di DANILO SANGUINETI
Presunzione, preparazione, preveggenza. Il prefisso che serve per formare parole che esprimono un’azione o uno stato che precedono qualcosa racconta meglio di tanti discorsi “La Brinca”, trattoria e bottega situata in via Campo di Ne in Val Graveglia.
Presunzione, che spesso scivola nel pregiudizio, che trattandosi di trattoria ci si debba aspettare di doversi confrontare con rustiche maniere, modo mellifluo per intendere “alla buona, così come viene”.
Preveggenza perché qui non ci si accontenta del “tener duro”. Si sperimenta e si interagisce con le altre forze sul territorio, invece di resistere al cambiamento, lo si studia e si capisce come gestirlo.
La nostalgia fine a se stessa qui non trova spazio. Il che non significa rinnegare le radici ma volerle portare nei tempi nuovi, marciando a un ritmo diverso. Qualcuno stenterà a crederlo ma oggi “La Brinca” appare in vantaggio su tanti troppo fiduciosi ristoranti della Riviera che si cullano nell’illusione che la trimurti “costa-clima-comodità” li tengano al riparo.
Il ribaltamento della prospettiva è totale: la apparentemente appartata Val Graveglia diventa incubatore di necessarie sinergie tra forze imprenditoriali, un sistema di connessioni che è più di un esperimento, è una traccia potente per incamminarsi verso tempi dove o si sarà olistici oppure, con discreta probabilità, non si sarà.
L’alfiere del nuovo modo di intendere la trattoria di campagna è anche il portavoce della famiglia proprietaria, Sergio Circella. Basta ascoltare come tratteggia la storia del nome, del locale, e della sua famiglia per comprendere che lui è “trattore” nel primo senso della parola, uno che ti rapisce affabulandoti.
“Da dove viene la denominazione della trattoria? La Brinca è il soprannome al femminile di “Texinin (Teresina) dei Brinche” che qui visse e lasciò il nome alla quella che era una casa colonica a metà dell’800”.
I Circella la abitano da generazioni. “Proprio qui nonno “Tugnin” e nonna “Virginin” fin dagli anni 30 dello scorso secolo, assieme ai loro cinque figli maschi, tra i quali il più giovane era mio padre Carlo, gestivano un’osteria-bottega-frantoio-mulino che era un po’ il centro commerciale del paese, intendo di Ne che altro non è che una entità comunale che raggruppa tutte le frazioni della Val Graveglia, con capoluogo Conscenti perché sede municipale, mentre la nostra frazione è Campo di Ne”.
La prima svolta importante con la fine degli anni 60. “Arriva la prima strada carrozzabile e quel piccolo mondo finisce, Papà Carlo con mamma Franca Giovanna portano avanti solo l’attività di frantoio di olive in inverno e di piccolo commercio di ortofrutta locale d’estate. I miei nonni materni, “Vitturin” dei Montedonico e Maria dei Podestà erano grandi cultori di cucina tradizionale: Maria con le bisnonne “Milia” e “Genotto”, hanno trasmesso a mamma Franca i saperi dell’arte della nostra cucina, fatta di piatti semplici ma di lunga laboriosità artigianale. Noi tre fratelli, Roberto, Sergio e Andrea, siamo cresciuti a contatto con i contadini della nostra valle, con il loro duro lavoro e i loro splendidi prodotti ortofrutticoli, il loro prezioso olio”.
Si è formato il substrato necessario per la rinascita dell’antica trattoria. “Io e Roberto abbiamo deciso nel 1987 di costruire La Brinca. L’idea fin dall’inizio era chiara: puntare sulla cucina di mamma Franca e sui prodotti locali, frutto di un’agricoltura “difficile”, perché basata su terreni e prodotti che non è semplice coltivare, ma che è indispensabile difesa delle nostre zone”. Si forma una squadra fortissima. “Io con Roberto, mia moglie Pierangela e con la nuova generazione formata dai gemelli Matteo e Simone, dal cugino Stefano, dalla nonna Franca sempre all’orto e con le nostre splendide ragazze e ragazzi di cucina e di sala, ancora oggi, quando stiamo per celebrare il quarantesimo compleanno del locale, portiamo avanti una bella storia fatta di tanta passione e tanti sacrifici”.
