di DANILO SANGUINETI
Il vino e la Liguria. Abbinamento straniante dato che le contorte balze appiccicate all’incombente litorale paiono non prestarsi alla prosperità dei vigneti. Nell’immaginario collettivo – eterodiretto grazie a diverse pellicole yankee ad alto tasso glicemico più che alcolico – le etichette preziose possono nascere solo dal frutto di filari regolari su dolci colline, con contorno inevitabile di foglie verdi o dorate al tramonto, lavorato in una cascina in pietra accompagnato da un aura consolante che regala senso di tradizione rurale e di autenticità.
Questo modello non è neutro: veicola idee che ad uno sguardo disattento poco hanno a che fare con la dura realtà della fascia ligure. Eppure abbarbicate a queste terre aspre e magnifiche ci sono aziende vinicole che sfornano prodotti eccellenti, affatto inferiori a realtà che mietono grandi numeri a livello mondiale. Mare e colline concorrono a creare un microclima favorevole: le balze del Golfo Tigullio sono a volte accantonate se non dimenticate dagli itinerari enoturistici. Un grave errore perché qui si nascondono gemme di sopraffina qualità come i vini delle Cantine Levante che già nel nome ha una dichiarazione di intenti: portare alla ribalta i frutti di una terra che è generosa con chi sa come… prenderla.
Nella zona precollinare di Sestri Levante ci sono i vigneti dell’azienda. A pochi minuti dall’uscita autostradale si deve prendere in direzione del centro, imboccare via Bruno Primi in direzione dell’ospedale cittadino, una svolta a destra per proseguire su via Villa Ragone, per un paio di centinaia di metri, e si arriva al punto vendita che uno dei due titolari, Luca De Paoli, ha pensato e costruito pochi mesi fa. L’approdo di un percorso iniziato oltre 15 anni fa. O meglio che nel 2010 ha virato verso “una catena di montaggio e vendita” più al passo con i tempi. Luca De Paoli precisa: “In realtà i vigneti dei terreni appartenenti alla famiglia di mia moglie Dorella Segarini, co-fondatrice della azienda – da decenni servivano alla produzione di uva, in parte destinata a produrre vino sfuso in parte alla tavola. Poi mio suocero mi ha passato il testimone ed allora ho deciso di fondare Cantine Levante. Il nome? Inevitabile la scelta dato che siamo qui nel cuore della Liguria, a Sestri Levante. Siamo un’azienda vinicola che incarna perfettamente l’essenza del territorio. Ho subito puntato su qualità e tradizione. Ed abbiamo cominciato a produrre vini liguri ed in particolare quelli della Riviera Ligure di Levante: il Vermentino, la Bianchetta Genovese, lo Scimiscià ed il Ciliegiolo”.
L’azienda ha saputo guadagnarsi in poco tempo un posto di rilievo nel panorama vitivinicolo della regione grazie a questa produzione di vini che riflette un attaccamento e una profonda connessione con la terra.
Il passo ulteriore è stato compiuto senza fretta, a ragion veduta. “Un anno e mezzo fa circa mi sono detto che non si poteva solo aspettare che il cliente arrivasse da noi, bisognava “scendere tra la folla”, farsi vedere, soprattutto aprire un punto vendita dove mettere in mostra le nostre produzioni, accompagnandole con una vasta scelta di altre aziende del nostro territorio. Proporre vini che non facciamo direttamente ma che commercializziamo volentieri ben sapendo da dove vengono e di che qualità sono”.
Oggi Cantine Levante propone anche annate deluxe di Masciueto, Roccamandun e Portosea, vari moscati liguri negli ampi locali del punto vendita situati in via Villa Ragone 18 F/18 G, dal lunedì al venerdì mattina e pomeriggio, ed anche al sabato mattina.

“Il primo bilancio è positivo. Infatti pochi mesi dopo ci siamo lanciati in un’altra avventura, aprendo a Santa Margherita Ligure in via Maragliano 22, l’enoteca Porto Vinae. Lì offriamo oltre alla produzione nostra e ligure anche una selezione accurata di etichette nazionali e internazionali, ed una ricca scelta di vini sfusi”.
Un cinquantenne che ha ancora entusiasmo e idee da vendere. “Penso che si possa conquistare grandi quote di mercato perché i nostri vini nulla hanno da invidiare a quelli più rinomati al mondo. Si tratta solo di combattere e vincere due avversari insidiosi”. Uno è intuibile. “Il vitigno soffre come e più di altre piante delle incertezze climatiche dell’attuale periodo. È un fatto che l’aumento delle temperature, di anno in anno sempre più evidente, ci obblighi a spostare le date della vendemmia, anticipandone l’inizio. Per non parlare degli episodi di violente e improvvise precipitazioni che mettono a rischio un’intera annata. Il ripetersi di grandinate “fuori scala” è un flagello per i nostri filari”. Poi c’è un altro fattore da tenere in considerazione. “Fatichiamo a farci conoscere, addirittura qui nel Levante. Poi al di fuori dei confini regionali è spesso una traversata nel deserto. C’è estrema necessità che si faccia sistema tra enti pubblici e privati per portare a conoscenza del maggior numero possibile di persone dei nostri prodotti. Da qualche tempo, debbo riconoscere, il nostro appello è stato raccolto e le istituzioni predisposte al turismo stanno facendo qualcosa per noi”.
Nel campo del vino l’immagine è “più tutto” di quanto lo sia in altri settori. Si ritorna alla propaganda e all’uso che ne fa per propinare certi “topoi” retorici, luoghi comuni che si imprimono nel subconscio dei consumatori.
Vino di Francia? Vigneti come terroir, con riferimenti a denominazioni e terroir specifici, con annesso un bagaglio di emozioni legate a film, romanzi, dipinti e foto.
Vino di Italia (non ligure)? Enfasi su storia, architettura rurale e biodiversità del paesaggio.
Vino a stelle e strisce? Agricoltura ultramoderna, esiti “cool”, design minimal e focus sulla sostenibilità.
La risposta locale potrebbe essere uno sguardo più attento su una realtà come Cantine Levante. Vino che nasce dove la terra è un gesto di coraggio: una costa ripida, terra di pietre e terrazze, dove la vigna si aggrappa come chi non ha altra scelta: da questa durezza esce un vino che non sa mentire, un prodotto sincero che porta con sé la memoria del luogo. Qui piuttosto che parlare come si mangia, si pensa come si beve. Asciutto e tagliente.
La Liguria non regala abbondanze, in compenso offre un sorso di verità.