Glocal… no social
Settimanale di attualità, economia e sport

Ultima edizione

Giovedì 2 luglio 2026 - Numero 433

La lenta morìa dei medici di base: ne mancano centinaia in Liguria. Telchime (Fimmg): “La nostra professione non è più attrattiva”

Crescono i casi di pazienti che non trovano un sostituto al loro dottore che va in pensione, se non a molti chilometri di distanza. “Troppa burocrazia, controlli eccessivi sulle prescrizioni: così in molti ormai rinunciano a questo lavoro”
I medici di base sono in netto e costante calo nella nostra regione
I medici di base sono in netto e costante calo nella nostra regione
Condividi su

di ALBERTO BRUZZONE

I medici di famiglia vanno in pensione e il ricambio generazionale è sempre più difficile. Con la conseguenza che molte persone fanno un’enorme fatica a trovare il sostituto e, assai di frequente, finiscono per mutuarsi con un dottore il cui studio è a moltissimi chilometri di distanza, spesso (e malvolentieri) in un altro comune o in un’altra delegazione.

Il fenomeno ha iniziato a interessare i paesi dell’entroterra da parecchio tempo, ma ora è esploso anche nelle principali città della Liguria. A Genova diversi casi si sono manifestati nei quartieri di Pegli e di San Quirico, nella Riviera di Levante è emblematico il caso di Rapallo. Nelle vallate, la carenza di medici di base sta diventando sempre più ampia.

Ma come mai non si trovano più professionisti? Come mai questo mestiere non è più attrattivo? Come mai il numero scende e, dati alla mano, è destinato a scendere ancora di più? ‘Piazza Levante’ ne parla in questo numero con Andrea Telchime, vice segretario della Fimmg Liguria, ovvero la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale

Telchime, giovane e appassionato medico di base che opera nel territorio di competenza dell’Area sociosanitaria 4 (vale a dire l’ex Asl 4 Chiavarese), fa il punto della situazione e conferma i problemi: “Secondo le statistiche della Fondazione Gimbe – afferma – al primo gennaio del 2025 in Liguria mancavano 116 medici di base. Il recente concorso indetto dalla Regione Liguria è invece riservato a 339 incarichi vacanti, di cui 39 nell’Area Sociosanitaria 4. Io credo che la giusta misura di medici mancanti nel nostro territorio stia nel mezzo. E, in ogni caso, si tratta di dati assai preoccupanti”. 

A tutto questo, secondo Telchime, va aggiunto “l’unico elemento di assoluta certezza, ovvero il fatto che i medici di medicina generale che andranno in pensione entro il 2028 nella Regione Liguria sono 215. Una cifra elevatissima, e quello che manca e che continua a mancare è il ricambio generazionale”. 

Il medico e vice segretario ligure della Fimmg traccia un paragone: “Nel 2016, quando ho iniziato io, sono state bandite 35 borse e ci sono stati oltre 300 iscritti. Nel 2025, invece, le borse sono state 61, ma si sono presentati in 50. Basta questo per far capire come la professione del medico di base sia sempre meno attrattiva”. 

Andrea Telchime, vice segretario della Fimmg Liguria

Ma questo come si spiega? Telchime analizza: “Anzitutto, è aumentata in maniera esponenziale la burocrazia. Passiamo gran parte della giornata in mezzo alle scartoffie, e questo è assolutamente sconfortante. Poi, sono aumentati in maniera drastica i controlli sulle nostre prescrizioni: le verifiche vanno bene laddove ci possono essere effettive mancanze, ma noi le stiamo vivendo come una forma di controllo e di pressione rispetto alla nostra autonomia. E, in aggiunta, ci sono i carichi di lavoro: sono aumentate le fragilità e le persone con problematiche croniche, anche molto gravi, quindi prendersi in carico mille e cinquecento pazienti oggi è molto più oneroso rispetto a quanto succedeva qualche decennio fa. In definitiva: il lavoro è più stressante, anche perché abbiamo più strumenti di contatto rispetto al passato, è più faticoso e meno indipendente dal punto di vista terapeutico, ovvero della nostra professione in senso stretto. Chi decide di fare il medico, preferisce altre strade, non certo quella del medico di base. Ma è evidente che, alla fine, il servizio puntuale al cittadino ne risente”. 

Ai pazienti che faticano a trovare il sostituto al proprio medico di base andato in pensione, viene risposto che esistono le Case di Comunità. “Ma è un servizio completamente differente – replica Telchime – Le due realtà dovrebbero integrarsi, non essere sostitutive l’una dell’altra. Tra aprile e maggio 2026, secondo le stime fornite dall’assessore regionale alla Sanità, Massimo Nicolò, ci sono stati 120mila accessi alle Case di Comunità. Ma noi sappiamo che la pressione sui pronto soccorso non è per nulla calata. La Casa di Comunità è un progetto ambizioso che dovrebbe essere un polo in reale integrazione con il medico di medicina generale. Fino a che non sarà così, il progetto iniziale resterà incompleto. Queste strutture, infatti, possono intercettare le basse complessità, ma non possono sostituire un medico che prende in carico un paziente in maniera longitudinale e ne conosce tutta la storia clinica, perché magari lo segue da quarant’anni. Sono proprio due mestieri differenti. Vanno calibrate le Case di Comunità, ma serve molto più rispetto per il medico di medicina generale”. 

Ci sono molti paesi, specie dell’entroterra, che non lo hanno più. Significa spostarsi per chilometri, per farsi curare. Altro che servizi di prossimità: “Le aree interne – conclude Telchime – sono effettivamente quelle che soffrono di più. Ci vuole un cambio di paradigma, per far sì che torni una certa passione verso la professione del medico di medicina generale. Si cominci a deburocratizzare, a togliere un po’ di scartoffie. La soluzione non può essere portare il massimale di pazienti da mille e cinquecento a mille e ottocento: perché se aumentiamo il numero di persone da seguire, di conseguenza ne risente la qualità del servizio. È la logica conseguenza. Servono più medici di base e servono con estrema urgenza”. 

Ultimi video

Sestri Levante, scuole: il Comitato genitori denuncia le logiche della riorganizzazione
Secondo le famiglie, il calo delle iscrizioni sarebbe la conseguenza delle scelte adottate e verrebbe ora utilizzato per giustificare ulteriori accorpamenti. La replica del sindaco
I chiavaresi ereditano le opere di Luiso Sturla, ma l’amministrazione tiene tutto sotto segreto
Il consigliere Nicola Orecchia solleva dubbi sulla gestione della pratica e chiede chiarezza sul destino di un patrimonio culturale ed economico da valorizzare secondo le ultime volontà dell’artista

Altri articoli

Riapre la Statale 586, la Val d'Aveto torna collegata dopo mesi di disagi e di pesantissime ripercussioni

Una notizia arrivata alla fine di giugno e attesa da tutto il territorio, che per lungo tempo ha dovuto fare i conti con notevoli difficoltà negli spostamenti

La Fondazione Bosco Fontana guarda al futuro: prima assemblea nella scuola e presentazione del nuovo Centro Visite

Un appuntamento che ha rappresentato l'occasione per fare il punto sui progetti di ricerca in corso, approvare il bilancio e presentare il ricco calendario di iniziative che animerà l'estate