Il concetto chiave è “guardiamo al futuro con nel cuore il passato. Infatti quando nel 1987 abbiamo scelto come descrizione quella di “trattoria e caneva con fùndego da vin”, cioè osteria con bottega e cantina come si usava dire… Anche il nome è stato scelto pensando all’etimologia del ligure Brinca che come Brincu o Briccu significa luogo scosceso, ripido. Ripido e… duro come sono le nostre terre”.
Il background è stato formativo, non ostativo. l’atteggiamento verso chi viene a trovarli è di estrema disponibilità. Per esempio si sfrutta fino in fondo le possibilità della attuale tecnologia. “Si può prenotare a qualsiasi ora inviando un messaggio scritto (no vocali o telefonate) su whatsapp al +39 348 4059487 indicando: cognome e nome, per quante persone, se tutti adulti, se ci sono bambini se occorrono seggioloni, orario, se ci sono allergie/intolleranze o regimi alimentari particolari. Rispondiamo nel più breve tempo possibile, tutti giorni, escluso lunedì, indicativamente dalle 14 alle 19. Per chi gradisce ricevere in anticipo la nostra Carta dei Vini in pdf, dopo aver prenotato la possiamo inviare via whatsapp”. Altro che “me lo segno sul brogliaccio appeso sopra la cassa!”.
E sono sempre tantissimi quelli che arrivano in ogni giorno dell’anno perché La Brinca propone i piatti di terra della tradizione contadina della Liguria di Levante, legata ai prodotti locali e alle stagioni. Per avere una idea: “Prebugiun di Ne, Panella, Panissa, Baciocca, Frisciulle, Testaieu, Picagge, Tuccu, Tomaxelle, Sancrau, Panera, sono solo alcuni degli antichi nomi che ricordano gusti antichi, rivisitati con gentilezza e serviti ai nostri ospiti per raccontare la storia e la cultura della nostra terra e delle nostre genti”.

Non a caso figura in tutte le più rinomate guide gastronomiche italiane, ed ha ricevuto numerosi premi per la qualità dei suoi menu. È tanto ma Sergio Circella sa che non basta. “Intanto bisogna farsi conoscere, continuare a spargere il messaggio. Per questo curo personalmente con meticolosa, qualcuno dei miei aggiungerebbe “maniacale”, cura il sito della trattoria. Poi oltre alla cucina ci sono la cantina e la bottega. Scendendo al piano di sotto della trattoria si possono acquistare vino, olio e altre cose buone. La nostra Carta dei Vini presentata su tablet comprende ben oltre 2000 etichette d’annata e tipologie diverse, divise per colore, regione e stato di provenienza”.
Circella guarda ancora più oltre. “L’essere appartati rispetto ai grandi flussi turistici impone di proporsi in connubio con agriturismi, B&B, locande, residenze e anche gli alberghi della costa. Per questo a chi ci contatta offriamo anche una vasta scelta di possibilità per fermarsi in loco, visitare paesi, siti e luoghi paesaggisticamente incantevoli in una valle come la nostra, misconosciuta ingiustamente”.
Una squadra allargata insomma, che avrebbe bisogno di qualche rinforzo dallo stato e dagli enti locali. “Argomento spinoso, questo. Nel corso degli anni ho provato, parlando da diversi pulpiti “a sensibilizzare” le controparti. Risultati? Pochi e sudati. Io sono un ottimista, e resto sicuro che come abbiamo convinto e convinciamo la gente a venire a trovarci perché valiamo “il prezzo della corsa”, così persuaderemo gli altri a seguirci su questa strada”.
L’esprit de finesse che prevale sull’esprit de geometrie. Il sentimento mescolato col ragionamento, una sintesi dialettica che supera posizioni inconciliabili. In Val Graveglia Pascal e Hegel si danno la mano.