di ALBERTO BRUZZONE
La riforma delle Province non può limitarsi a ripristinare l’elezione diretta dei presidenti e dei consiglieri. Per restituire a questi enti un ruolo effettivo, occorre intervenire anche sulle competenze, sulle risorse economiche e sul personale. È questa la posizione di Valentina Ghio, deputata ligure del Partito Democratico, già sindaca di Sestri Levante per due mandati e vicesindaca della Città metropolitana di Genova durante la fase di trasformazione istituzionale seguita alla riforma degli enti provinciali.
Il suo intervento si inserisce nel confronto sul futuro delle Province riaperto dalle parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che, intervenendo a Imperia alla 39ª Assemblea nazionale dell’Unione delle Province d’Italia, aveva richiamato la necessità di porre fine a una transizione istituzionale rimasta incompiuta.
Un tema già affrontato da ‘Piazza Levante’ nell’articolo Province, Mattarella a Imperia: basta transizione incompiuta, serve una nuova riforma, e successivamente attraverso il confronto con il deputato ligure di Forza Italia, Roberto Bagnasco, che ha sostenuto il ritorno all’elezione diretta nell’articolo Tornare alle Province vuol dire andare avanti.
Ghio condivide la necessità di superare l’attuale assetto, ma invita a guardare oltre il semplice ripristino del modello precedente. “Sono convinta che ci sia la necessità di una revisione profonda, non tanto guardando indietro, non tanto pensando a un ritorno al passato, ma modificando questa situazione, che Mattarella ha giustamente definito un limbo. Perché questo non fa bene al territorio”.
L’esperienza diretta nella Città metropolitana
Una posizione che nasce anche dall’esperienza amministrativa vissuta in prima persona. Durante il periodo in cui Marco Doria era sindaco di Genova, Valentina Ghio ha ricoperto il ruolo di vicesindaca metropolitana, seguendo da vicino il passaggio al nuovo assetto istituzionale e le difficoltà che ne sono derivate.
“Ricordo molto bene il taglio di personale e di risorse, drammatico in quegli anni, in cui l’ente ha perso un numero considerevole di dipendenti”, racconta. Tra le deleghe di cui si era occupata c’era anche la redazione del Piano strategico metropolitano. Un lavoro di programmazione e confronto con i Comuni che, tuttavia, si scontrava con l’incertezza sulle risorse effettivamente disponibili.
“Si andava in giro per i Comuni con grandi parole e grandi intenzioni, ma senza avere la certezza che ci sarebbero state abbastanza risorse”. Una difficoltà che, secondo la deputata, ha contribuito a indebolire soprattutto i territori più fragili. Le Province meno strutturate, infatti, non sono riuscite a svolgere pienamente la funzione di raccordo e supporto di cui avrebbero avuto maggiore bisogno proprio i Comuni con minori capacità amministrative e finanziarie.
“Le Province più deboli hanno finito per aumentare il divario tra i territori più forti e quelli più fragili, che sono quelli che avrebbero maggiormente bisogno di un ente di questo tipo. Si è creato un vuoto istituzionale”.
Elezione diretta, ma anche competenze e finanziamenti
Il Partito Democratico, ricorda Ghio, ha depositato una proposta di legge al Senato per intervenire sull’attuale sistema. Un’iniziativa che si inserisce in un quadro più ampio, nel quale anche altri gruppi parlamentari hanno presentato proposte di riforma.
Per la deputata, tuttavia, il nodo non può essere affrontato concentrandosi esclusivamente sulle modalità di elezione degli amministratori. “Non basta soltanto cambiare il sistema di elezione. Credo che sia importante, ma deve essere un passaggio che avviene insieme alla definizione chiara delle competenze. Oggi ci sono spazi ibridi tra Comuni, Regioni e Province rispetto a determinate funzioni”.
Il nuovo assetto dovrebbe quindi prevedere una precisa distribuzione delle responsabilità tra i diversi livelli istituzionali, accompagnata da un rafforzamento delle strutture amministrative e finanziarie.
“Deve essere preceduto dall’incremento dei trasferimenti economici e del personale e, insieme, ci deve essere anche la modifica del sistema elettorale con l’elezione diretta. Altrimenti faremmo di nuovo le nozze con i fichi secchi: eleggeremmo delle persone che non hanno gli strumenti per dare risposte”.
Il rischio, secondo Ghio, è quello di realizzare una riforma soltanto formale, che restituisca legittimazione democratica agli amministratori senza però consentire loro di svolgere concretamente il proprio lavoro. “Quello che non deve essere fatto è l’ennesima riforma a costo zero. Questa riforma, oltre a cambiare le regole di elezione, deve mettere risorse pubbliche affinché questi enti siano concretamente in grado di dare risposte al territorio”.
Strade e scuole superiori, le priorità per i territori
La questione delle risorse diventa particolarmente evidente quando si guarda alle funzioni che gli enti provinciali sono chiamati a svolgere. Tra queste, Valentina Ghio richiama soprattutto la gestione della viabilità e delle scuole superiori, ambiti nei quali le difficoltà finanziarie e organizzative si riflettono direttamente sulla vita quotidiana delle comunità.
“Le competenze prevalenti riguardano le strade e le scuole superiori. Basta pensare allo stato degli edifici scolastici: è certamente uno dei punti su cui intervenire”.
Una questione particolarmente rilevante per la Liguria, dove la conformazione del territorio e la presenza di numerosi Comuni piccoli e distanti dai principali centri urbani rendono indispensabile un livello istituzionale intermedio capace di coordinare interventi e servizi.
Il tema, dunque, non è soltanto quello della rappresentanza politica, ma anche della possibilità di garantire collegamenti, manutenzione delle infrastrutture e strutture scolastiche adeguate, senza lasciare indietro le aree più periferiche.
Una riforma nella prossima legislatura
Ghio guarda con realismo anche ai tempi dell’intervento legislativo. Negli ultimi anni, osserva, non si sono registrati passi avanti significativi, nonostante le proposte depositate e le occasioni che avrebbero potuto consentire di affrontare il tema, anche nell’ambito della revisione del Testo unico degli enti locali.
“Abbiamo perso quasi cinque anni. In questi quattro anni e mezzo di governo il percorso non è andato avanti, né nella riforma del Testo unico degli enti locali, dove potevano esserci degli agganci, né attraverso le proposte di legge sulle Province depositate al Senato”.
Anche per questo, considerando l’incertezza sui tempi delle prossime elezioni politiche, la deputata ritiene difficile che una riforma organica possa essere approvata prima della conclusione della legislatura.
La questione, però, dovrà necessariamente tornare al centro dell’agenda politica nazionale. E il punto di partenza, per Ghio, dovrà essere un intervento complessivo che tenga insieme tre elementi: chiarezza delle competenze, maggiori trasferimenti economici e personale adeguato, oltre a un nuovo sistema elettorale fondato sull’elezione diretta. Perché restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti è importante, ma non sufficiente. Gli amministratori provinciali devono anche poter contare sugli strumenti necessari per esercitare il proprio mandato e rispondere alle esigenze delle comunità.
È questa, in definitiva, la condizione per uscire davvero dal limbo istituzionale e restituire alle Province una funzione concreta nella vita dei territori.