di ALBERTO BRUZZONE
“In ventiquattro ore ho messo su un sito fatto da me, abbiamo aperto le iscrizioni a Spazio Pubblico e in qualche ora siamo arrivati a 6.700 adesioni. Sono impressionata, questo non è un partito ma un movimento”. A parlare è la vicepresidente del Parlamento Europeo ed ex esponente del Partito Democratico, Pina Picierno.
Nei giorni scorsi, Picierno ha annunciato il suo addio al Partito Democratico – di cui ha sempre rappresentato l’ala più riformista, anche in occasione della campagna referendaria, dove si è schierata apertamente per il Sì – ha fatto il suo ingresso a livello europeo tra i riformisti di Renew Europe e ha creato Spazio Pubblico, nuovo soggetto politico che si propone, appunto, come ‘casa’ per i riformisti delusi dal Pd, e non solo.
“Ho scelto – racconta – di lasciare quel partito perché è diventato un partito diverso da quello che ho contribuito a fondare e a cui ho dedicato gran parte della mia vita. Il Pd era nato per tenere insieme riformismo, cultura liberale e vocazione maggioritaria, ora è scivolato verso un’altra cosa, è più concentrato nel rappresentare una parte, chi pensano di essere, piuttosto che a raccontare quel che vogliono fare nel Paese. La cultura liberale riformista oggi non c’è più, non è più rappresentata, è rimasta solo una cultura politica”.
Pina Picierno parla di Elly Schlein e osserva: “Non è vero che il partito, con il suo arrivo come segretaria, è cresciuto, almeno nei sondaggi. Questa secondo me è una rappresentazione parziale, non abbiamo la prova di cosa sarebbe successo con un altro segretario. In passato il Pd ha avuto percentuali anche ben più alte, insomma non credo che questo modo di vedere le cose aiuti. Ho chiesto tante volte il congresso che non c’è mai stato concesso ho posto domande in tutti i luoghi possibili ma non ho avuto mai risposta”.
Secondo la vicepresidente del Parlamento Europeo (ruolo che, come lei stessa ha annunciato, continuerà per ora a ricoprire), “Giuseppe Conte condiziona molto Elly Schlein. Ed è una delle ragioni per cui ho deciso di lasciare il Partito Democratico. La forza del Movimento 5 Stelle non sta più tanto nel consenso elettorale, che oggi è molto inferiore rispetto al passato, quanto nella capacità di condizionare altre forze politiche che dovrebbero mantenere una linea chiara e coerente. Per Conte sono irrinunciabili la contestazione di impegni assunti dall’Italia in sede Nato e di impegni assunti a livello europeo e internazionale. Sono questioni che riguardano non solo la postura europea dell’Italia ma anche la serietà di una forza politica. Credo che questo condizionamento esista e sia molto profondo. Ho più volte sottolineato, per esempio, che Elly Schlein non è mai andata a Kyiv in questi anni, così come non ci è mai andato Giuseppe Conte. Ho lasciato il Pd per le stesse ragioni per cui il campo largo non è oggi un’alternativa credibile alle destre: troppo populismo e poca cultura di governo. Esiste invece un Paese che chiede una proposta politica seria, riformista e pragmatica”.
Qualche rimpianto di come avrebbe dovuto essere, e invece non è stato, c’è: “Dopo gli anni della Margherita abbiamo provato a unire le migliori tradizioni democratiche del paese, a conciliare la giustizia sociale con la libertà individuale, ad avvicinare e tenere insieme le aspirazioni socialiste e liberali. Questo era e sarebbe dovuto essere il Pd. Ma ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso. Il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro”.
Per il futuro, Picierno crede che “ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito Democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto”.
Spazio Pubblico, in questo momento, “sta al centro, poi quando il campo largo ci spiegherà cosa pensa dell’Italia e dell’Europa e del mondo io insieme a tanti amici ascolterò e ci farà piacere capire e discutere insieme”.
Sulle prossime elezioni politiche, Picierno commenta: “Se Elly Schlein è adatta a fare la premier del Paese lo decideranno gli elettori. A me non piace personalizzare, il punto è cosa pensa Schlein del nostro Paese. Al momento non l’ho capito, e quindi non posso esprimermi. La mia valutazione sulla segretaria Pd non è sul suo taglio di capelli o sul colore del tailleur che indossa, non sono in grado di rispondere perché non so quel che pensa”. Quanto a Giuseppe Conte, “non sarebbe assolutamente adatto a rifare il premier. Nel suo caso io ho una valutazione molto netta, frutto di quel che Conte ha fatto e detto nel corso di questi anni, sono distanti dalle cose che penso io e che credo servirebbero al Paese”.