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Giovedì 4 giugno 2026 - Numero 429

Ecco chi è la funzionaria americana che promuove l’estrema destra in Europa

La sottosegretaria Sarah Rogers è il collegamento del trumpismo con i partiti estremisti europei. Ma questo attivismo può essere un boomerang e potrebbe risvegliare le coscienze
Sarah B. Rogers ha l’incarico di sottosegretaria di stato per la diplomazia pubblica
Sarah B. Rogers ha l’incarico di sottosegretaria di stato per la diplomazia pubblica
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Prosegue il nostro rapporto di collaborazione con la piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’, fondata e guidata dal giornalista Matteo Muzio. Il portale di ‘Jefferson’, con tutti i suoi articoli e le varie sezioni, è visitabile all’indirizzo https://www.letteretj.it, da dove ci si può anche iscrivere alla newsletter.

di MATTEO MUZIO *

Il divario tra Stati Uniti ed Europa si è allargato, non è certo una novità degli ultimi giorni, bensì dell’ultimo anno. Su alcune cose il baratro è ancora stretto e pieno di ponti (è notizia di questi giorni l’inaugurazione di Project Vault, un progetto di reperimento e conservazione delle terre rare che coinvolge 54 paesi, molti di questi europei), su altre, più ideologiche, appare incolmabile. Lo si vede nell’azione politica promossa da Sarah B. Rogers, un’oscura funzionaria del dipartimento di Stato che ha l’incarico di trasformare le parole spesso incoerenti del presidente Donald Trump in fatti concreti. 

Rogers ha l’incarico di sottosegretaria di stato per la diplomazia pubblica: in parole povere, si rapporta direttamente con i cittadini di quei paesi considerati alleati, aggirando gli usuali canali diplomatici. Quando il ruolo è stato creato, nel 1999, durante la seconda amministrazione di Bill Clinton, per far fronte a un’opinione pubblica che stava diventando scettica sempre più dei benefici del Nuovo Ordine Mondiale a guida statunitense. Solo che sotto la seconda amministrazione Trump questo incarico viene inteso diversamente: come un grimaldello per smontare l’impianto liberal-democratico degli Stati europei. 

E allora ecco che su X, l’ex Twitter, la sottosegretaria descrive i migranti ospitati in Germania come “orde barbare di stupratori”, accusa la Svezia, governata da una coalizione di centrodestra, di favorire gli stupri con le sue politiche migratorie (“Se il vostro governo ci tiene alla sicurezza delle donne, forse dovrebbe adottare una nuova politica migratoria” è la frase esatta) e dice che “i difensori dell’immigrazione incontrollata dal Terzo Mondo” controllano i media. Come ha riportato il Financial Times, la scorsa settimana l’alta funzionaria statunitense ha incontrato diversi esponenti di questi partiti, tra cui il Reform britannico, formazione guidata dall’ideologo della Brexit Nigel Farage, potenziale primo ministro dopo le prossime elezioni previste nel 2029. Ma soprattutto ha incontrato il deputato di Alternative Fur Deutschland (Afd) Markus Frohnmaier, noto per i suoi legami con la Russia che l’hanno visto più volte protagonista di viaggi anche nella Crimea occupata. 

Per Rogers, questi legami assai documentati (Frohnmaier è citato in un documento della Duma russa come deputato “controllato”) sono da minimizzare perché “gonfiati” dai rivali politici come “la bufala” della connessione moscovita. Non solo: è la promotrice di una lotta senza quartiere contro la regolamentazione delle piattaforme social, temendo che la disinformazione venga limitata. E lei ne fa ampio uso: promuove video virali girati da influencer di estrema destra. Questa promozione ideologica assomiglia molto alla difesa sovietica dei partiti comunisti “fratelli” in Occidente e non solo. Però può essere un boomerang non da poco: come potrebbero essere credibili dei partiti che si proclamano patrioti ad ogni piè sospinto pur dipendendo come finanziamento (un articolo del quotidiano britannico Guardian parla di un “fondo nero” per il sostegno a queste formazioni politiche) da una superpotenza. 

Al momento, infatti, gli endorsement “esteri” dell’attuale amministrazione americana si sono rivelati dei boomerang. In Canada i conservatori sono passati dalla quasi vittoria a un’inaspettata sconfitta nel giro di pochi mesi a inizio 2025, mentre la destra olandese di Geert Wilders (che con Trump condivide il bizzarro colore di capelli), favorita per anni, è stata esclusa dal governo da una coalizione di partiti d’ispirazione liberale e cristiano-democratica. Quindi tutto questo attivismo potrebbe portare a un risveglio delle coscienze dell’intorpidito elettorato moderato. Questo spiegherebbe infatti la pronta presa di distanza del Rassemblement National francese, che teme che questo appoggio ingombrante possa deragliarne la sospirata conquista della carica presidenziale.

(* fondatore e direttore della piattaforma ‘Jefferson – Lettere sull’America’)

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