di ALBERTO BRUZZONE
Greenpeace Italia, Lipu e Wwf Italia hanno presentato un ricorso straordinario contro la perimetrazione a tre comuni del Parco Nazionale di Portofino, che di fatto coincide con il minuscolo parco regionale già esistente, e la contestuale soppressione dell’Area Marina Protetta di Portofino, effettuata in assenza di una valida e completa istruttoria sulle conseguenze di questa eliminazione, che rappresentano l’ennesima prova di forza della Regione Liguria che infrange il procedimento di istituzione dei parchi nazionali dettato dalla legge quadro sulle aree protette. È quanto si legge in una nota della Lipu.
La forzatura messa in atto, spiega la nota, contrasta insanabilmente con le posizioni espresse da Ispra – organo tecnico e scientifico del Ministero dell’Ambiente che ha più volte confermato di non ritenere l’area a tre comuni individuata dalla Regione rispettosa dei criteri e delle finalità per l’istituzione di un parco nazionale – e risulta in contrapposizione con le pronunce del Tar Liguria che hanno già dichiarato la perimetrazione provvisoria a tre comuni illegittima ritenendo, al contrario, quella ad undici comuni pienamente valida e conforme al dato normativo.
Ciò nonostante, continua la nota, la Regione Liguria cala nuovamente dall’alto il suo parco nazionale in occasione del rilascio dell’intesa sulla perimetrazione definitiva e sopprime, altresì, l’Area Marina Protetta di Portofino: lo fa ricercando un accordo meramente politico, privo del necessario sostegno tecnico-scientifico, omettendo di considerare nella valutazione prevista dalla legge la perimetrazione provvisoria ad undici comuni valida e tutt’ora efficace.
La Regione, riporta la nota della Lipu, si rifiuta persino di prendere in considerazione l’ipotesi di un perimetro di compromesso a sette comuni, unica soluzione intermedia che potrebbe ancora essere definita parco nazionale e che è stata dichiarata valutabile da Ispra. Una soluzione a sette comuni accontenterebbe le istanze locali sia delle amministrazioni che non vogliono entrare nel parco, sia delle amministrazioni che vedono nell’ingresso nell’area protetta un’occasione unica di sviluppo economico e sociale anche per le prossime generazioni.
La Regione, continua la nota, ha rilasciato la propria intesa sulla trasformazione del parco regionale in parco nazionale basandosi esclusivamente sulle proprie istanze e su quelle di alcuni comuni, senza un adeguato approfondimento in merito ai risultati delle istruttorie condotte da Ispra. Contestualmente, la Regione tramite richiesta del Presidente e del Vicepresidente ha chiesto al Ministero di accogliere integralmente la propria proposta o, in alternativa, di avviare il procedimento di abrogazione della norma istitutiva del parco nazionale introdotta nel 2017. Un atto di arroganza politica che rivela le vere intenzioni della Regione: o il parco regionale si trasforma tal quale in parco nazionale o nulla.
La Regione, aggiunge la nota, è interessata a imporre solo la sua linea: nessuna soluzione di compromesso, nessun vero ascolto dei territori (se non di quelli allineati) e di altri soggetti istituzionali come l’Area Marina Protetta. Manca qualsiasi forma di bilanciamento (dovuto e obbligatorio) tra il preminente interesse pubblico di difesa degli ambiti naturali (costituzionalmente tutelato) e i meri interessi particolaristici. Vengono poi ignorate le valutazioni scientifiche disponibili, né è garantita un’autentica tutela del promontorio e delle sue aree di connessione ecologica. Inoltre, non viene considerata la legge quadro che prevede una differenziazione tra le aree individuate come parchi nazionali e le aree di interesse meramente regionale.
La giusta mediazione, si legge ancora nella nota della Lipu, non è tra il parco regionale o il nulla, ma tra la volontà di tutti gli enti locali, nessuno escluso, e la perimetrazione ad undici comuni oggi ancora perfettamente valida ed efficace.
Di fronte a tale posizione, conclude la nota, le associazioni Greenpeace Italia, Lipu e Wwf Italia, con l’avvenuta notifica e conseguente deposito di un ricorso straordinario, sono state costrette nuovamente a rivolgersi al giudizio della magistratura per ottenere una nuova pronuncia che sancisca, ancora una volta, l’illegittimità dell’agire della Giunta regionale ligure.
Nel frattempo, il deputato della Lega, Francesco Bruzzone, dopo il ricorso presentato in tribunale da Wwf, Greenpeace e Lipu, ha rivolto un’interrogazione al Ministero “per garantire l’istituzione definitiva del Parco nazionale di Portofino e per capire come mai il provvedimento non sia stato ancora iscritto alle sedute della conferenza unificata”. Bruzzone ricorda: “A dicembre del 2025 la Regione Liguria ha approvato la delibera per l’intesa finalizzata all’istituzione del Parco a tre comuni, a cui va ad aggiungersi l’attuale Area marina protetta per la parte a mare. Una decisione assunta poiché riconosciuto l’altissimo valore ambientale, paesaggistico, storico e culturale sostenuto dal territorio interessato. Eppure ad oggi, nonostante fosse prevista una seduta della conferenza unificata a fine febbraio, il tema non è stato affrontato e non si hanno più notizie della calendarizzazione del provvedimento. Portofino è una eccellenza unica al mondo e merita attenzione e interventi mirati in tempi certi nel rispetto delle popolazioni locali”.
Sul tema si muove anche il gruppo di Avs in Regione Liguria: “Presenteremo un’interrogazione in Regione per chiedere alla Giunta Bucci chiarimenti sul progetto di soppressione dell’Area Marina protetta di Portofino. Quella di Bucci è una decisione nata per soddisfare gli interessi di pochi amici, invece che per salvaguardare una delle aree marine più importanti d’Italia”. Selena Candia, capogruppo regionale di Avs, promette battaglia contro la decisione del governo e della Regione Liguria sull’area marina di Portofino.
“Sosteniamo la linea di Wwf, Greenpeace e Lipu, che hanno presentato un ricorso per scongiurare questa ipotesi. Il mini-parco voluto da Bucci, che ora vuole eliminare anche l’area marina protetta, rischia di vanificare gli investimenti milionari compiuti e i risultati raggiunti nella tutela della biodiversità in tutti questi anni”, manda a dire Candia che si chiede anche se saranno difesi i posti di lavoro di chi opera adesso nella gestione dell’area marina protetta.
“C’erano altre soluzioni alternative, che avrebbero permesso una migliore azione per tutelare l’ecosistema. Come hanno giustamente ricordato le associazioni ambientaliste, si poteva creare un parco partendo dai primi sette comuni aderenti oppure dalla perimetrazione ritenuta valida dal Tar, con undici comuni”, ricorda la consigliera di minoranza. Invece si è scelta la soluzione meno adatta sul piano ambientale. “Ci viene da chiedere: Bucci vuole rendere l’area interdetta una meta per le escursioni dei ricchi e dei privilegiati? È un interrogativo legittimo, visto che lui stesso ha più volte ricordato che da piccolo andava in barca a Cala Oro, ora zona A, quella di protezione massima”, denuncia Candia. E conclude: “Troviamo poi la scelta di sopprimere l’area marina completamente contraria a quanto sostenuto dal centrodestra stesso, che negli scorsi anni ci ha ripetuto in Consiglio regionale che il parco nazionale di Portofino non si sarebbe allargato via terra ma via mare”.