di ANTONIO GOZZI
Qualche giorno fa nella magnifica sede dell’Ambasciata di Francia a Roma, a Palazzo Farnese, si è svolto un interessante convegno dal titolo “Francia-Italia Nucleare Day”, organizzato da EDF, Edison e Nuward, la società di EDF che si occupa del SMR, Small Modular Reactors, i reattori nucleari di nuova generazione.
L’obiettivo degli organizzatori era rilanciare e sostenere la collaborazione tra Italia e Francia sul tema dell’energia nucleare, e in particolare una collaborazione industriale tra aziende francesi e aziende italiane sul futuro delle tecnologie del nucleare, rappresentato appunto dalle piccole centrali dette di quarta generazione, gli SMR.
Queste tecnologie dovrebbero nel giro di 8-10 anni consentire la realizzazione di reattori nucleari di piccola taglia e modulari per produrre energia elettrica e calore attraverso la fissione nucleare. Essi rappresentano una promettente prospettiva soprattutto per l’alimentazione di stabilimenti industriali energivori come acciaierie, impianti chimici ed altri complessi manifatturieri.
Le differenze principali rispetto alle centrali nucleari tradizionali riguardano la potenza elettrica (fino a 300- 400 MW contro i 1200-1600 MW delle centrali tradizionali), le dimensioni ridotte, le modalità di costruzione che sono più semplici perché la piccola taglia favorisce la realizzazione degli impianti non in loco ma in fabbrica, e la possibilità di installare più moduli nello stesso sito.
Gli SMR sono progettati per essere più sicuri delle grandi centrali nucleari convenzionali soprattutto grazie a tre caratteristiche: dimensioni ridotte, sistemi di raffreddamento passivi e minore necessità di intervento umano in situazioni di emergenza. L’innovazione più importante è il raffreddamento passivo. In diversi progetti di SMR il raffreddamento del combustibile invece che essere affidato a pompe, alimentazione elettrica e dispositivi meccanici può avvenire sfruttando fenomeni fisici naturali, quali circolazione naturale dell’acqua, gravità e trasferimento del calore senza pompe elettriche.
Questo significa che, in determinati scenari incidentali, il reattore può continuare a raffreddarsi anche in assenza di elettricità esterna.
La ridotta dimensione, poi, comporta una minore quantità totale di calore residuo da smaltire dopo lo spegnimento. Così anche il problema delle scorie viene grandemente ridimensionato. Vi sono poi altre soluzioni tecniche che migliorano ulteriormente gli standard di sicurezza.
Per la siderurgia a forno elettrico italiana, che è la più decarbonizzata del mondo (nessun altro paese produce più del 90% dell’acciaio con la filiera elettrica) questa tecnologia è strategica per il futuro.
Un SMR da 300MW, con un fattore di capacità del 90% potrebbe produrre 2,36 TWh all’anno: una quantità significativa, che in aggiunta alle energie rinnovabili già disponibili in rete e che cresceranno ancora nei prossimi anni consentirebbe il mantenimento della competitività dell’acciaio italiano soprattutto in presenza di prezzi elevati dell’elettricità e dei costi degli ETS.
Ma quanto sarebbe l’investimento in macchine del genere e quanto verrebbe a costare il MWh prodotto? Qui sta il punto, perché fino ad oggi sia i costi di investimento che il costo del MWh elettrico prodotto restano elevati. Ciò si deve al fatto che le tecnologie, e soprattutto i processi produttivi e di realizzazione di queste macchine, non sono ancora sviluppati su larga scala e che non è ancora stata raggiunta la standardizzazione necessaria ad abbattere il livello degli investimenti e dei costi. D’altro canto, è stato così anche per le rinnovabili e le batterie, all’inizio molto costose e poi progressivamente più convenienti.
Non c’è dubbio che anche il nucleare di nuova generazione, come tutte le fonti pulite, vada accompagnato da un sostegno di politica industriale, ome è stato fatto per le rinnovabili che fino ad oggi sono costate alle famiglie e alle imprese italiane con accise in bolletta 200 miliardi di euro circa. Siamo convinti che il sostegno al nucleare di nuova generazione costerebbe molto meno e, senza ulteriore aggravio per famiglie e imprese, potrebbe essere fatto con il décalage dei contributi alle rinnovabili ormai in corso.
Il grande vantaggio del nucleare di nuova generazione è che oltre che energia decarbonizzata potrebbe fornire energia di base e continua, fondamentale per i processi industriali, un tipo di energia che le fonti rinnovabili intermittenti non sono in grado di fornire.
A proposito della collaborazione tra Francia e Italia, e a proposito di nucleare di nuova generazione, già nel giugno del 2024 è stato firmato un protocollo di intesa tra EDF, Edison, Federacciai e Ansaldo riguardante due aspetti: la collaborazione industriale tra i due Paesi sulle tecnologie degli SMR. Ansaldo e un cospicuo numero di imprese italiane infatti sono da tempo fornitrici di EDF sul nucleare, e il nostro Paese ha mantenuto un livello di competenze e di manifattura molto importante nel settore; e la possibilità da parte degli elettrosiderurgici italiani di stipulare un contratto a lungo termine (PPA) di energia elettrica nucleare con EDF, che è disponibile a farlo in attesa che si realizzino anche in Italia impianti di nuova generazione.
Questa possibilità di fare importazioni dirette dalla Francia per gli industriali energivori italiani non è però consentita oggi dalle regole europee, così come paradossalmente l’energia nucleare, pur essendo energia decarbonizzata, non dispone di certificati di origine e quindi non vale ai fini della contabilità aziendale degli ETS. Oggi ai fini di questa contabilità l’acquisto di energia nucleare pulita è equiparata all’acquisto di energia da idrocarburi (a proposito di estremismi e ideologismi del green deal)!
Per ovviare a queste storture nel recente vertice Francia-Italia di Antibes i due Ministri dell’energia hanno deciso di costituire una commissione di lavoro comune per fare alla Commissione Europea una proposta franco-italiana sulle due questioni sopra evidenziate. Bisogna far partire rapidamente questi lavori.
Bisogna avanzare rapidamente su questo terreno. Il Governo e il Parlamento italiano con un voto storico hanno rilanciato la possibilità di avere anche in Italia una produzione di energia nucleare di nuova generazione. Il trattato del Quirinale è li a favorire la cooperazione industriale tra Italia e Francia.
Potrebbe essere un grande progetto industriale europeo su un terreno, uno dei pochi, sul quale l’Europa industriale ha qualcosa da dire.