(r.p.l.) Ai lettori – Il settimanale ‘Piazza Levante’, seguendo la tradizione anglosassone dei media che sostengono apertamente una posizione, ha deciso di ospitare sulle proprie pagine solamente le ragioni del Sì riguardo al prossimo referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Lo scriviamo in piena onestà intellettuale e con piena trasparenza rispetto a chi ci segue.
di ALBERTO BRUZZONE
“Questo referendum è strutturato per garantire ai cittadini un processo giusto ed equo. Non si tratta di un voto sull’operato del governo, né di un voto sull’operato della magistratura. Noi abbiamo bisogno di una magistratura il più possibile indipendente e questa riforma va esattamente in tale direzione”.
A spiegare il suo Sì al prossimo referendum costituzionale sulla giustizia, previsto per i prossimi 22 e 23 marzo, è l’avvocato Angelo Paone, specializzato in diritto penale, iscritto alla Camera Penale Regionale Ligure e componente anziano dello Studio Legale Vernazza di cui è membro dal 1995.
Anche Paone, come gli altri esponenti dell’avvocatura, della magistratura e della politica che abbiamo ospitato sulle pagine di ‘Piazza Levante’ spiega le ragioni perché si possa dare un Sì consapevole. “La riforma della giustizia di cui si chiede la conferma attraverso il referendum ristabilisce la giusta geometria costituzionale”.
Secondo Paone, “questo percorso sulla separazione delle carriere è la logica conseguenza della riforma del codice accusatorio introdotta a suo tempo da Giuliano Vassalli. Non è un problema se le carriere saranno separate: semmai c’è da chiedersi come mai sino a questo punto sono state unite. Ad oggi, nelle maggiori democrazie occidentali, le carriere sono separate e le carriere unite sono mantenute solo in Romania, Turchia e Bulgaria. La riforma è la piena attuazione del principio costituzionale secondo cui ogni processo si deve svolgere, a garanzia del cittadino, nel contraddittorio tra accusa e difesa, sullo stesso piano, di fronte a un giudice terzo e imparziale. Ora in Italia non esiste una vera separazione delle carriere. È vero, sono stati fatti dei passi in avanti con la riforma Cartabia, ma adesso l’intendimento è quello di fare ulteriori passi verso l’obiettivo di un giusto processo. La riforma di cui stiamo parlando, e materia del prossimo referendum, conserva l’autorevolezza del giudice e ne rafforza la terzietà”.
L’avvocato genovese osserva: “Il giudice deve apparire terzo non solo per l’accusa e la difesa, ma anche agli occhi dei cittadini; vi è l’esigenza di una ‘estetica della terzietà’: vediamo che molto spesso non è così. Noto la tendenza a confondere il pubblico ministero con il giudice. Questa distorsione incide anche nella rappresentazione mediatica, che spesso coincide con quella del pubblico ministero, che assume un ruolo di protagonista nell’immaginario collettivo e spesso lo mantiene, anche a fronte di una sentenza di assoluzione”.
Dati alla mano, Paone spiega che “alcune indagini non sarebbero dovute sfociare in processi. Il problema della terzietà sta proprio qui, nella fase delle indagini, dove la figura del pubblico ministero è nettamente predominante rispetto a quella del giudice delle indagini preliminari. Lo dicono i numeri: il 94 % delle richieste di intercettazioni viene autorizzato, oltre il 90% delle richieste di rinvio a giudizio viene accolto, ma poi questi processi per oltre il 50% dei casi si risolvono in assoluzioni. La richiesta della separazione delle carriere serve appunto a dare più autorevolezza ai giudici. Non si vuole indebolire la magistratura ma, al contrario, si vuole rafforzare la centralità della magistratura giudicante. Il giudice non deve percepire che il pm sia un collega, né viceversa”.
Separando le carriere, si avranno due consigli superiori della magistratura, “ma la proporzione tra membri laici e membri togati resterà inalterata, così come nella composizione dell’Alta Corte disciplinare, la componente laica, nominata dal Parlamento, è di tre membri su quindici. Quindi non è vero che viene indebolita la magistratura. Il problema si sarebbe posto se fosse stata variata la proporzione tra laici e togati, ma ciò non è avvenuto”.
Il sorteggio, a proposito: “Ci si sta chiedendo se può essere utilizzato o no. Io dico che se il Csm rimane come organo di garanzia, allora il sorteggio si può applicare. Diverso invece se si vuole un Csm come organo di rappresentanza. È stato detto e scritto che nessuno si sognerebbe mai di sorteggiare un primario, un amministratore di condominio, un consigliere comunale. Ma il Csm non è nessuna di queste cose: non è un ospedale, non è un condominio, né un consiglio comunale. Il Csm, quale organo di alta amministrazione, deve gestire gli interessi comuni della magistratura secondo criteri valevoli per tutti: e allora il sorteggio può andar bene per eleggere un organo che intrinsecamente è paritario. Certo, non è lo strumento più elegante, però è funzionale allo scopo, anche perché si pone l’obiettivo di metter fine alla degenerazione delle correnti che, indubbiamente, non fa bene all’immagine e all’autorevolezza della magistratura, specialmente dal caso Palamara in poi”.
I detrattori della riforma dicono che, se passerà il Sì al referendum, il pubblico ministero sarà molto più soggetto all’influenza del potere esecutivo: “Da una parte si dice questo, dall’altra si dice che con la riforma il pm diventerà una sorta di superpoliziotto. Si dice una cosa e poi si dice il suo contrario. Non possono essere vere entrambe, perché sono in estrema contraddizione. E comunque non è vera nessuna delle due; inoltre, la nuova formulazione dell’articolo 104 della Costituzione, semmai, rafforza l’indipendenza del pm, che, sotto a questo aspetto, è equiparato al giudice”.
L’altra critica: il fatto che questa riforma non migliora i tempi della giustizia. “Ma su questo – replica Paone – occorrono altre riforme. Quella attuale, però, può contribuire a migliorare le garanzie per il cittadino o, ancor meglio, può contribuire a ridurre gli errori giudiziari (ad oggi, le statistiche dicono che ogni giorno circa tre persone finiscono ingiustamente in carcere). È già un passo in avanti fondamentale”.
Infine, Paone fa una riflessione di ordine generale: “Vincerà il Sì, vincerà il No, questo non lo possiamo sapere. Possiamo solamente auspicare che questa campagna elettorale così aspra, più sul contesto che non sul testo della riforma, non mini la magistratura nelle sue fondamenta, sino a lacerarla e a indebolirla. Questa è una forte preoccupazione che abbiamo noi avvocati perché una magistratura, menomata nella sua funzione e nella sua rappresentatività, rischia di perdere autorevolezza e questo sarebbe un problema per tutti”.