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Giovedì 19 febbraio 2026 - Numero 414

Referendum, Anna Paola Concia: “Siccome voto Sì, mi danno della fascista. E invece questa è una riforma necessaria”

L’ex parlamentare: “L’Anm si è fatta soggetto politico e sta facendo una campagna molto violenta, piena di scenari apocalittici che non corrispondono al vero”
Anna Paola Concia, ex deputata del Partito Democratico e in campo per il Sì al referendum
Anna Paola Concia, ex deputata del Partito Democratico e in campo per il Sì al referendum
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(r.p.l.) Ai lettori – Il settimanale ‘Piazza Levante’, seguendo la tradizione anglosassone dei media che sostengono apertamente una posizione, ha deciso di ospitare sulle proprie pagine solamente le ragioni del Sì riguardo al prossimo referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Lo scriviamo in piena onestà intellettuale e con piena trasparenza rispetto a chi ci segue.

di ALBERTO BRUZZONE

“Siccome voto Sì alla riforma, allora vengo definita fascista. Oggi, con questa polarizzazione della politica, condividere le idee su un singolo tema con le persone di centrodestra è diventato un peccato mortale”. A raccontarlo è Anna Paola Concia, già parlamentare del Partito Democratico dal 2008 al 2013 e oggi tra le personalità più attive del comitato Sì separa della Fondazione Einaudi per la separazione delle carriere dei magistrati. Il referendum dedicato a questo tema è in programma per i prossimi 22 e 23 marzo: l’ex deputata dem fa parte di quel gruppo di personalità di sinistra (non di poco rilievo) che voterà Sì alla consultazione. Una scelta che sta causando parecchi strali dal centrosinistra, con accuse anche pesanti, alle quali però Anna Paola Concia ribatte colpo su colpo.

Perché votare Sì?
“Da trent’anni sono favorevole alla separazione delle carriere, da sinistra. Sono stata iscritta a un solo partito, che negli anni ha cambiato diverse volte il nome, ho sempre avuto una cultura garantista che rientra nella sinistra liberale. Il processo equo e il giudice terzo sono aspetti perfettamente in linea con il pensiero di sinistra, che condivido con alcuni giganti come Augusto Barbera, Claudia Mancina, Enrico Morandi, Stefano Ceccanti e molti altri. Questa riforma della giustizia avremmo dovuto farla noi, perché è perfettamente in linea con il Codice Vassalli”.

Secondo il Sì, la riforma tutela ancor di più i magistrati, e non il contrario.
“La motivazione più forte per votare Sì mi viene proprio dal giurista e politico Giuliano Vassalli, medaglia d’oro della Resistenza, senatore socialista. Da ministro di Grazia e Giustizia nel 1989 approvò un nuovo codice che sostituì il Codice Rocco riformando il processo da inquisitorio ad accusatorio: sostenne che senza la separazione delle carriere quella sua riforma non avrebbe avuto futuro. È quindi una riforma di sinistra, nasce dalla sinistra riformista. Il Codice Rocco, invece, quello sì che era fascista. La riforma attuale tutela moltissimo i magistrati perché legifera sulla figura del pm che nella Costituzione non c’era. C’è una maggiore garanzia di indipendenza della magistratura, e non il contrario. Il governo che vuole mettere le mani sulla magistratura è una fake news. Con la separazione delle carriere, invece, ci adeguiamo a tante democrazie europee, tra cui la Germania, il paese dove vivo. Qui le carriere sono separate e non c’è stata nessuna dittatura. La magistratura opera in piena autonomia e indipendenza e ha inquisito Cancellieri in carica e Presidenti della Repubblica”.

Il fronte del No è assolutamente contrario al sorteggio dei giudici per il Consiglio Superiore della Magistratura: perché?
“Il sorteggio infastidisce perché darà un colpo pesantissimo alle correnti che ci sono dentro la magistratura. All’interno dell’Associazione nazionale magistrati, infatti, ci sono tante correnti che si dividono, lottizzano la partecipazione al Consiglio Superiore della Magistratura, decidendo di conseguenza dei trasferimenti, di tutta la carriera di un magistrato, che è un organo dello Stato. Questa è la ragione per cui l’Anm si è fatta soggetto politico contro il referendum e sta facendo una campagna molto violenta, piena di scenari apocalittici che non corrispondono al vero”.

Enormi polemiche le ha suscitate anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, dicendo che chi vota Sì sono “gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.
“Sono scioccata dalle affermazioni di Gratteri. Lui è la quintessenza degli scenari apocalittici, uno che si permette di insultare le persone che voteranno in un certo modo e di farlo tranquillamente in televisione. Tante persone per bene voteranno Sì. Gratteri è un magistrato che la mattina ha arrestato centosessanta persone e la sera è andato a parlarne in televisione. Tutto questo è impossibile in Germania,dove i giudici non sono star della tv, anzi non possono proprio andarci. Ed è molto meglio così. Ci sono i portavoce dei tribunali che si occupano di comunicare. Io porto avanti le mie idee senza insultare nessuno: se sarò stata efficace, ne saró contenta, altrimenti pazienza”.

Mancava da tempo nell’agone politico italiano. Come lo ha trovato?
“Erano dieci anni che non partecipavo attivamente al dibattito politico, non mi aspettavo un clima così brutto. Siamo arrivati alla lotta nel fango: a me piacerebbe entrare nel merito del referendum, e invece passiamo la giornata a ricevere insulti perché siamo di sinistra e votiamo Sì. Il Paese si è molto incancrenito: il fatto che, per una volta, ci sono persone di destra e di sinistra che condividono un aspetto, con la polarizzazione quasi selvaggia di questa politica, è un peccato mortale. Eppure la giustizia non è di destra né di sinistra, ma questa condivisione su un tema che va sopra la destra e la sinistra non viene compresa e, al contrario, provoca una enorme aggressività. Ma, del resto, mi pare che quelli del No abbiano impostato tutto su tre concetti in croce”.

Quali?
“Antifascismo, difesa della Costituzione e indipendenza della magistratura. Tutte cose che non c’entrano niente con il merito della riforma. La riforma nasce dal Codice Vassalli: era un partigiano che abolì il Codice Rocco che era chiaramente fascista. Lo spettro dell’antifascismo è un modo per evocare scenari apocalittici che non esistono. Viviamo in un Paese democratico, che ci piaccia o no chi sta in questo momento al governo. Siamo dentro l’arco costituzionale. L’indipendenza della magistratura: è scritta sull’articolo 104 e la riforma della giustizia non la scalfisce in nessun modo. La difesa della Costituzione? Rispondo come direbbe Augusto Barbera: chi tradisce la Costituzione è chi non distingue tra il voto in un referendum e le elezioni politiche. La Costituzione non è un dogma: succede in tutti i Paesi democratici che sia sottoposta ad aggiornamenti. Lo avevano previsto anche i Costituenti che l’hanno scritta. L’articolo 138, infatti, regola la revisione della Costituzione proprio anche attraverso il referendum”.

Alla segretaria Elly Schlein ha ricordato cosa sosteneva Enrico Berlinguer.
“Certamente. Ha voluto mettere la foto di Berlinguer sulla tessera del Pd. Ma proprio Berlinguer sosteneva che nei referendum non deve esserci vincolo di partito. Vorrei che chi nel Pd intenda votare Sì, si sentisse libero di farlo. Siamo o non siamo in democrazia?”.

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