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Giovedì 20 agosto 2026 - Numero 440

Il costo delle interminabili ondate di calore: cantieri fermi quasi un mese, allevamento e agricoltura sotto del quaranta per cento

Dall’inizio dell’estate a Genova e provincia sono state ventiquattro le giornate con il bollino rosso, di cui tredici consecutive ad agosto: Federcostruttori e Coldiretti fanno il loro (tragico) bilancio
I cantieri all'aperto sono stati a lungo fermati dal caldo estremo di questa estate
I cantieri all'aperto sono stati a lungo fermati dal caldo estremo di questa estate
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di ALBERTO BRUZZONE

In funzione delle sempre più frequenti e perduranti ondate di calore, come quelle che hanno investito la Liguria in questa estate 2026, bisogna ripensare non solamente il lavoro, ma proprio la vita stessa. 

È la costante di pensiero che accomuna coltivatori, allevatori, impresari edili e un po’ chiunque abbia a che fare con attività all’aperto: categorie che stanno facendo la conta dei danni e che sperano ardentemente in una mitigazione delle temperature, perché ogni giornata di caldo estremo significa una perdita enorme dal punto di vista economico e un colpo alla stabilità delle aziende stesse. 

In Liguria l’estate 2026 ha sinora infranto tutti i record: ventiquattro giorni di bollino rosso per il caldo, suddivise in tre ondate: cinque giorni consecutivi a fine giugno, sei giorni consecutivi a metà luglio e tredici giorni, sempre tutti di fila, partiti a inizio agosto e terminati il 15 del mese. 

Il colpo di grazia per pascoli, settore ortofrutticolo, cantieri all’aperto e quant’altro. “Tutti i settori produttivi sono andati in sofferenza – ammette Luca Dalpian, presidente di Coldiretti Genova – a cominciare dal settore zootecnico che è il primo ad aver patito le conseguenze del caldo estremo. Poi, a seguire, le difficoltà sono arrivate per tutte le aziende agricole: è andata un po’ meglio a chi ha potuto contare su propri bacini di accumulo dell’acqua, ma ogni tipo di coltura è in forte stress. La frutta è seccata sugli alberi ancor prima di poter essere raccolta, c’è stata la cascola degli ulivi, il settore dell’uva è stato costretto a partire con la vendemmia in largo anticipo. Tutto il nostro lavoro viene costantemente rivoluzionato: siamo a inseguire le emergenze in maniera continua, sino a quando non riusciremo più a contenerle”. 

Dalpian stima, per il settore ortofrutticolo, “una perdita di prodotti pari al trenta per cento. E dire che l’estate non era partita male, anche perché avevamo avuto un buon inverno e una primavera con una soddisfacente piovosità. Ma dal 20 luglio in poi la situazione è degenerata”. 

Lo stesso vale per il settore dell’allevamento, dove le perdite arrivano sino al quaranta per cento. A spiegare il perché è Paolo Corsiglia, vice presidente di Coldiretti Genova e con delega proprio al settore della zootecnia: “A causa delle temperature elevate e della mancanza di mangime, siamo stati costretti a tenere le bestie nelle stalle. Dopo il primo sfalcio di maggio, infatti, l’erba è tutta seccata e abbiamo ritirato tutti i pascoli. Per mantenere gli animali abbiamo speso in più in termini di mangime e siamo andati in crisi anche con l’acqua. Ora siamo con gli occhi rivolti al cielo: sperando sì che piova, ma che non lo faccia in maniera troppo violenta, altrimenti a un danno già grave ne aggiungeremo uno ancora più grave”. 

Il tema degli invasi è un’antica – ma ancora irrisolta – battaglia da parte di Coldiretti: “Noi – affermano sia Dalpian che Corsiglia – abbiamo proposto tempo fa la nostra soluzione sia allo Stato che alle Regioni. Bisogna essere in grado di immagazzinare più acqua possibile quando l’acqua c’è, durante l’autunno e la primavera. E invece ancora troppa va a finire in mare. Questo 2026 non è stato un anno avaro dal punto di vista delle piogge: chi ha costruito propri invasi ha patito meno, adesso, gli effetti di queste giornate siccitose, ma bisogna che siano le istituzioni a pensare a una rete di bacini molto più estesa di quella attuale, altrimenti non risolveremo mai il problema dell’acqua e ogni estate sarà sempre peggio”. 

Ventiquattro giornate di bollino rosso: praticamente un mese senza lavorare o lavorando a orari estremamente ridotti. E anche gli impresari edili fanno il conto dei danni: “Ogni giornata persa – analizza Emanuele Ferraloro, presidente nazionale di Federcostruzioni (Confindustria) e presidente di Ance Savona (l’Associazione Nazionale Costruttori Edili) – pesa per lo 0,33% sul nostro bilancio. Per un’azienda media che fattura un milione di euro all’anno, parliamo quindi di 3300 euro al giorno. Si moltiplichi per 24 ed ecco che inizia a essere una cifra molto importante. Se poi il fatturato è maggiore, diventa maggiore anche la perdita”. 

Secondo Ferraloro, “serve più elasticità sia da parte dei datori di lavoro che delle istituzioni. Nei contratti ci sono clausole per le giornate di pioggia, ma ci sono raramente per il caldo. Non è giusto che ci rimettano gli impresari, che già sono costretti ad anticipare i soldi della Cig per le giornate non lavorate dei loro operai. Noi diciamo che occorrono norme scritte con maggiore buon senso, soprattutto alla luce di queste situazioni estive che non solo non caleranno, ma potranno solamente diventare ancora più gravi”.

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