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Giovedì 3 settembre 2026 - Numero 442

Arte e dono: Gaetano Previati a Lavagna. Qui nacquero alcune importanti opere del pittore

L’artista passò nella Riviera di Levante gli ultimi vent’anni della sua vita. Morì in via Devoto nell’anno 1920
Una delle opere di Previati, che trascorse gli ultimi anni della sua vita a Lavagna
Una delle opere di Previati, che trascorse gli ultimi anni della sua vita a Lavagna
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di CARLA CAVALIERE *

Ci portava mia madre nei primi anni ‘60 e ci andava lui, Gaetano Previati, una quarantina d’anni prima.

Per noi era una gitarella inventata da una madre annoiata con bambini al seguito. Per lui un modo di far passare le lunghe ore di malattia al braccio della sua infermiera. Entrambi si andava a veder le lavandaie, chine sulle loro postazioni lungo le sponde dell’Entella. La loro operosa e sciabordante fatica, mezze dentro e mezze fuori dall’acqua, così generosamente offerta allo sguardo di chi passava vicino al fiume, era in realtà un dono.

Il vecchio pittore stanco e la mamma sradicata dai suoi affetti lontani, convergevano, per vie diverse, all’acqua, allora ancora limpida, del fiume che separa Lavagna da Chiavari.

Lì, lunghi teli e lini bianchi venivano insaponati, immersi, sbattuti, sciacquati e risciacquati. Doveva essere un vero riposo, una vera esperienza di relax, starsene lì a contemplare l’opera delle lavandaie.

Di mia madre e dei suoi bambini, qui non fa conto parlare. Lo fa invece il pensiero del Previati che a Lavagna, in Via De Ferraris 49, ora Via Devoto 182, ci morì nell’anno 1920. Era pittore, ferrarese con studio a Milano, un grande pittore, ma povero, e sempre pieno di debiti. Soltanto anni dopo la sua morte, finalmente godrà della dovuta fama.

Tuttavia sarà proprio questo motivo, la sua poca agiatezza, che farà dono alla cittadina dell’onore di averlo potuto ospitare per gli ultimi 20 anni di vita. 

Oggi, del suo passaggio in quello che era poco più di un villaggio di “contadini, floricoltori e pescatori”, come spiega il figlio Alberto nel suo Diario, resta una targa sul muro di un edificio che non è più l’originario. Nel 2005 Lavagna si ricordò comunque di lui, dedicandogli una bella mostra. Sappiamo che – in realtà – nei primi anni del secolo scorso, la zona pullulava di artisti (Ezra Pound sia pure qualche anno dopo quelli qui in esame, Emy Dreiser, Carl Palme, Skrjabin appena poco più in là, a Bogliasco, con l’allieva e compagna Tatiana Schloezer).

In particolare, ci fu un anno felice – quello a cavallo tra 1905 e 1906 – in cui non sarebbe stato difficile veder transitare da Rapallo a Sestri, passando ovviamente per Lavagna, Kandinskij. Era anche lui con un amore ‘proibito’, giacché ancora sposato con la cugina Anja: si trattava di Gabriele Münter, sua allieva ed amante dal 1902, erranti un po’qua e un po’là (giunsero a toccare Tunisi) per nascondersi ai ‘benpensanti’. 

Ma probabilmente, a Lavagna, Vasilij non avrebbe dipinto le marine e vedute che dipinse a Sestri, a Santa Margherita e, appunto, a Rapallo. 

Per citarne alcuni “Sestri-sera (1905); Sestri Levante, barche di pescatori (1905); Rapallo barca nel mare (1906); Santa Margherita (1906).

Tutte queste opere di piccolo formato ed ancora in uno stile tendente all’espressionistico, raffigurano siti eletti dalla ‘creme’ della società di allora: luoghi d’élite, assai più gratificanti, dal punto di vista estetico- turistico, del lungo spiaggione sassoso, creato dal sedime del fiume Entella: “la marina” di Lavagna a inizio ‘900.

La risulta di quanto giungeva dalle acque in cui le lavandaie tuffavano i loro panni da lavare, era a sua volta un dono. 

Dono del fiume, anche se dono per ‘diversamente ricchi’, come erano il clan Previati, composto dall’artista, dalla sua ex modella poi moglie, dai loro tre figli e, all’inseguimento, i tanti creditori. Eppure, prima che – a partire dal 1973 – si vedesse sorgere un invaso cementizio di circa 290.000mq (‘Relazione di Paraggio ,Ambito costiero 15 del “Piano di tutela dell’ambiente marino e costiero”, Regione Liguria, anno 2011) divenuto drammatico ostacolo allo sfogo naturale del fiume, per dar luogo all’attuale porto di Lavagna, su quel km di riporto sassoso, il nostro pittore -espressione tra le più alte del simbolismo divisionista – farà spesso, soggiornando in una piccola abitazione in affitto là presso, lunghe passeggiate.

