di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *
Quello dell’energia è uno dei temi fondamentali per il prossimo futuro. Le tensioni ed i conflitti internazionali stanno determinando una crisi che coinvolge l’intero pianeta, in particolare compromettendo l’uso dei combustibili. Le notizie dei media sono incentrate su questi temi, l’arrivo di una bolletta di gas e luce è atteso con grande apprensione. La speranza è che si possa mettere fine alle problematiche internazionali che utilizzano dazi ed embarghi, scelte che finiscono per determinare alti costi e sacrifici per tutti, in particolare sul tema dell’energia.
L’energia e la sua diffusione possono costituire un tema interessante per l’analisi dello sviluppo economico e tecnologico tra Otto e Novecento nel nostro territorio, dove, in quel passaggio di tempo, si presentarono le prime occasioni di produzione e distribuzione di nuove fonti d’energia, prima il gas e a seguire l’energia elettrica per giungere infine all’acquedotto.
Per secoli la sola fonte di combustibile utilizzabile era il legname, trasformato in carbone naturale nelle numerose “carbonine” attive sul territorio, e per illuminare gli ambienti l’olio lampante e il petrolio. Su ‘Piazza Levante’ abbiamo già affrontato e ricostruito l’installazione dei primi lampioni in città, un sistema complesso che utilizzava l’olio e il petrolio, mezzi combustibili che non permettevano una reale illuminazione e durante le notti di luna piena non erano neppure accesi, tanto flebile era la luce che potevano garantire.
La prima vera illuminazione efficiente a Chiavari fu possibile grazie all’apertura nel 1880 dello stabilimento di produzione del gas avviato dalla Società Nazionale per Gazometri, un’impresa di livello nazionale. Lo stabilimento si trovava lungo la costa marina, tra la foce dell’Entella e il Conservatorio Gianelli, e dal primo Novecento nell’officina di via Trieste. In questo impianto si produceva il gas illuminante, popolarmente indicato come gas di città. Lo stabilimento utilizzava il processo di distillazione a secco del carbon fossile, e la parte dell’opificio che conteneva l’impianto era denominata officina del gas. Nell’area dello stabilimento era costruito il gazometro, un grande corpo cilindrico per stoccare il combustibile e controllarne la pressione, garantendo così la distribuzione nella rete cittadina.
Negli anni Novanta dell’Ottocento si iniziano ad installare i primi lampioni a gas. La delibera di quattro punti illuminanti, installati in piazza Carlo Alberto (oggi Mazzini), è del sindaco Riccardo Rocca dell’8 febbraio 1890. In quella data era già stato messo in opera l’opificio e realizzata la rete che avrebbe portato il gas sino ai quattro lampioni primordiali della pubblica illuminazione a Chiavari. La realizzazione della rete proseguì per diversi anni e le tubazioni di distribuzione si allargavano in diverse zone; lo stesso distributore permetteva i primi allacci privati e l’illuminazione raggiungeva abitazioni, così come si potevano utilizzare le prime rare cucine a gas.
La tenuta degli impianti era assai complessa e spesso si dovevano richiedere interventi per rimuovere i depositi che ostruivano le tubazioni. In questo caso era necessario, attraverso specifiche valvole, installare dei congegni per ripulire le reti. A queste problematiche vanno aggiunte le notevoli tensioni tra amministrazione comunale e il gestore dell’impianto, Società Nazionale per Gazometri. La pubblica amministrazione richiedeva una rete più ampia e un servizio più diffuso, ma la Società non riusciva a rispettare i tempi. Queste querelle portarono l’amministrazione a minacciare di disdire i contratti in diverse occasioni.
La comodità del gas e la sua possibile distribuzione ne incrementarono rapidamente l’uso e un più diffuso utilizzo nelle famiglie. Si giunse così alla realizzazione di un nuovo impianto nella zona tra piazza Roma e via Trieste, una rinnovata officina del gas e l’impianto di stoccaggio sin dal 1912. A quell’epoca il gas di città viveva un forte incremento nell’uso, l’illuminazione era diffusa in quasi tutta la città e l’uso domestico ne confermava il successo come nuova fonte energetica. A questo riguardo come non rammentare lo scaldabagno tuttora presente presso il Palazzo Rocca, un vero gioiello d’archeologia industriale, un monumento alla possibilità d’avere l’acqua calda nei servizi igienici come vera affermazione di progresso.
Il progresso nell’uso del gas di città proseguì sino alla costruzione del nuovo impianto a Caperana, tuttora visibile, con la grande campana di deposito. Qui un immenso coperchio conteneva il combustibile che con l’utilizzo scendeva verso il basso e ne garantiva la pressione d’uso in tutta la rete ormai estesa all’intera Chiavari.
L’evoluzione tecnica non si fermava; ora il grande impianto di Genova, l’Opificio di via delle Gavette, poteva trasformare in grandi quantità il combustibile e portarlo a Chiavari. Sono in tanti ancora coloro che rammentano un grande camion con decine di bombole in pressione che tutti i giorni faceva la spola da Genova a Chiavari per immettere il gas nella rete e garantire un buon approvvigionamento. Il gas non aveva ancora cancellato del tutto i secolari “carbonini”, botteghe che vendevano carbone e legna, e che nel tempo divennero distributori delle bombole del gas, una novità che raggiunse le famiglie non ancora collegate alla rete. Erano delle ‘Api’ Piaggio, piccoli carretti o biciclette dotate di apposito cestello che recapitavano la bombola a domicilio, in spalla su per le scale con la mitica “chiave del rubinetto”, un gesto che rappresentava un servizio diffuso, un vero lavoro degli ultimi “carbonini” di Chiavari. Poi fu scoperto il gas naturale, il metano, con una rete di distribuzione che attraversava l’intero Paese, montagne e colline, mari e monti. Quel tubo intercontinentale portava un gas nuovo e pulito, la comodità del calore in casa e del fuoco per cucinare era davvero per tutti. Ma il sorriso del nuovo comodissimo combustibile non poteva calcolare con tanto anticipo i drammatici conflitti odierni che minacciano di chiudere i rubinetti.
Il progresso deve assolutamente prevedere un mondo che dialoghi, che scambi i propri prodotti delle diverse economie senza ricatti e tensioni, un lavoro più difficile della realizzazione di milioni di chilometri di tubi.
Il gas fu una grande novità e segnò un profondo cambiamento nella vita e nelle abitudini dei chiavaresi. Poi fu la volta dell’energia elettrica: le carte del comune ci raccontano del primo impianto realizzato nell’aprile del 1891. La prossima settimana accenderemo la nuova lampadina che illuminerà Chiavari e il Tigullio.
(* storico e studioso delle tradizioni locali)