di ALBERTO BRUZZONE
Il Servizio sanitario nazionale continua a perdere terreno e, insieme alle difficoltà del sistema pubblico, si indebolisce anche il diritto alla salute dei cittadini. È quanto emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale della Fondazione Gimbe, presentato ieri, che fotografa una situazione caratterizzata da risorse insufficienti, carenza di personale e aumento della spesa sanitaria a carico delle famiglie.
Crescono le risorse, ma diminuisce il peso sul Pil
Secondo i dati raccolti dalla Fondazione Gimbe, tra il 2023 e il 2026 il Fondo sanitario nazionale è cresciuto nominalmente di 17,5 miliardi di euro, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 miliardi previsti per il 2026.
Il dato cambia però se si considera il rapporto tra finanziamento sanitario e prodotto interno lordo. Nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil, mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%.
Secondo Gimbe, questo andamento ha prodotto un deficit complessivo di 18,8 miliardi di euro rispetto alle risorse che sarebbero state necessarie per mantenere invariato il rapporto tra Fondo sanitario e Pil del 2022.
La Fondazione definisce il fenomeno come quello dei “tagli invisibili”: non si tratta di una riduzione nominale delle risorse, ma di un finanziamento che cresce meno rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese.
“Non sono tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022”, ha spiegato il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta.
Il rischio per i prossimi anni
La situazione potrebbe diventare ancora più complessa nel prossimo triennio. Secondo le stime contenute nel rapporto, potrebbe infatti aprirsi uno scarto di 32,3 miliardi di euro tra il fabbisogno del sistema sanitario e le risorse disponibili.
In assenza di nuovi interventi da parte del Governo, a colmare questo divario potrebbero essere chiamate le Regioni. Una situazione che, secondo Gimbe, potrebbe tradursi in un aumento della pressione fiscale oppure in una riduzione dei servizi offerti ai cittadini.
Sempre più spese a carico delle famiglie
Le difficoltà del sistema pubblico hanno già conseguenze dirette sui cittadini. Nel 2025 la spesa sanitaria complessiva in Italia ha raggiunto i 190,1 miliardi di euro, dei quali 42,4 miliardi sono stati pagati direttamente dalle famiglie.
Parallelamente, cresce il ricorso alla sanità integrativa. Nel 2025 la spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni è aumentata del 10,1%.
L’altra faccia della situazione è rappresentata da chi, invece, non riesce a sostenere i costi delle cure o non riesce ad accedervi nei tempi necessari. Nel 2024 sono stati 5,8 milioni gli italiani che hanno rinunciato a visite o esami.
Secondo Cartabellotta, il rischio è quello di creare un sistema sempre più diviso: “Se il servizio pubblico arretra, fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura”.
La fuga dei professionisti
A pesare sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale è anche la situazione del personale. La riduzione della quota destinata agli stipendi rispetto alla spesa sanitaria complessiva avrebbe sottratto ai professionisti 36,8 miliardi di euro dal 2012 a oggi, contribuendo a rendere meno attrattivo il lavoro nella sanità pubblica.
Il risultato è che oggi circa un medico su quattro e un infermiere su cinque lavorano al di fuori del Servizio sanitario nazionale.
La carenza di personale rischia così di aggravare ulteriormente le difficoltà del sistema, incidendo sui tempi di attesa e sulla capacità delle strutture pubbliche di garantire servizi adeguati.
Lo scontro politico
Il rapporto Gimbe ha immediatamente alimentato il confronto politico. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha parlato di un “taglio silenzioso” destinato a essere pagato direttamente dai cittadini quando devono curarsi. La leader del Pd ha indicato come priorità quella di portare la spesa sanitaria italiana al 7% del Pil, in linea con la media europea indicata dal partito.
Critiche ancora più dure sono arrivate dal Movimento 5 Stelle. In una nota, i parlamentari delle Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato hanno accusato il Governo di destinare maggiori risorse alla spesa militare a scapito della sanità.
Dalla maggioranza, invece, arrivano giudizi critici sul rapporto. La senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli, sostiene che quella di Gimbe non sia “una fotografia neutrale” e definisce i cosiddetti “tagli invisibili” un “esercizio contabile”. Secondo Ronzulli, concentrarsi esclusivamente sul rapporto tra finanziamento sanitario e Pil senza considerare che il finanziamento nominale ha raggiunto livelli record rappresenterebbe una lettura parziale della situazione.
Il confronto resta dunque aperto. Da una parte, i dati di Gimbe evidenziano una crescente distanza tra le necessità del Servizio sanitario nazionale e le risorse disponibili; dall’altra, il Governo e la maggioranza rivendicano l’aumento nominale dei finanziamenti. Nel frattempo, però, il peso delle difficoltà del sistema ricade sempre più sui cittadini, chiamati a sostenere direttamente una parte crescente delle proprie spese sanitarie.