Glocal… no social
Settimanale di attualità, economia e sport

Ultima edizione

Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

Referendum, Pina Picierno del Pd: “Ci insultano da sinistra perché voteremo Sì: è svilente. La riforma del processo penale non nasce da destra”

La vicepresidente del Parlamento Europeo: “Il sistema attuale non funziona, perché i numeri dei rinvii a giudizio ci parlano di processi che non sarebbero dovuti iniziare. Di vite rovinate, di soldi spesi in avvocati”
Pina Picierno è esponente del Partito Democratico e vice presidente del Parlamento Europeo
Pina Picierno è esponente del Partito Democratico e vice presidente del Parlamento Europeo
Condividi su

(r.p.l.) Ai lettori – Il settimanale ‘Piazza Levante’, seguendo la tradizione anglosassone dei media che sostengono apertamente una posizione, ha deciso di ospitare sulle proprie pagine solamente le ragioni del Sì riguardo al prossimo referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Lo scriviamo in piena onestà intellettuale e con piena trasparenza rispetto a chi ci segue.

di ALBERTO BRUZZONE

“La linea comunicativa del Pd che assimila al fascismo chi voterà Sì al referendum del 22-23 marzo è gravemente insultante e svilente. Da fondatrice e militante del Pd sono colpita e molto addolorata da una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista”. Pina Picierno, esponente di spicco del Partito Democratico, vice presidente del Parlamento Europeo e componente dell’ala riformista dello schieramento, è tra le personalità più attive nell’ambito della campagna elettorale per il Sì alla riforma della giustizia, insieme a tanti altri esponenti della sinistra che, proprio per questo, sono stati tacciati di essere fascisti e sono stati minacciati di espulsione. 

Colpi bassi che per l’eurodeputata sono inaccettabili: “Sono mesi – afferma – che viviamo un clima irrespirabile: sono mesi che alcuni si arrogano il diritto di schernire, ridicolizzare compagni di partito e invitano i ‘riformisti’ a lasciare la casa che abbiamo fondato. Non è più accettabile e chiedo alla segretaria Elly Schlein di pronunciare parole di chiarezza. Cara Segretaria, che gli diciamo a Montanari? Che rispondiamo a Bettini, o a chi come loro pensa che il Pd debba essere la riedizione di Rifondazione Comunista, rimuovendo venti anni di storia? Tocca innanzitutto a te rispondere, prendere posizione, fare chiarezza e sì, difendere la nostra comunità. Cosa ha da dire la Segretaria del mio partito davanti alla criminalizzazione del dissenso, alle gogne mediatiche di questo nuovo ceto di aspiranti intellettuali e pensatori che usa il manganello digitale tra i sorrisetti di molti, anche dentro le nostre stanze? Aspetto da molto, aspettiamo in tante e tanti da molto, e continuiamo ad aspettare con pazienza”. 

Pina Picierno dice “basta con una campagna che sembra ricalcare, al contrario, i toni e lo stile di Fratelli d’Italia, anche loro impegnati una penosa linea comunicativa per cui chi vota no è assimilabile ai violenti degli scontri di Torino. Dico a tutti: recuperiamo una discussione di merito, serena, rispettosa e centrata: dobbiamo farlo per il bene del dibattito pubblico, e della democrazia del nostro Paese. Poi so bene che esiste una linea maggioritaria nel mio partito, e sono sicura che esistono molti modi per argomentare sulle ragioni del No. Ma in tutta onestà mi pare che quelle osservate e ascoltate fin qui non siano quelle più giuste e quelle più convincenti”. 

Votare Sì non significa stare con la destra: “Continuo a pensare che l’alternativa non nasce da una polarizzazione permanente. Questo vale per il referendum e per il clima politico generale. Tutti noi non vediamo l’ora di mandare a casa questa destra terribile, ma evitiamo di assumere il lo stile politico. La Costituzione si difende soprattutto non violentandone i principi, tra cui quello del referendum confermativo su cui gli elettori devono esprimersi nel merito, senza trasformarlo in una contesa politica sul governo in carica. Per quello ci saranno le elezioni politiche”. 

