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Giovedì 15 ottobre 2026 - Numero 448

Bill Clinton, un presidente a metà delle epoche

Eletto poco dopo la Guerra Fredda e noto per il suo moderatismo, “Bubba” riesce a bilanciare il suo essere dem con un’epoca di dominio repubblicano
Bill Clinton fu eletto poco dopo la Guerra Fredda ed è noto per il suo moderatismo
Bill Clinton fu eletto poco dopo la Guerra Fredda ed è noto per il suo moderatismo
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Prosegue il nostro rapporto di collaborazione con la piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’, fondata e guidata dal giornalista Matteo Muzio. Il portale di ‘Jefferson’, con tutti i suoi articoli e le varie sezioni, è visitabile all’indirizzo https://www.letteretj.it, da dove ci si può anche iscrivere alla newsletter.

di GIACOMO ENRICO DE BERNARDIS

Con il nostro viaggio nella presidenza degli Stati Uniti siamo arrivati a quella che Padre Ernesto Balducci chiamava “l’alba di un tempo senza più nemici”: gli anni ’90, iniziati con l’Impero sovietico crollato e con l’Unione Sovietica ancora momentaneamente in piedi. 

La Guerra Fredda è vinta dagli Stati Uniti che alla fine hanno saputo capitalizzare quello che era il loro immenso capitale tecnologico, economico e anche culturale. Dopo la Guerra del Golfo a inizio 1991, sembra che gli Usa ormai non abbiano più alcun rivale: bastano poche settimane per rimuovere l’esercito iracheno dal Kuwait. Sembra l’ennesimo miracolo di un partito repubblicano reaganizzato e invincibile. E anche George Bush, allora non ancora senior, sembra pacificamente destinato alla rielezione nel 1992. Così nessun big dei dem osa presentarsi alle primarie. 

Ci prova però il governatore di un piccolo stato del Sud, molto povero: si tratta di Bill Clinton dell’Arkansas. È un centrista moderato, che non mira a ripristinare il vecchio e pesante welfare state post New Deal, ma a correggere gli eccessi del nuovo corso con aiuti alle fasce più deboli. Tolleranza zero per il crimine ma attenzione alle cause della devianza. 

Gli elettori, forse saturi di dodici anni di repubblicani, decidono di dargli una chance, anche grazie alla candidatura del miliardario populista texano Ross Perot, che frammenta il blocco di voto conservatore. Clinton però non è un uomo da riforme timide: è anche ambizioso. Con l’aiuto della First Lady Hillary Clinton punta a spezzare un tabù: una riforma sanitaria onnicomprensiva, sul modello britannico. Non andò in porto, questa, anche grazie alla campagna dei conservatori contro la “medicina socialista”. 

Lo slogan faceva, grosso modo: “Vi fidate più del vostro medico o del governo?”. La risposta arrivò con le midterm 1994, stravinte dai repubblicani di Newt Gingrich, che azzoppano il presidente. Che però in qualche modo riesce a governare: per certi aspetti molto bene, come quando riesce nel 1997 e 1998 a presentare due surplus di bilancio come budget annuali. Ah, dimenticavo: Clinton riesce facilmente a essere rieletto nel 1996 contro l’anziano senatore Bob Dole. Un altro dei suoi obiettivi, grazie al sostegno del suo vice Al Gore, è la lotta al cambiamento climatico. 

Non riesce a far molto, ma almeno pone il problema e all’epoca può ancora contare sulla parte moderata dell’opposizione. I repubblicani però sono tutt’altro che teneri: orchestrano un impeachment pretestuoso contro di lui a causa di una menzogna in audizione sulla relazione extraconiugale con la stagista Monica Lewinsky. 

Il colpo non riesce e Clinton conclude il suo mandato all’apice della popolarità. Va ricordato però come nel 2000 ci fu anche l’attentato alla portaerei Uss Cole portato a compimento da una sconosciuta organizzazione terroristica di nome Al Qaeda. Fosche nubi si addensano sull’America, ma Clinton le vedrà soltanto da giovane pensionato di 54 anni. Sua moglie, che ambisce a succedergli, non ci riuscirà mai. Ma di questo parleremo in una delle prossime puntate, quelle finali, dedicate a Barack Obama e Donald Trump.

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