inserito il suo nome negli annali della nazionale maggiore.

Un breve giro, solo pochi minuti per fare respirare le titolari, ma è stato sufficiente. È un primo passo importantissimo, il riconoscimento di un percorso di risalita che ha pochi equivalenti in uno sport molto duro, che richiede allenamenti continui e prolungati, che fa pagare dazio anche a chi si ferma per una settimana, figuriamoci per molti anni. Lei, sul suo seguitissimo profilo Instagram, ha commentato il suo esordio con un lapidario inciso: “Datti dei grandi obiettivi e non fermarti finché non li raggiungi”. Un premio per lei, un’altra medaglia al fiuto del presidente e del tecnico del Rapallo, il dinamico duo degli Antonucci che passo dopo passo, senza avere alle spalle sponsor o finanziatori milionari, ha portato la società gialloblu a livelli mai raggiunti prima. In grado di lottare per lo scudetto, competitivi in campo europeo, un settore giovanile che miete titoli e medaglie in tutte le categorie, il Setterosa che anche alle finali di World League in programma a giugno potrebbe essere formato per metà o quasi da atlete del Rapallo. Se non è un prodigio, poco ci manca.

(d.s.)

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