La vice presidente del Parlamento UE entra poi nel merito: “Spesso mi dicono: questa riforma non riguarda la vita dei cittadini. Falso. Basterebbe guardare i dati ministeriali per capire che, rispetto, per esempio, alla fase preliminare del processo, siamo di fronte a un quadro davvero molto preoccupante. Tra il 95% e il 100% delle richieste dei pm vengono avallate in fase di indagini preliminari, in fase di rinvio a giudizio. Poi si dice: vabbè, però poi le assoluzioni successivamente superano il 40%. Giusto, vero, ma proprio questo dimostra che il sistema non funziona, perché quei numeri dei rinvii a giudizio ci parlano di processi che non sarebbero dovuti iniziare. Di vite rovinate, di soldi spesi in avvocati, perché sappiamo tutti che un processo penale diventa anche molto costoso per i cittadini. Parliamo, quindi, di vite delle persone: questa riforma riguarda concretamente la vita delle persone. E io credo che sia molto importante provare a discutere nel merito, superando le opposte curve che non ci aiutano a farlo”. 

Secondo l’esponente del Pd, “il confronto su un tema così importante merita ben altro livello di approfondimento. Il ministro Nordio farebbe bene ad assumere un tono più istituzionale. Alcune uscite del ministro, anche forse involontarie, finiscono per trasformarsi nel miglior testimonial delle ragioni del No. Occorre uscire dalla tenaglia ideologica che soffoca il dibattito italiano, quella fra garantismo e giustizialismo. Due parole che spesso diventano etichette tribali. La stagione delle riforme del processo penale non nasce a destra. Tutt’altro, è stata una battaglia culturale e politica della sinistra riformista da sempre. Per questo è fondamentale ribadire una cosa semplice, non dobbiamo lasciare alle destre la bandiera delle garanzie e delle riforme. È stato un errore farlo in passato e oggi ne paghiamo le conseguenze perché senza giustizia credibile non c’è coesione sociale e non c’è democrazia. Non si tratta di difendere una categoria né di alimentare uno scontro ideologico permanente. Si tratta di difendere lo stato di diritto e l’equilibrio fra i poteri, cioè la qualità della democrazia. Dentro questo orizzonte riformista si colloca anche il confronto sulla separazione delle carriere. Un tema serio, discusso da decenni, che va affrontato senza demonizzazioni e senza propaganda, con l’obiettivo di rendere più chiari i luoghi nel processo e più forte l’imparzialità del giudice, aumentando la fiducia dei cittadini nella giustizia”.

Ultimi video

Antonio Gozzi nominato Cavaliere del Lavoro: dall’acciaio alle startup e all’editoria, passando per la Virtus Entella
Il modello Gozzi premiato dal Quirinale. Unico ligure tra i prescelti di quest’anno: "Da Chiavari si può competere con i migliori”
Crisi Amt, emergenza trasporti anche nel Tigullio. Parla Federico Bairo di Usb Trasporti
“Bus fermi e corse soppresse non dipendono dai lavoratori, ma dai ritardi nei pagamenti ai fornitori. Utenti e dipendenti vivono una situazione di stress inaccettabile”

Altri articoli

Piano Sociosanitario Regionale: dopo l’ira dei sindaci, esclusi dal confronto, riparte il dialogo con la Regione Liguria

L’assessore Nicolò: “Nei prossimi giorni li incontreremo”. Natale e Sanna del Pd: “L’unico passo da fare è ritirare questo impianto e ripartire da zero”

Nel nuovo 'disordine mondiale' l'export italiano cresce nonostante tutto. Ma la crisi di Hormuz continua a spaventare

Presentato lo studio condotto da Argo, osservatorio nato dall’esperienza del Forum del Commercio Internazionale e ideato da ARcom Formazione, una scuola di formazione la cui direttrice scientifica è la genovese Sara Armella