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Giovedì 19 febbraio 2026 - Numero 414

Giuseppe Castagnino liutaio in Chiavari: quanti suoi violini suonano ancora…

Nel piccolo locale di via Entella furono costruiti e spediti in tutto il mondo circa quattrocento violini, viole, violoncelli e contrabbassi
Giuseppe Castagnino, celebre liutaio che visse e lavorò a Chiavari
Giuseppe Castagnino, celebre liutaio che visse e lavorò a Chiavari
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di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

Il percorso esplorativo dell’Ottocento Chiavarese continua nella rassegna in corso presso la Società  Economica; queste ricerche ci permettono di riscoprire un secolo fondamentale per la crescita della nostra comunità, e nuovi soggetti da riproporre all’attenzione del pubblico. 

Grazie all’associazione ‘Il Bandolo’, sabato scorso abbiamo potuto presentare un profilo biografico molto particolare, la cui capacità artigianale affronta la costruzione di uno strumento musicale colto e complesso come il violino. 

L’evento ruotava proprio sul come si sia creata una specializzazione così alta, come ancora oggi questo strumento ad arco sia presente e suonato abitualmente con grande piacere per la platea. La domanda, posta come titolo della manifestazione, poneva il quesito se “quel legno suona ancora”. Il pubblico è stato subito rassicurato in merito, e premiato con la superba esibizione di Sylvia Trabucco e del suo violino realizzato da Giuseppe Castagnino. 

È lui, il liutaio con la bottega in via Entella. In quel piccolo locale furono costruiti e spediti in tutto il mondo circa quattrocento violini, viole, violoncelli e contrabbassi. Nel corso dell’incontro del ‘Bandolo’ abbiamo visto come Giuseppe divenne un affermatissimo liutaio, e quale fu l’esperienza di vita che lo portò ad esiti di questa portata. 

Nell’Ottocento Chiavari era fortemente connotata da un’economia di tipo agricolo. Le istituzioni del tempo ci hanno lasciato importanti dati sulle produzioni e sulle tante attività legate al mondo contadino e ortolano. Una di queste particolari attività, confermata nei rilievi dei censimenti era quella dei bottai: solo in Chiavari se ne contavano dieci.

Il mestiere era legato alla lavorazione del legno, materia prima che abbondava nei boschi e nelle foreste Appenniniche. Qui è possibile rilevare un incrocio d’attività assolutamente non casuale, che conferma l’evoluzione e la specializzazione delle abilità artigianali e la ricerca di prodotti innovativi per affermare nuovi mercati e produzioni. Erano infatti bottai i famigliari dei Descalzi e del Castagnino. I loro figli, Gaetano e Giuseppe, appresero l’arte di domare il legno nelle botteghe sotto casa. Gaetano Descalzi detto “Il Campanino” diventerà il promotore e interprete della nuova seggiola di Chiavari; il Castagnino liutaio internazionale. Ancora una caratteristica che conferma il prestigioso percorso della loro arte: essi firmavano le loro singole creazioni con una specifica etichetta, sotto la tessitura della seduta per il “Campanino”, all’interno della cassa armonica per il liutaio Castagnino. Così l’opera e la sua paternità risultavano certificate in termini di unicità e di provenienza.

Castagnino inizia giovanissimo a cimentarsi nell’arte della liuteria. Nato a Cogorno il 4 maggio del 1883, apre bottega al numero sessanta di Via Entella. Di qui escono i primi strumenti, ma presto si rende conto della necessità di fare un salto di qualità in termini di fama e maestria. L’occasione si presenta quando il decano dei liutai genovesi, Cesare Candi, entra in possesso di un violino prodotto a Chiavari, lo osserva e comprende che quel giovane conosce l’arte dell’organologia e può fare strada. Candi lo segnala come meritorio apprendista presso il più grande liutaio europeo del tempo, Giuseppe Fiorni di Monaco di Baviera. Il sacrificio è grande, ma per crescere il giovane chiavarese è pronto a trasferirsi. A Monaco Castagnino resta per diversi anni, e l’insegnamento del maestro influenzerà il giovane liutaio al punto di trasformarsi in eredità duratura, attraverso scelte costruttive che innoveranno la scuola genovese della liuteria del Novecento. 

Lo stile di Castagnino rimase fortemente personale nel corso di tutta la sua carriera, durante la quale il liutaio mostrò una decisa preferenza per il modello Guarneri del Gesù; i fori armonici sono solitamente piuttosto allungati ma non spigolosi, il modello del riccio è una personale interpretazione di Guarneri, ha uno sviluppo rigonfio nella parte superiore e posteriore della voluta, spesso propone uno smusso tinto in nero nel perimetro dello strumento. 

Durante un sopralluogo eseguito negli anni Ottanta presso casa degli eredi Castagnino, potei fotografare dei documenti importanti, in particolare un quaderno contenente appunti e dati costruttivi per la realizzazione dei violini. Rimasi colpito da alcune pagine con disegni interni alla cassa armonica, puntuali misure e il rilievo in scala del foro di risonanza: le “ff” così importanti e qualificanti lo strumento. Qui il rilievo riportava la scritta “Guarnerius”, un chiaro riferimento allo storico liutaio Guarneri del Gesù. 

Questi dati mi portarono a riprendere in mano il profilo delle esperienze giovanili di Giuseppe Castagnino e a valutare il suo rapporto con Cesare Candi e la bottega genovese in Salita del Prione.

Qui verifico un incrocio di fatti che permette di consolidare un’ipotesi su quei dati così precisi e la scritta “Guarnerius”. Durante le celebrazioni in onore di Antonio Stradivari, nel 1937, fu Candi a restaurare il “Cannone”, il prestigioso Guarneri del Gesù di Nicolò Paganini. Giuseppe Castagnino ne ricava i dati che caratterizzeranno la personale interpretazione della sua produzione liutaia, tratto confermato da tutti gli analisti dei suoi strumenti.

Purtroppo, la Chiavari degli anni Sessanta era incline a demolire per ricostruire. Il ‘Secolo XIX’del 9 ottobre 1963 riportava il seguente titolo: “L’ultimo liutaio di Chiavari sfrattato dal piccone demolitore”. Il successivo commento descriveva il trasferimento della bottega del Castagnino in Val Graveglia e proponeva un’ironica possibile epigrafe: “Qui lavorò e visse il liutaio Giuseppe Castagnino, amico apprezzato di violinisti fra i più celebri del mondo”. La targa marmorea avrebbe potuto recare questa incisione, se un piccone spietato non avesse cancellato dalla faccia della città quello che per decine d’anni fu il laboratorio di uno dei più valenti costruttori di violini.

In tanti si chiedono perché non dedicare a Giuseppe Castagnino un segnale di meritata memoria, dal momento che ci ha lasciato l’8 luglio 1966… ma quel legno suona ancora.

(* storico e studioso delle tradizioni locali)

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