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Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

Piano Sociosanitario Regionale: dopo l’ira dei sindaci, esclusi dal confronto, riparte il dialogo con la Regione Liguria

L’assessore Nicolò: “Nei prossimi giorni li incontreremo”. Natale e Sanna del Pd: “L’unico passo da fare è ritirare questo impianto e ripartire da zero”
L'ospedale di Lavagna, quartier generale della Asl 4
L'ospedale di Lavagna, quartier generale della Asl 4
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di ALBERTO BRUZZONE

Dopo la tempesta, si prova a far tornare il sereno. È il momento del confronto tra Regione Liguria e amministrazioni locali sulla proposta di riorganizzazione degli Ambiti Territoriali Sociali e dei Distretti Sociosanitari prevista dal nuovo Piano Sociosanitario Regionale. L’obiettivo è definire un modello organizzativo in grado di rispondere alle esigenze espresse dai territori, rafforzando l’integrazione tra servizi sociali e sanitari e garantendo maggiore efficacia, uniformità e prossimità nell’erogazione dei servizi ai cittadini.

“Nel rispetto delle esigenze espresse dai territori stiamo elaborando una proposta che possa soddisfare le richieste dei sindaci e garantire al tempo stesso un sistema più efficace e omogeneo a livello regionale – dichiara l’assessore alla Sanità e alle Politiche Sociosanitarie Massimo Nicolò – Il percorso che abbiamo avviato si fonda sull’ascolto e sul confronto con gli amministratori locali, affinché ogni scelta sia condivisa e risponda concretamente ai bisogni delle comunità”. Una mossa che fa seguito alla lettera dei cinquantasei amministratori locali, di differenti parti politiche, che nei giorni scorsi contestava apertamente il piano e polemizzava per la mancata condivisione. Ecco quindi che la Regione corre ai ripari. 

Secondo l’ente di piazza De Ferrari a Genova, “la riorganizzazione prevista dal Piano punta a rafforzare l’integrazione tra servizi sociali e sanitari, migliorando la capacità di risposta del sistema e assicurando una maggiore uniformità nell’erogazione dei servizi su tutto il territorio ligure, senza perdere il necessario legame con le specificità locali”.

“Come abbiamo spiegato fin dall’inizio il nostro obiettivo – prosegue Nicolò – è costruire un modello organizzativo che garantisca prossimità, efficienza e qualità dei servizi, valorizzando il ruolo dei territori e dei sindaci all’interno di un quadro regionale coerente e sostenibile. Nei prossimi giorni insieme al presidente della Regione Marco Bucci incontreremo i rappresentanti dei sindaci per proseguire il confronto già avviato e approfondire ogni aspetto della proposta. Il coinvolgimento delle amministrazioni locali non è un passaggio formale, ma un elemento sostanziale del percorso decisionale: nessuna scelta definitiva sarà assunta senza un confronto approfondito con i territori. È il metodo che ha sempre caratterizzato l’azione della Regione Liguria guidata dal presidente Bucci, fondata sull’ascolto, sulla condivisione delle scelte e sulla collaborazione con gli enti locali”.

Parole che però non convincono il segretario regionale del Partito Democratico Davide Natale e il capogruppo del Partito Democratico in Regione Liguria Armando Sanna: “Bucci – affermano – ha sbattuto contro il muro dei sindaci e adesso prova a raccontare che si trattava soltanto di un test delle cinture di sicurezza. La realtà è molto diversa: dopo che avevamo chiesto di aprire un confronto istituzionale e con il mondo della sanità e del sociale e dopo settimane di contestazioni da parte dei territori e degli amministratori locali, la Giunta è costretta ad ammettere che un piano sociosanitario costruito senza confronto non può andare da nessuna parte. Ci troviamo di fronte a un documento che da un lato assomiglia a un libro dei desideri, con un’elencazione di misure di cui si parla da anni ma che questa destra non è mai stata in grado di realizzare; dall’altro contiene un forte accentramento delle decisioni che rischia di allontanare ulteriormente servizi e scelte dai cittadini e dalle amministrazioni locali”.

Secondo Natale e Sanna, “i sindaci non sono stati coinvolti minimamente nella costruzione del piano. Per questo non basta aprire oggi qualche spazio di confronto per sanare un errore commesso all’origine. Se davvero Bucci e Nicolò hanno compreso la portata delle critiche arrivate dai territori, il passo necessario è uno solo: ritirare questo impianto e ripartire da zero, costruendo il piano insieme ai Comuni e agli operatori che ogni giorno lavorano sul campo e a chi si occupa di sanità e sociale. Nel frattempo gli enti locali stanno ancora organizzando servizi e strutture sulla base della normativa sociale modificata recentemente e ora si trovano costretti a fare i conti con l’ennesimo cambiamento calato dall’alto. È il solito metodo della destra ligure: norme approvate senza un disegno chiaro, continue correzioni di rotta e assenza di una visione capace di leggere i reali bisogni delle comunità. Come Partito Democratico abbiamo avviato un confronto con amministratori e amministratrici del territorio per raccogliere osservazioni e proposte e per supportare i Comuni in una fase tanto delicata. Continueremo a farlo perché sanità e sociale meritano programmazione, condivisione e risposte concrete ai cittadini, non annunci e improvvisazione”. 

A minimizzare sullo scontro sono invece i gruppi di maggioranza in Consiglio Regionale, che provano a fare quadrato intorno al piano. A cercare di smorzare i toni sono i consiglieri Chiara Cerri (Forza Italia), Veronica Russo (FdI), Walter Sorriento (Orgoglio Liguria-Bucci presidente) e Armando Biasi (Lega): “Chi continua a creare confusione e allarmismo parla oggi di un presunto ‘muro dei sindaci’ contro il presidente Bucci. Anche questa è una rappresentazione distorta della realtà. I sindaci non hanno posto alcun veto né eretto alcun muro, ma hanno semplicemente espresso le proprie legittime osservazioni su un testo che, lo ricordiamo, è ancora in fase di elaborazione. Quando è stata distribuita la prima bozza del Piano Sociosanitario Regionale, avevamo subito messo in guardia chi cercava di alimentare polemiche sull’annunciato accorpamento degli Ambiti Territoriali. Come abbiamo sostenuto fin dall’inizio, il documento non rappresentava un testo definitivo, ma una base di lavoro sulla quale sviluppare un confronto serio e costruttivo. Come esponenti della maggioranza, avevamo immediatamente evidenziato la necessità di precisare il mantenimento degli Ambiti Territoriali, ottenendo in tal senso rassicurazioni”.

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