Lo si poteva vedere, all’ora del tramonto, muoversi a passi lenti e misurati sotto braccio alla sua Nilda, come ricorda il figlio.

Se riusciamo a dimenticare gli ingombranti paramenti murari delle attuali costruzioni edilizie che oggi sorgono in via Devoto a interporsi tra quella che era la sua casetta e il mare, riusciremo a capire inoltre come, proprio qui, a Lavagna, Previati dipingerà alcune tra le sue opere più liete e delicate. 

Opere ricche di quel colore saturo di luce che Lavagna e la Riviera di levante sanno esprimere.

Mai come in questo momento storico in cui stiamo osservando Previati, lo “spirito” veniva invocato in nome di una modernità ora votata allo sfinimento dei sensi, in vista di una sensibilità superiore, ora rivolta a un processo di emancipazione dei sensi stessi, alla luce di un loro nuovo, ma ancora sconosciuto, investimento nell’ordine dei valori dell’individualità.

Il panorama entro il quale Kandinskij in un modo e Previati, a sua volta, in un altro, si muovevano, era di fatto questo, e questi erano i problemi a cui, a livello artistico, ci si proponeva di dare nuova soluzione. 

Da ogni lato s’invocava l’invisibile, e la coscienza dell’epoca poneva il suo centro nelle facoltà di superare le barriere tangibili della realtà.

È interessante riflettere sulle due vie totalmente differenti imboccate dai due artisti che – per pura coincidenza – nell’anno 1905-06 vennero a trovarsi quasi a fianco uno dell’altro: l’astrattismo più sofisticato per il pittore russo e il simbolismo carico di tensioni affettive sempre legate all’oggetto per il Nostro.

La ‘forma’, messa in crisi dall’impressionismo, non era più tutelata da un linguaggio che mantenesse ferme alcune certezze. 

Tutto, invece, si andava frantumando e disperdendo, nell’incertezza angosciante che insidiava la fine del XIX secolo e l’inizio del XX.

In linea con la sua ricerca di evasione dal puro dato materiale, ma senza abbandonare mai la realtà, a Lavagna videro la luce alcune opere del Previati che – se pur minori – sintetizzano l’ideale artistico e di vita del pittore: Bimbi e frutta; Bimbi e fiori; Mattino in Liguria e Tramonto in Liguria; Autumnalia e innumerevoli quadri di fiori.

Nell’anno dei dipinti rapallini di Kandinskij, Previati presentò a Milano Georgica e Il Giorno sveglia la Notte, e, alla mostra ferrarese presso il Circolo Artistico, Un viaggio nell’azzurro

È del settembre 1906, la presentazione del trittico dell’Assunzione, oggi nella cattedrale di Genova. L’Entella, meta delle passeggiate al crepuscolo della sua vita, di un Previati inconsolabile vedovo e malato, offriva oltre al dono delle lavandaie, quanto di bello le parole di Alberto Previati non mancano di ricordarci: “Una folta macchia d’alberi alla sua foce. E, camminando fra i tronchi degli alberi – canori per i numerosi volatili che ospitano – all’altezza del ponte napoleonico, oggi (scriveva nel 1927) scomparso per l’incuria degli uomini e l’oltraggio del tempo – ecco comparire l’anfiteatro delle ridenti colline che – in un solo amplesso – cingono Chiavari e Lavagna”. 

E prosegue: “Alle spalle di chi guarda – descrizione oggi purtroppo da noi faticosamente leggibile – dalla foce si scorge Bacezza e le sta presso il Monte della Madonna delle Grazie, appollaiata là sulla rupe strapiombante sul mare. Ecco Rì Alto, ai cui piedi si stende la riva cara a Dante e agli amanti notturni; lontano domina il quadro la vetta del Monte Zatta; poi spunta il massiccio del san Giacomo con i contrafforti di Breccanecca, di San Rocco, di Santa Giulia, di Centaura. Più oltre, verso oriente, scorgesi sant’Anna che serba le orme di Roma e il passo del Bracco”.

E conclude: “Allora mio padre non godeva se non di quell’aria, di quel cielo, di quel mare: respirava a pieni polmoni. E che importava a lui se gli uomini – ora – non lo comprendevano”?

(* cultrice della materia)

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