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Giovedì 3 settembre 2026 - Numero 442

Lo scontro Leone XIV-Trump era prevedibile. Bastava fare del buon giornalismo

L’attacco del presidente americano al Pontefice ha colto di sorpresa chi pensava che la pacatezza di Prevost celasse anche una sua remissività. Per saperlo in anticipo bastava leggere le dichiarazioni del Papa di questi ultimi mesi
Papa Leone XIV è il primo pontefice nord americano della storia
Papa Leone XIV è il primo pontefice nord americano della storia
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Prosegue il nostro rapporto di collaborazione con la piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’, fondata e guidata dal giornalista Matteo Muzio. Il portale di ‘Jefferson’, con tutti i suoi articoli e le varie sezioni, è visitabile all’indirizzo https://www.letteretj.it, da dove ci si può anche iscrivere alla newsletter.

di MATTEO MUZIO *

Quando si fa il mestiere del giornalista, soprattutto di questioni estere, non ci si può limitare ai due pilastri della professione: la cronaca e la consultazione di fonti, che possono essere riservate (testimonianze provenienti dallo staff dei potenti sotto anonimato) oppure pubbliche (documentazione istituzionale, interviste a esponenti del mondo politico ed economico).

Questi sono elementi necessari per la realizzazione di ogni prodotto editoriale, dal semplice articolo come questo fino al reportage video con lunghezze degne del film documentario, ma a volte si necessita di qualcosa di più: della capacità di analisi del singolo che a volte si risolve nel dover mostrare doti divinatorie. Certo, come dicevamo poc’anzi, si deve passare tramite un’accurata selezione dei documenti consultati per azzardare una previsione sul futuro.

E con un presidente umorale come Donald Trump è difficilissimo: chi scrive sin dalle elezioni del 2016 ha fallito le previsioni in almeno due occasioni, quando a sorpresa batté Hillary Clinton quello stesso anno e quando, dopo il 6 gennaio 2021, ho pensato e dichiarato pubblicamente che il trumpismo come formula di governo morisse con l’assalto a Capitol Hill. Ingenuità forse condite con troppa speranza da parte del sottoscritto.

Nel caso dello scontro con Papa Leone XIV, fatto in modo clamoroso con uno sguaiato e irripetibile messaggio sui social, il presidente americano è arrivato dove tutto lo conduceva da oltre un anno. C’è solo un punto dove Trump dice la verità: Leone è asceso al soglio di Pietro per causa sua. Così come Giovanni Paolo II ci è arrivato per “merito” del leader sovietico Leonid Brezhnev. Anche in questo caso, c’era da leggere prima di parlare: sin dall’account Twitter dell’allora cardinale Prevost, dove condivideva articoli contro la posizione sui migranti del neoeletto vicepresidente J.D. Vance, che ora si lancia in improbabili tirate contro il Papa che “dovrebbe stare attento quando parla di teologia”, uscita improvvida come quella dell’ambasciatrice statunitense a Roma Clare Boothe Luce, che aveva l’abitudine di essere un po’ troppo impositiva con l’allora Pontefice Pio XII che una volta le rispose con sottile sarcasmo “cara signora, sono cattolico anch’io”.

Ma anche le molte parole fini e sottili con cui Prevost ha difeso la libertà, anche contro le derive woke degli ultimi anni, ma soprattutto il diritto internazionale. L’ultima volta è letteralmente pochi giorni fa: il 1° aprile 2026 il Santo Padre ha inviato un messaggio ai partecipanti alla riunione plenaria della Pontificia Accademia di Scienze Sociali dove si era espresso con termini semplici e netti: “Lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la dignità di ogni persona e invita ciascun cittadino a partecipare responsabilmente al perseguimento del bene comune. […] Tuttavia, la democrazia rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di diventare o una tirannia maggioritaria o una maschera per il dominio delle élites economiche e tecnologiche”.

Impossibile equivocare. Mentre il suo predecessore, il 14 settembre 2024, così si espresse sui due contendenti alle elezioni presidenziali di quell’anno: “Entrambi sono contro la vita, sia quello che butta fuori i migranti, sia quello che uccide i bambini”. Inutile sottolineare a chi erano rivolte le critiche. Il nativista Trump, quindi, era uguale all’abortista Kamala Harris. Qui tocca aprire una parentesi sugli errori fatti nei confronti dell’episcopato e dei fedeli americani dagli ultimi tre Pontefici.

Giovanni Paolo II ha sottovalutato la dirompenza e la gravità degli scandali di abusi sessuali su minori commessi in numerose diocesi statunitensi, a volte ignorando le voci che segnalavano questo immane crimine, compresa quella del suo stretto collaboratore, l’allora cardinale Joseph Ratzinger.

Benedetto XVI ha scelto per la guida delle diocesi dei vescovi d’orientamento conservatore con la speranza che fossero più aperti al dialogo dei progressisti. Citiamo soltanto l’arcivescovo emerito di New York, il cardinale Timothy Dolan, che è finito a benedire la convention del 2024 del partito repubblicano: un inaccettabile intreccio incestuoso tra religione e politica.

Infine Francesco ha senz’altro tentato di variare l’orientamento dei prelati statunitensi, ma in modo non efficace, mantenendo un approccio da riformatore dall’alto che ben poco ha inciso sull’orientamento dei fedeli, andati sempre più verso un conservatorismo cieco, dimentico sia degli insegnamenti del Concilio Vaticano II ma anche dello stesso Vangelo. Senza dimenticare che il più trumpiano dei presuli americani, Robert Barron di Winona-Lacrosse, l’ha nominato lui.

L’incarico che spetta ora a Leone XIV quindi è immane: risolvere definitivamente i problemi e le loro scorie lasciate dai suoi tre predecessori. Anche lui, come Ratzinger, penserà che “Dio sa lavorare anche con strumenti insufficienti”. E quindi non teme che la sua voce pacata venga oscurata dalla sguaiataggine dei cattolici Maga, che preferiscono  adorare un vitello dorato con un ciuffo biondo.

(* fondatore e direttore della piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’)

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