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di MATTEO MUZIO *
Negli ultimi giorni di guerra lanciata dagli Stati Uniti all’Iran si è notato in particolar modo il silenzio del vicepresidente J.D. Vance, normalmente assai acceso nel difendere in modo articolato qualsiasi iniziativa lanciata dall’amministrazione di Donald Trump, sulla questione è stato assai più silente. Anche perché, forse, il suo credo ideologico “America First”, che vuole ricalibrare la posizione statunitense nel modo secondo un neoisolazionismo impregnato di realismo ma che nello stesso tempo si faccia diffusore, nel mondo, di un credo post-liberale.
In altre parole, che sostenga attivamente i movimenti di estrema destra nel mondo. Uno di questi, in particolare, ha ottenuto l’attenzione del vicepresidente statunitense: si tratta dell’Afd tedesco, che al livello europeo siede nel gruppo più estremista di tutti, quello della cosiddetta “Europa delle nazioni sovrane”. Lo scorso anno, alla Conferenza di Monaco, lo stesso vicepresidente aveva invitato la Cdu a “non avere paura” di lasciar governare insieme con loro la formazione accusata di simpatie neonaziste, accusa sostenuta con molto fondamento dagli stessi servizi segreti tedeschi.
Oggi quello stesso partito che ha sempre vantato lo stretto legame con l’amministrazione Trump, condanna con forza l’attacco israelo-statunitense, mentre il partito del cancelliere Merz, che pure non partecipa al conflitto, comprende l’esigenza di Washington e Tel Aviv di distruggere il regime degli Ayatollah e ha evitato critiche dirette all’intervento. Un abbraccio, quindi, quello di Vance, che sembra non tenere conto dei legami storici dell’America in Medio Oriente, ma non solo. E peraltro gli stessi sovranisti europei non sembrano accogliere con grande entusiasmo questa spinta ideologica a creare una sorta di “braccio internazionale dei Maga”.
Lo prova il flop della conferenza internazionale lanciata in collaborazione con la deputata della Florida Anna Paulina Luna, forse la più sfegatata rappresentante trumpiana al Congresso, che non ha mai avuto dubbi sul presidente nemmeno per quello che riguarda la gestione torbida dei file del processo Epstein. Luna ha potuto contare sul sostegno operativo e logistico di Turning Point, l’organizzazione fondata da Charlie Kirk, per organizzare una tre giorni di conferenze e dibattiti intitolata “Alleanza delle Nazioni Sovrane”, iniziata il 4 marzo. Dell’evento si è saputo poco, anche il luogo è stato tenuto segreto a lungo prima di rivelare che si sarebbe tenuta in una semplice sala conferenze di un hotel, segno che, in fin dei conti, i partecipanti non sono stati così numerosi come si prevedeva. Anzi.
Dal lato americano, numerosi partecipanti previsti non hanno dato la conferma che si aspettava. Byron Donalds, deputato della Florida e candidato governatore, avrebbe dovuto partecipare a un panel sull’energia, ma al magazine Politico ha dichiarato di non ricordare di aver aderito all’evento, così come il suo collega Randy Fine, che pure è noto per il suo estremismo antimusulmano. Dal lato europeo si registra la presenza dell’ex candidato alle presidenziali rumene George Simion, più diversi esponenti non di prim’ordine provenienti dall’Austria, dal Belgio, da Cipro, dalla Croazia, dalla Serbia e anche dalla Georgia e dal Cipro. Nessuno dall’Italia.
Non è mancato invece un ospite dalla Germania, dove Afd ha mandato il deputato Marcus Frothmeier, noto per essersi recato più volte in Russia, anche nel territorio della Crimea occupata. Però ha confermato la sua presenza lo speaker della Camera dei Rappresentanti Mike Johnson, che consentirà agli esponenti politici europei di farsi un selfie con lui. Si nota anche che non è previsto nessun membro dell’amministrazione Trump all’evento, nemmeno la sottosegretaria al Dipartimento di Stato Sarah B. Rogers, a sua volta entusiasta sostenitrice della destra radicale europea e di Afd, come ampiamente dimostrato dalle sue numerose prese di posizione a mezzo social. Insomma, una kermesse su scala ridotta che mostra come questa internazionale Maga faccia fatica non poco a decollare. E che in questo momento rischia di provocare un serio imbarazzo all’amministrazione Trump.
(* fondatore e direttore della piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’)